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Fermo tra tardo antico e alto medioevo

Informazioni tesi

  Autore: Elena Franca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Paola Galetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Questa tesi cerca di ricostruire attraverso lo studio delle fonti scritte e materiali la storia della città di Fermo e del suo territorio, dalla fondazione, avvenuta nel 264 a. C., fino al X-XI secolo. Come ha scritto Paolo Cammarosano nell’introduzione al volume di Francesco Pirani dedicato a Fermo , il medioevo è un periodo fondamentale per questa città, per la formazione e la fondazione delle sue istituzioni e della sua identità, nonostante Fermo sia, a ragione, considerata una città “minore”, poiché non fu mai un grande centro urbano, e non lo è tuttora.
Fermo è sempre stata una media cittadina di una regione isolata e lontana dai grandi eventi della storia, fin dalla prima invasione longobarda, che, tagliando in due le Marche, ne determinò l’isolamento a causa dell’ assetto viario divenuto insicuro.
Le fonti documentarie riguardanti il Fermano sono poche e frammentarie e non aiutano a ricostruirne per intero le complesse vicende; manca quasi completamente anche l’apporto dell’archeologia, che ha prodotto pochissimo per questo territorio, se si escludono gli studi specifici sull’ager firmanus, condotti dall’università di Pisa e quelli su Castel Trosino.
Il lavoro è suddiviso in tre capitoli: il primo di essi è dedicato alla presentazione geografica del territorio marchigiano e in special modo del territorio di Fermo, con tutte le sue peculiarità; la seconda parte del capitolo è dedicata alla storia dell’assetto viario della zona, attraversata sin dall’antichità da due assi di comunicazione stradale fondamentali, che hanno segnato il corso degli eventi di quest’area: la Flaminia e la Salaria.
Il secondo capitolo si focalizza, invece, sulla storia del Fermano, partendo dall’epoca preromana, poiché il territorio risulta popolato fin dall’epoca preistorica. Dal IX secolo a. C., infatti, l’area fu abitata dai Piceni, i quali ebbero il loro centro a Belmonte Piceno, oggi piccolo comune della vallata del fiume Tenna. La vera storia della città di Fermo ebbe però inizio nel 264 a. C., quando i Romani, vittoriosi sui Piceni, fondarono una colonia sul monte Sàbulo (così chiamato dalla tradizione erudita fermana in età moderna per ricordare la fondazione da parte dei Piceni provenienti dalla Sabina ) come centro di controllo e organizzazione del territorio circostante. Fermo divenne inoltre municipio romano nel 90 a. C., poiché rimase fedele a Roma durante la guerra sociale, ma ritornò ad essere colonia romana dopo la battaglia di Filippi nel 42 a. Cristo. Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente e l’instaurarsi del regno goto in Italia, Fermo fu coinvolta nelle vicende belliche della lunga guerra greco-gotica (535-553), divenendo in seguito parte dell’impero di Giustiniano, vincitore della guerra. Con l’avvento dei Longobardi in Italia nel 568, divenne parte del Ducato di Spoleto, entità autonoma del nuovo regno. Le testimonianze su questo periodo sono molto scarse e poco precise, tanto che sembrano attestare dalla metà dell’VIII secolo sia la presenza di un conte, sottoposto al duca di Spoleto, sia l’esistenza di un autonomo ducato. Tra il IX e il X secolo nelle fonti, soprattutto quelle relative all’abbazia sabina di Farfa, comincia ad apparire la Firmana marca. In questa sezione viene affrontato anche il problema dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio fermano, che risulta precocemente cristianizzato e per il quale la presenza di un vescovo, grazie alle epistole del papa Gregorio Magno, risulta fin dalla fine del IV secolo, anche se dubbi permangono sulla collocazione della sede vescovile.
Nel terzo e ultimo capitolo viene trattato il tema della presenza monastica nel territorio di Fermo, il quale fu soprattutto “colonizzato” da monasteri allogeni, primo fra tutti, per l’importanza storica e per la forte e duratura presenza, Farfa. L’abbazia sabina ebbe a Santa Vittoria il suo centro di organizzazione e di controllo dei vasti possedimenti nel Piceno. Monastero autoctono del Fermano fu invece Santa Croce al Chienti, che ebbe molti possedimenti e raggiunse un’importanza tale da essere destinatario di diplomi da parte degli imperatori prima di decadere ed essere inglobato dall’abbazia di Chiaravalle di Fiastra.
Nell’ultima parte della tesi è inoltre collocata un’appendice, con carte geografiche e foto che raffigurano le varie zone e i vari monumenti presi in esame nello studio compiuto.

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7 Capitolo I Il Territorio 1.1 Il territorio fisico della regione Il territorio preso in esame è costituito dalle odierne Marche, regione italiana che si colloca sul medio versante adriatico e si estende per circa 9.366 kmq, risultando tra le piø piccole regioni italiane. Si contano oggi 239 comuni sul territorio, per la maggior parte con una popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, con una densità di un comune ogni 39,4 kmq, dato che testimonia la frammentazione insediativa della regione 3 . Le Marche confinano al nord con la Romagna, dalla quale sono separate dal fiume Conca; ad est il confine è segnato dal mare Adriatico; a ovest gli Appennini le dividono dall’Umbria e dalla Toscana, mentre il fiume Tronto le separa dalla regione Abruzzo. Nella parte sud ovest confinano anche per un breve tratto con la provincia laziale di Rieti. Questo territorio risulta oggi politicamente diviso in cinque province, che, dal nord al sud, sono: Pesaro – Urbino, Ancona (capoluogo di regione), Macerata, la nuova provincia di Fermo, istituita nel 2004, ma operativa dal 2009, e Ascoli Piceno. Nonostante le Marche costituiscano un paesaggio omogeneo in tutto il territorio e ben distinto dalla Romagna e dall’Abruzzo 4 ,raramente furono un’unica entità nella storia. Nell’ordinamento augusteo erano divise in Regio VI, 3 V. Villani, Origine e sviluppo delle autonomie locali marchigiane, in Id. (a cura di), Istituzioni e statuti comunali nella marca d’Ancona, dalle origini alla maturità (secoli XI-XIV), I, Ancona, 2005, pp. 41-42. 4 N. Alfieri, Le Marche e la fine del mondo antico, Istituzioni e società nell'alto medioevo marchigiano. Atti del Convegno: Ancona-Osimo-Jesi, 17-20 ottobre 1981,(Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche, 86) 1, Ancona, 1983-1985, pp. 9-34. a p. 16.

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