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''Copenhagen''di Michael Frayn: scienza, storiografia e linguaggi settoriali a teatro

La tesi si occupa dell'indagine sul settore, poco trattato a livello teorico, della traduzione teatrale. Si tracciano i principi teorici che disciplinano tale attività con una comparazione pratica del testo inglese di Michael Frayn "Copenhagen", la traduzione italiana edita da Sironi Editore e il copione teatrale dello spettacolo portato in scena in Italia dal regista Mauro Avogadro. Il testo e lo spettacolo, data la complessità tematica e linguistica - i riferimenti scientifici, l'importante lavoro di documentazione storiografica - si prestano perfettamente ad analizzare le difficoltà del traduttore davanti a un testo teatrale.

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3 Introduzione Copenhagen di Michael Frayn rappresenta un’innovazione nel panorama teatrale contemporaneo, per numerosi fattori, che coinvolgono sia i temi sia la struttura dello spettacolo. In primo luogo, il filo conduttore dell’azione riguarda un settore, quello del dibattito scientifico, che ha interessato il teatro ma che allo stesso tempo intimorisce, a causa delle innegabili difficoltà che la tematica presenta: quello della scienza è un linguaggio tecnico e preciso, che presuppone un certo impegno. Trasportare tutto questo sul palcoscenico impone soprattutto un obiettivo: riuscire a rendere il concetto senza rinunciare alla peculiarità del linguaggio scientifico, e far sì che il pubblico sia comunque coinvolto, senza che la rappresentazione divenga la mera trasposizione di un congresso 1 . Copenaghen si sviluppa quindi su un terreno problematico: Frayn si è cimentato in un soggetto che ha richiesto un notevole approfondimento scientifico per dare credibilità ai dialoghi dei personaggi. Mettere al centro della storia un dibattito che si sofferma spesso su teorie e concetti scientifici è una scelta coraggiosa, data la complessità della materia. Il secondo elemento che distingue Copenhagen dal resto della produzione teatrale contemporanea è il tema: prendendo spunto dal dramma della bomba atomica, Frayn ha scelto di porre al centro dello spettacolo un quesito contemporaneo ma scomodo, ancora irrisolto: la scienza e il progresso devono avere limiti? Fin dove è lecito spingersi in nome della ricerca e dell’evoluzione scientifica, e come si pone lo scienziato davanti a tale responsabilità? Frayn porta quindi in scena uno dei momenti più bui della storia contemporanea e lo analizza da una prospettiva che pone un pesante interrogativo: Does one as a physicist have the moral right to work on the practical exploitation of the atomic energy ? 2 1 Il fine ultimo di Frayn rimane l’intrattenimento del pubblico, e la costruzione di uno spettacolo edificante, che offra spunti di riflessione. Mariagabriella Cambiaghi, Copenaghen – quando la scienza diventa conversazione drammatica, in A. Cascetta-L. Peja (a cura di), La prova del Nove: scritture per la scena e temi epocali nel secondo Novecento, Milano, Vita e Pensiero, 2005, p. 534. 2 Michael Frayn, Copenhagen, New York, Anchor Books, 1998, p. 88.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Eleonora Fois Contatta »

Composta da 160 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1959 click dal 23/08/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.