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La stampa multiculturale in Italia. Il caso di "Metropoli, il giornale dell'Italia multietnica".

Concentrare questa analisi sulla stampa multiculturale e su di un’esperienza editoriale del calibro di Metropoli di Repubblica, è stata una scelta determinata dalla convinzione che l‘informazione ed i media rivestono un ruolo fondamentale e di crescente interesse – soprattutto in contesto italiano contemporaneo- nel promuovere quell’ auspicabile percorso di integrazione che passa necessariamente dalla costituzione della cittadinanza attiva dei cittadini migranti, che costituiscono una percentuale sempre più importante ed in crescita della popolazione italiana.
La crescita ormai costante degli strumenti di informazione promossi, prodotti da cittadini migranti e a loro rivolti testimoniano infatti che a questo segmento importante della popolazione si deve guardare non solo come info- consumatori ma anche come info- produttori. I media multiculturali - spesso espressione di realtà associative e comunitarie che coinvolgono , in veste di produttori e principali fruitori, cittadini di origine immigrata- vogliono offrire una piattaforma di discussione e scambio tra diversi gruppi di origine immigrata cosi come tra comunità minoritarie e quelle maggioritarie. Da un lato i media multiculturali sono una risposta al bisogno di informazioni espresso dalle comunità migranti. Dall’altro lato costituiscono una risorsa al bisogno e desiderio di auto rappresentazione e integrazione che passa necessariamente da coinvolgimento della comunità ospitante. I media multiculturali tra le altre, perseguono infatti la finalità di far conoscere agli italiani le culture dei popoli, nella logica di promozione della reciproca conoscenza e sensibilizzazione al tema della multiculturalità. La stampa, in quanto mezzo flessibile e che permette la realizzazione di prodotti molto diversificati è il settore ad oggi più sviluppato nel panorama dei media multiculturali. Metropoli in questo panorama, si caratterizza per essere stato un caso unico nel suo genere. La prima qualità lo che differenzia dalla maggior parte dei giornali multiculturali e che rende il caso di studio particolarmente interessante, è il fatto che il settimanale è il primo autorevole esempio in cui un media mainstream promuove un’iniziativa multiculturale ad uno spazio settimanale interamente dedicato al tema dell’immigrazione, rivolto soprattutto a cittadini immigrati, oltre composto da una redazione per la maggior parte di origine straniera, E’ stato ad esempio definito “Media multiculturale di massa”. «L’Espresso» infatti insieme al gruppo “Stranieri in Italia”, è stata la prima impresa editoriale a porsi nei confronti dei cittadini immigrati in un’ottica non solo solidaristica ma di mercato, standardizzando alcuni aspetti dei prodotti informativi e, soprattutto, omogeneizzando la comunicazione sul prodotto e le strategie di marketing. La parentela con «Repubblica» influisce ovviamente sulla struttura stessa del settimanale, sulle tematiche affrontate, sulle scelte editoriali che discostano «Metropoli» dai tratti tipici di altri giornali multiculturali, e che ne fanno quasi un’anomalia, un caso unico nel suo genere oltre che rendere particolarmente visibili le tensioni tra le due diverse tipologie mediatiche, in particolare collocando l’esperienza di Metropoli nel tempo, un periodo in cui la politica con la Legge Bosi Fini si è fatta particolarmente ostile nei confronti dell’immigrazione, e «La repubblica» sembrava farsi interprete di una visione sicuritaria del fenomeno migratorio. "Metropoli" durante tutta la sua vita quadriennale, si è sempre discostato dai discorsi e i toni della "Repubblica", adottando un’ottica decentrata e proponendo un offerta culturale che era una risposta ad una domanda di normalità che si traduceva nel presentare storie di vita quotidiana dei cittadini di origine straniera, al id fuori del ghetto della cronaca.
In più "Metropoli" voleva avere una prospettiva di utilità, fornendo ai lettori una gran quantità di informazioni di servizio, a cui era dedicata un’intera sezione del giornale: “Vivere in Italia”. «Metropoli» si configura come una testata attenta si a a livello macro che microscopico del fenomeno immigrazione, nel primo ponendo molta attenzione, anche all’attualità, politica, leggi, pratiche amministrative e burocratiche, aspetti non sempre affrontati dai giornali multiculturali. Dall’altro lato guarda il fenomeno immigrazione a livello micro, dedicando l’attenzione ad un gruppo etnico piuttosto che un altro, o diversamente ad un territorio regionale,cittadino, proponendo in particolare storie positive, di inserimento riuscito all’interno nel tessuto sociale dei cittadini immigrati e del contributo positivo che essi danno all’economia e alla società.

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Introduzione In Italia, l’informazione sull’immigrazione presenta delle caratteristiche simili a quelle che si constatano negli altri paesi europei, ma anche delle specificità che, sotto certi aspetti, ne fanno un caso limite nel panorama europeo. Parallelamente a quanto accade altrove, l’immigrazione è vista soprattutto come problema, a tal punto che l’espressione che la designa più spesso è una frase nominale che essenzializza questa percezione: il problema immigrazione, mentre dovrebbe essere vista piuttosto come una soluzione o come conseguenza di altri problemi. 1 Tuttavia, a differenza di altri paesi europei, il tema della criminalità in Italia occupa un posto rilevante all’interno del sistema di rappresentazione mediale dell’immigrazione, soprattutto se lo si compara ad altri argomenti, come i conflitti culturali, il razzismo o l’integrazione. Questo deriva in primo luogo dal numero maggiore di informazioni che trattano di questi aspetti nei media tradizionali, secondo il principio del giornalismo classico per cui bad news is good news. In secondo luogo però va constatato che, al di là delle informazioni sui crimini, l’inquadramento in termini di illegalità serve spesso da parametro di interpretazione per tutte le informazioni che riguardano i migranti o il tema immigrazione. Il quadro tematico che predomina infatti è quello della sicurezza, strumento indiretto per designare la criminalità degli immigrati. Quest’insistenza tematica si è sedimentata nella rappresentazione mediatica e nella percezione pubblica del fenomeno immigrazione in primo luogo attraverso l’uso di categorie ricorrenti e stereotipi come clandestino, vù cumprà o extracomunitario che banalizzano la pluralità e la complessità degli individui, e suggeriscono una concezione essenziale e definitiva che si fa condizione predittrice di illegalità e quindi di devianza o criminalità. Le icone negative sono elaborate anche attraverso il processo di “etnicizzazione 1 M ANERI,M., Les Médias dans le racisme consensuel, in Italies, Littérature Civilisation Société. Revue d’études italiennes, n. 14, a.c. di URBANI, B., Universitè de Provence, 2010, p. 503. 5

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valeria Memè Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.