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Argentina 2001: una crisi lunga venticinque anni

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Meucci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Luciano Segreto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

La crisi economica scoppiata in Argentina nel dicembre 2001, culminata con le dimostrazioni di piazza e la dichiarazione di default su parte del debito estero, costituisce un evento cruciale nella storia recente di questo paese, con gravi ripercussioni sulla crescita, sul tessuto sociale e sul quadro istituzionale complessivo. L’esplosione della crisi finanziaria (valutaria, bancaria, debitoria) trova nell’elevato debito estero, nel deficit fiscale, nella parità con il dollaro e nell’operato del FMI le sue cause più prossime, ma affonda le radici nelle politiche economiche degli ultimi decenni e più in generale nei limiti strutturali che hanno caratterizzato l’Argentina fin dal XIX secolo.
In particolare oggetto del lavoro è l'evoluzione dell'economia argentina nel periodo compreso tra il 1976 e il 2001. Si tratta in totale di venticinque anni segnati da un complessivo declino economico, con una diminuzione netta del PIL pro capite e il peggioramento delle condizioni di vita degli argentini (disoccupazione, povertà, concentrazione del reddito). Fra le cause di tale andamento economico vi sono fattori che rappresentano delle costanti nella storia del paese, debolezze strutturali che non hanno permesso all’Argentina di procedere verso l’atteso progresso, ma l’hanno accompagnata in una lenta ed altalenante decadenza lungo gran parte del XX secolo. Eccone le principali:
- la mancata strutturazione di un sistema politico in grado di guidare lo sviluppo del paese, ostaggio dei diversi gruppi di interesse (fra cui i militari) e impegnato – dalla seconda metà del XX secolo – a distribuire risorse per mantenere il consenso (da cui un ipertrofico apparato pubblico, un deficit costante e un’inflazione cronica);
- il conflitto – originante nella specifica strutturazione geografica e nella differente strategia di sviluppo perseguita – fra le province interne e la città di Buenos Aires: emblema di questo scontro erano state nel XIX secolo le guerre civili, che poi hanno lasciato il posto ad un inefficiente sistema di compartecipazione fiscale;
- la dipendenza nei confronti dei flussi di capitali internazionali, a causa dei bassi livelli di risparmio della popolazione, e una storia plurisecolare di indebitamento estero;
- un’industrializzazione tardiva e inefficiente, la mancanza di una sana relazione tra settore primario e manifatturiero e la continua distorsione dei prezzi relativi, a scapito dei settori esportatori;
A ciò si aggiungano ulteriori elementi emersi a partire dal 1976 e presenti, con diverse sfaccettature, nel periodo che culmina con la crisi del 2001:
- la liberalizzazione e deregolamentazione del settore finanziario con l’esplosione dei flussi di capitale e dell’indebitamento in valuta estera;
- l’apertura unilaterale e repentina dell’economia con la conseguente disarticolazione del sistema produttivo (deindustrializzazione), dove emergono grandi gruppi in grado di reggere la concorrenza internazionale, perché focalizzati sulla produzione e l’esportazione di pochi beni di base, mentre numerose piccole e medie imprese vengono spazzate via;
- le privatizzazioni di gran parte delle imprese pubbliche, realizzate senza la dovuta supervisione e che si sono limitate a registrare il passaggio di monopoli dallo Stato alle mani private, accentuando la concentrazione del potere economico.

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5 Introduzione «Gli argentini del XXI secolo dovranno farsi carico di [molte delle contraddizioni] della loro identità […] Come quella di avere cittadini con fortune immense, impossibili da spendere, e cittadini che vivono con un dollaro al giorno. Considerarsi eccezionali anche rispetto alla legge o sempre vittime della sorte, senza accettare le proprie responsabilità. Credere sempre di essere i migliori del mondo e che gli errori sono parte del destino. Risparmiare poco anche se si accumulano i debiti. Laici, poco praticanti della religione, ma adolescenti nella ricerca permanente di dei, idoli o eroi. Essere fanfaroni, ma solidali. Avere una capitale europea, ma un territorio quasi deserto. Produrre alimenti per nutrire dodici volte la propria popolazione, ma avere milioni di indigenti. Essere amanti della famigli e degli amici, ma non credere nella fedeltà. Incolpare di tutto i leader politici dai quali sarebbero stati traditi, ma senza impegnarsi in movimenti politici per sostituirli. Essere eleganti e superbi anche quando si è persa la fede nel proprio destino come società. Difendere le cose proprie come ossessione patriottica, ma sognare l’estero.» 1 Argentina? Paese dei paradossi. Si tratta di una definizione alquanto scarna ma che esemplifica con precisione il carattere di questa nazione sudamericana, della sua popolazione e della sua storia. Fra tutte le contraddizioni legate all‟Argentina, la più eclatante è quella che riguarda l‟andamento del suo sviluppo economico e il processo di decadenza che ha vissuto il paese nel corso di gran parte del XX secolo, attirando l‟attenzione di numerosi studiosi, quasi come un rompicapo senza via di uscita 2 . «They once aspired to becoming one of the world’s advanced nations, but they failed» 3 , e il fallimento è ancora più clamoroso, considerando che l‟Argentina gode di un clima mite, possiede sconfinate estensioni di terre fra le 1 M. Seoane, Argentina: Il paese dei paradossi, Roma-Bari, Laterza, 2004, p. 230. 2 «It will never be completely understood how a country with tremendous potential has had such a contorted past» (D. G. Erro, Resolving the Argentine paradox, London, Lynne Rienner Publishers, 1993, p. 12); della Paolera e Taylor parlano invece di «Argentine puzzle» (G. della Paolera e A. M. Taylor, a cura di, A new economic history of Argentina, Cambridge, Cambridge university press, 2003, p. 2). 3 P. H. Lewis, The Crisis of Argentine Capitalism, Chapel Hill, The University of North Carolina Press, 1990, p. 1.

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