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F. Dostoevskij. Antropologia e polifonia

Il presente lavoro tenta di percorrere un sentiero poco battuto tra le innumerevoli interpretazioni di Dostoevskij. Il tentativo effettuato è stato di far affiorare un possibile collegamento tra la celebre chiave di lettura che il critico letterario russo Bachtin adotta nel confronto con le opere Dostoevskiane e un particolare tema di antropologia cristologica: Cristo come Uomo Universale. Attraverso una ricerca all'interno di tutta la produzione matura di Dostoevskij, si dimostra come questo tema sia ben presente nella formazione dello scrittore che conosceva i Padri della Chiesa, ma che sarebbe stato rafforzato in maniera decisiva dal rapporto con Solov'ev negli ultimi anni di vita. Proprio l'ultima opera di Dostoevskij risentirebbe in larga misura di questa influenza e mostrerebbe la connessione tra la particolare struttura del romanzo, che Bachtin definisce polifonica, e il modello antropologico che ha nel Cristo Uomo Universale la sua essenza.

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5 Fëdor Dostoevskij è riconosciuto come uno dei più grandi romanzieri russi di ogni epoca. Il suo pensiero abbraccia gli anni che vanno dal 1846, anno della pubblicazione del suo primo romanzo: Povera gente, al 1880, anno in cui termina la pubblicazione del suo ultimo capolavoro: I Fratelli Karamazov. Dostoevskij è stato uno scrittore abbastanza prolifico, soprattutto considerando la mole dei suoi romanzi, nonché le condizioni avverse in cui sono stati scritti. La carriera letteraria del celebre romanziere russo si estende per diversi anni, quindi, non può essere valutata come un unico blocco. Generalmente i critici dello scrittore russo tendono a dividere in due fasi il suo pensiero. La svolta sarebbe segnata dalla pubblicazione de Le memorie del sottosuolo, a partire da questo breve, ma intenso scritto, si è soliti riconoscere l’inizio della fase matura del pensiero dostoevskiano. Per le ragioni che saranno esplicitate, il presente lavoro prende in considerazione particolarmente l’ultima opera di Dostoevskij: I Fratelli Karamazov. Per una comprensione il più possibile vicina alla concezione di Dostoevskij è necessario prestare attenzione alla vita dello scrittore per diversi motivi: anzitutto la vita di Dostoevskij sembra già calare in una lettura di un suo romanzo. Ovunque si incontrano morte, incertezza, malattia, sofferenza, instabilità, dubbi; ma anche speranza, fede e, soprattutto, Cristo. Non è un caso che sia proprio un evento tragico della vita dello scrittore a segnare il suo ritorno a Cristo. Precisamente ci si riferisce ai quattro anni di detenzione in Siberia, dove Dostoevskij al contatto con il popolo, riabbraccia con passione la persona di Cristo, per poi non lasciarla più. Questo è un evento centrale non solo per ciò che concerne la biografia dell’autore, ma anche per l’economia che riveste nel suo pensiero, indirizzato da quel momento in poi in una precisa direzione. La figura di Dmitrij Karamazov sembra quasi rievocare, per certi aspetti, queste vicende. In un dialogo tra Dmitrij e suo fratello Alesa, Dostoevskij pare voglia tornare, attraverso le parole di Dmitrij, a quel momento del passato in cui ha trovato la salvezza: << Fratello, in questi due mesi mi sono sentito dentro un uomo nuovo, un uomo nuovo è resuscitato in me! Era chiuso in me, ma non sarebbe mai apparso senza quel colpo di fulmine. E ho paura! Che cosa mi importa di rompere con il martello il minerale nelle miniere per vent’anni? Questo non mi ha fatto paura, ma adesso temo un’altra cosa: che quest’uomo resuscitato si allontani da me! Anche là, nelle miniere, sottoterra, si può trovare vicino a sé, in un altro forzato e assassino, un cuore umano, e capirsi con lui, perché anche là si può vivere ed amare, e soffrire! >> 1 . 1 F. Dostoevskij, I Fratelli Karamazov, Rusconi editore, Cuneo, 2004, cit., p. 628

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Filosofia

Autore: Alessandro Palladino Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3956 click dal 07/07/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.