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Reati di pericolo e anticipazione della tutela penale. L'esempio dei reati contro l'incolumità pubblica

Con il presente lavoro si cercherà di analizzare il complesso fenomeno dell’anticipazione della tutela penale da diversi angoli prospettici, focalizzando l’indagine sulla ratio dell’anticipazione, sugli strumenti a disposizione del legislatore, sui problemi di compatibilità di tale operazione con i principi espressi dalla nostra Carta fondamentale.
L’esigenza di arretrare la soglia di punibilità del fatto, è consequenziale allo sviluppo di quella che viene oggi definita “società del rischio”, dove l’aumento delle minacce cui sono esposti beni e persone è direttamente proporzionale alla produzione di ricchezza; il pericolo, cioè, non può più essere considerato solo il frutto di condotte criminali, in quanto scaturisce pure da comportamenti diffusi e totalmente leciti, diventando il normale prezzo da pagare per lo sviluppo di una società industriale moderna e produttiva.
Dall’analisi emergerà come i reati di pericolo costituiscano la principale categoria dogmatica attraverso la quale realizzare una tutela penale anticipata, che non subordini, cioè, l’intervento repressivo alla necessaria realizzazione di un danno al bene tutelato, ma consenta di intervenire già nella fase in cui il bene è esposto al pericolo di nocumento.
Il principio di offensività, però, pone dei precisi paletti a questa operazione di estensione dell’area del penalmente rilevante: non ci si potrà spingere fino al punto di sanzionare pure e semplici violazioni del precetto penale che non siano anche produttive di un’offesa ad un bene giuridico ritenuto meritevole di tutela da parte dell’ordinamento; per cui soltanto un pericolo che sia obiettivamente rilevabile e verificabile, e non meramente soggettivo, emozionale, potrà legittimare un’anticipazione della tutela penale.
Si vedrà come i maggiori problemi di compatibilità con il principio di offensività sorgano in relazione alla categoria dommatica del pericolo astratto, che, in origine contestata e quasi rinnegata dalla dottrina italiana e d’oltralpe, è stata in seguito oggetto di un’opera di rilegittimazione. Ad oggi risulta pacifica la rilettura delle fattispecie di pericolo presunto in chiave d’offesa, nel senso che, se al legislatore è dato di arretrare la soglia di punibilità per proteggere beni giuridici esposti ad aggressioni particolarmente insidiose, contemporaneamente al giudice compete il potere-dovere di verificare se le ragioni che hanno giustificato quell’arretramento si siano riprodotte anche nel caso concreto, per impedire punizioni conformi alla lettera ma non agli scopi della legge.
In ultimo si esaminerà la categoria dei reati contro la pubblica incolumità, che sono stati costruiti dal legislatore utilizzando il modello dei reati di pericolo, proprio al fine di garantire, attraverso la tecnica dell’anticipazione della tutela penale, la massima protezione ad un valore fondamentale per l’ordinamento; valore che, nell’attuale accezione codicistica, viene fatto coincidere con la vita, l’integrità fisica e la salute delle persone; beni riferiti, però, non al singolo individuo in quanto tale, ma alla collettività considerata nel suo complesso.

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3 I REATI DI PERICOLO E IL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA’ 1. IL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA‟ In un sistema penale che voglia definirsi democratico, liberale e garantista, il principio di offensività riveste un ruolo cardine, imprescindibile. Efficacemente sintetizzato dal brocardo nullum crimen sine iniuria, esso esprime la necessità che l‟intervento sanzionatorio penale sia subordinato all‟offesa di un bene giuridico, da intendersi in termini tanto di effettiva lesione, quanto di mera esposizione a pericolo. Il principio funge sia da vincolo per il legislatore, il quale non può configurare fattispecie tipiche prive della suddetta portata offensiva, che da canone ermeneutico per l‟interprete: senza di esso si rischierebbe il ritorno ad un sistema penale di tipo autoritario, dove può essere punita la mera violazione del dovere di obbedienza alle norme statuali, prescindendo totalmente dal fatto che la condotta sia effettivamente lesiva, o, perlomeno fonte di pericolo per uno o più beni giuridici. Si distingue, quindi, tra un‟offensività in astratto e un‟offensività in concreto. La prima si rivolge al legislatore e costituisce un vincolo nella scelta dei beni oggetto di tutela penale. Un primo

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Marianna Ricci Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.