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Le scelte etiche delle imprese multinazionali

A fronte del crescente peso assunto dalla CSR (Corporate Social Responsibility) e dei diffusi atteggiamenti negativi di pubblico e commentatori nei confronti delle imprese multinazionali, all'interno dell'ambiente accademico internazionale da alcuni anni è in corso una vivace discussione circa l'opportunità d'inserimento di criteri etici, oltre che economici, nel processo decisorio aziendale. Ogni impresa multinazionale deve perseguire uno scopo di lucro, ma deve al contempo dimostrare di accettare pienamente il suo ruolo d’istituzione sociale, derivante dal fatto di produrre effetti, positivi e negativi, che interessano le diverse comunità dei paesi di origine e di destinazione dei flussi di IDE (Investimenti Diretti all’Estero); il processo di globalizzazione dei mercati infatti ha offerto alle multinazionali la possibilità di sfruttare le "piattaforme" morali più convenienti sotto il profilo economico: ad esempio un organizzazione può impiegare il lavoro a minor costo nei centri produttivi di uno Stato diverso da quello di origine oppure può disinteressarsi delle norme antinquinamento in realtà nazionali dove non sono né giuridicamente tutelate né ritenute moralmente obbligatorie.

Questa tesi, articolata in tre capitoli, cerca di fornire delle soluzioni operative concrete ai complessi dilemmi etici che, inevitabilmente, caratterizzano il processo di sviluppo multinazionale e, quindi, le decisioni legate agli IDE. Il primo capitolo della tesi analizza le caratteristiche e il ruolo svolto dalle imprese multinazionali nell’attuale scenario globale; il secondo analizza il processo decisorio legato agli IDE e fornisce le "risposte etiche” che consentirebbero alle imprese multinazionali di gestire i complessi problemi culturali, direttivi, organizzativi e di marketing legati al fatto che operano al di là dei confini tradizionali degli Stati. L’ultimo capitolo tratta il caso Ikea, impresa multinazionale nota al pubblico per la sua immagine di azienda responsabile, ma che nasconde, a una più attenta analisi, diverse incoerenze che minano questa sua reputazione.

La multidisciplinarità dell’argomento trattato trova riflesso nella bibliografia, che è composta non solo dai lavori di diversi esponenti della dottrina economico-aziendale italiana e internazionale, ma anche da studi di stampo sociologico e filosofico; l’analisi dettagliata dei dilemmi etici affrontati dalle imprese multinazionali, in particolare, è stata effettuata sulla base dei più recenti articoli pubblicati sul “Journal of Business Ethics”.

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2 1. L’impresa multinazionale Si definisce multinazionale un‟impresa che detiene una rilevante partecipazione azionaria (in genere il 50% o più) in una o più aziende operanti in un paese estero e che persegue, svolgendo funzioni di produzione e di vendita in diverse aree geografiche, una gestione integrata delle risorse disponibili nel mercato interno e in quelli esteri. Alla luce di questa definizione, un‟Impresa Multinazionale (IMN), deve quindi verificare due requisiti fondamentali:  uno strutturale, che richiede che l‟azienda sia organizzata in forma di gruppo, con una società madre che detiene più del 50% dei voti spettanti agli azionisti o che ha diritto a nominare o sostituire la maggioranza dei membri degli organi amministrativi, direttivi o di sorveglianza delle società figlie, parte delle quali ubicate in un paese diverso dal proprio;  uno di gestione imprenditoriale, che fa riferimento alla direzione unitaria e centralizzata delle attività avviate nelle varie parti del mondo, cioè al carattere d‟integrazione conferito alla gestione delle operazioni domestiche e internazionali 1 . Il fenomeno della diffusione delle IMN si è pienamente sviluppato dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando un cospicuo numero di aziende industriali americane ha dato avvio a una serie di Investimenti Diretti all‟Estero (IDE); secondo le definizioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell‟Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) l‟IDE è «un investimento in un‟impresa estera nella quale l‟investitore possiede almeno il 10% delle azioni ordinarie, effettuato con l‟obiettivo di stabilire un interesse duraturo nel paese estero, una relazione a lungo termine e una significativa 1 Cfr. per il requisito strutturale: BARBA NAVARETTI G., VENABLES A. J. (2006), Le multinazionali nell’economia mondiale, Il Mulino, p. 12; per il requisito di gestione imprenditoriale: SCIARELLI S. (1973), L’impresa multinazionale, Giannini editore, p. 29.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Salvatore Saggiomo Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.