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La Forza nell'Arrampicata Sportiva

Informazioni tesi

  Autore: Raimondo Vacca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Scienze e tecnica dello sport
  Relatore: Alfredo Stecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

Parlare della forza nell’arrampicata sportiva è come esplorare un pianeta ancora parzialmente sconosciuto. La peculiarità del gesto dell’arrampicata, infatti porta questa capacità motoria ad esprimersi in forme del tutto particolari. Per questo motivo cimentarsi in questa impresa comporta dei rischi e delle approssimazioni specie se non si ha il supporto di sofisticati strumenti di analisi. Tuttavia l’esperienza personale e di molti altri che praticano questa affascinante disciplina, unitamente ai pochi studi effettuati finora nel settore, mi ha tentato di avventurarmi in quest’impresa.
L’intento è quello di cercare di trasferire nell’ambito dell’arrampicata l’approccio di studio della forza in tutte le sue estrinsecazioni così come è stato ampiamente fatto in altre discipline sportive, mettendone in evidenza le tipiche specificità.
Partendo da una riassuntiva storia dell’Alpinismo si è cercato di individuare i fattori i quali, prima ancora che portassero alla nascita dell’arrampicata sportiva, già contribuivano a separare i diversi stili di scalata, determinandone un diverso impiego dei meccanismi energetici e delle capacità motorie. Per cui si andava da un modello di scalata dettata dalla fatica e dalla sofferenza in cui la principale dote era una eccezionale capacità di resistenza alla fatica stessa, ai disagi e alle intemperie, tipica dell’alpinismo “occidentale”; ad un altro più atletico ed estetico tipico dell’alpinismo “orientale”, in cui la forza e l’agilità, seppur non avevano il ruolo principale acquistavano tuttavia maggiore importanza.
In seguito, con il progressivo innalzamento delle difficoltà affrontate e superate, altre capacità venivano sempre più sollecitate. Fra queste la forza assumeva un ruolo di maggiore rilievo man mano che il livello saliva, fino a far sentire la necessità dei primi allenamenti.
Nella moderna arrampicata sportiva, pur non sentendomi di affermare che la forza è la principale capacità dello scalatore, essa è senz’altro fra le più importanti! Lo testimonia il fatto che essa occupa un largo spazio, purtroppo non sempre ragionevolmente, nella preparazione del climber, e soprattutto lo testimonia il livello medio (grado di difficoltà superato) raggiunto da numerosi climbers anche con pochi anni o solo mesi di attività alle spalle, soprattutto nello strapiombo dove notoriamente le capacità di forza vengono maggiormente esaltate.
Inoltre, dopo una successiva analisi dei movimenti fondamentali dell’arrampicata e del suo modello metabolico si è provato ad indagare sulle specifiche espressioni di forza utilizzate in questa disciplina e come alcune di queste si manifestino in maniera del tutto particolare.
Infine si è fatto cenno ad alcune metodologie di allenamento e sono stati prospettati dei criteri su come impostare il medesimo; l’analisi dei principali strumenti di allenamento e la proposta di uno nuovo che permette di impostare la preparazione in maniera più scientifica ha concluso il lavoro.
La ricerca e la sperimentazione nell’arrampicata sportiva sono tuttora apertissime. Questo lavoro vuole essere uno stimolo a me stesso e a quanti altri, amanti dell’arrampicata, avranno occasione di leggerlo, per approfondire il discorso!

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5 CAPITOLO 1° STORIA DELL’ARRAMPICATA SPORTIVA O “FREE CLIMBING” 1- 1: ALPINISMO e ARRAMPICATA SPORTIVA Dovendo individuare e tracciare un profilo storico dell‟arrampicata sportiva, come questa si sia differenziata e progressivamente affrancata dall‟alpinismo, occorre innanzitutto specificare quali sono gli elementi che ne caratterizzano le principali differenze. Come si presentano agli occhi o all‟immaginazione di una persona comune l‟alpinista e il climber (colui che pratica l‟arrampicata sportiva)? L‟alpinista forse lo immaginiamo con giacca vento, pantaloni imbottiti, scarponi, occhiali da sole aderenti o addirittura maschera, ramponi, piccozza-martello, guanti, zaino in spalla… insomma con un equipaggiamento pesante che arranca su di un pendio ghiacciato; il climber invece a torso nudo e pantaloncini corti, scarpette da ballerina, sacchetto per la magnesite, magari anche senza corda, che volteggia in una ripida e liscia parete assolata. Queste due differenti immagini, che sono anche quelle che ci hanno proposto i media in appositi programmi e servizi o nei messaggi pubblicitari, rispecchiano queste differenze, anche se possono fuorviare. Sono gli estremi di due discipline che comunque anno una matrice comune o,come si vorrà affermare, l‟una figlia dell‟altro, che seguono due diverse strade pur condividendo molte specificità. I diversi elementi di differenziazione sostanzialmente possono essere sintetizzati in questi tre aspetti: tecnici, ambientali e finalità della prestazione . 1- 2: ELEMENTI TECNICI Nell‟alpinismo la progressione (ascensionale, ma anche in traverso o di momentanea discesa e di ridiscesa) si effettua su gradi di difficoltà di scalata mediamente meno elevati rispetto all‟arrampicata sportiva; inoltre nella progressione ci si può avvalere dell‟ausilio di mezzi artificiali quali corde, staffe, chiodi, moschettoni e altro, specie quando si tratta di superare passaggi particolarmente impegnativi o comunque rischiosi. Nell‟arrampicata sportiva invece si deve procedere solo con l‟ausilio dei propri arti, i suddetti mezzi artificiali vengono si utilizzati, ma solo per proteggersi in caso di caduta, mai come appigli o appoggi supplementari (da cui la denominazione di arrampicata libera, libera cioè dall‟uso dell‟artificiale come strumento di progressione, non come strumento di

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