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La regolamentazione di stabilità delle banche nella recente crisi finanziaria: gli accordi di Basilea III

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Mura
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Simone Borghesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Uno degli elementi fondamentali che contribuisce alla stabilità del sistema finanziario, obiettivo delle organizzazioni finanziarie, è la regolamentazione: ha il compito di intervenire in caso di fallimenti del mercato . Per lungo tempo, però, i sistemi finanziari e bancari hanno avuto dimensioni prettamente nazionali, ma la crescente internazionalizzazione ed, l’integrazione europea hanno posto dei problemi. Essendo aumentate le interconnessioni tra banche, si potrebbero generare rischi di carattere sistemico; c’è stato quindi un primo passo verso una regolamentazione finanziaria di carattere internazionale con la predisposizione di uno schema comprendente degli accordi denominati Basilea I. Sebbene si tenesse conto solo del rischio di credito, conteneva il pensiero secondo cui l’ammontare di capitale minimo richiesto per proteggersi da eventuali perdite deve essere pari all’8 %; nel 1996 venne aggiunto allo schema anche il rischio di mercato. Basilea II, definito anche il Nuovo Accordo, è stato creato nel 2004 ed è con lo stesso che venne introdotto il rischio operativo ed espanso il rischio di credito; la differenza con Basilea I è che il rischio di credito venne espanso, oltre che agli strumenti e alle attività, anche per permettere alle banche di utilizzare i loro sistemi di rating interni. Basilea II, però, ha presentato una serie di criticità evidenziate dalla crisi del 2007.I questi limiti hanno reso il documento inadeguato ed è per questo motivo che il Comitato di Basilea ha provveduto alla sua revisione e alla redazione del nuovo accordo – Basilea III.
Il nuovo accordo si suddivide in tre parti. Il primo pilastro – Requisiti patrimoniali minimi – è da considerare come quello di primaria importanza; il patrimonio di vigilanza deve essere composto, secondo il Comitato, dal patrimonio di base e dal patrimonio supplementare. IIl patrimonio di base è stato elevato dal 4 al 6 %. Il patrimonio supplementare non deve essere superiore al 100% del patrimonio di base. Si può constatare il maggior peso attribuito al Common equity, con un requisito totale pari al 7%.Altra novità è stata l’introduzione di un indice di leva finanziaria del 3% allo scopo di contenere la leva finanziaria; vengono introdotti degli standard minimi globali di liquidità allo scopo di evitare l’improvviso esaurimento delle fonti di finanziamento e per rafforzare la capacità di tenuta delle banche di fronte a potenziali turbative il secondo ha come obiettivo quello di garantire che le banche dispongano di un capitale adeguato a sostenere tutti i rischi connessi alla loro attività e di incoraggiare l’elaborazione e l’uso di tecniche migliori per monitorare e gestire i rischi stessi. Con Basilea III c’è un miglioramento nella gestione e supervisione del rischio con, ad esempio, il rafforzamento delle prove di stress. Inoltre, il Comitato sta elaborando delle misure allo scopo di evitare che i rischi connessi a una singola banca si trasmettano al sistema finanziario e all’intera economia. Il terzo pilastro – Disciplina di mercato – si pone come obiettivo quello di integrare il primo ed il secondo pilastro. Il Comitato mira ad incoraggiare la disciplina di mercato tramite l’individuazione di un insieme di requisiti di trasparenza informativa che consentiranno agli operatori di mercato di disporre di informazioni fondamentali sul patrimonio di vigilanza, esposizione ai rischi e sull’adeguatezza patrimoniale. Il nuovo accordo prevede che le banche e gli intermediari finanziari debbano rendere pubbliche tutte le componenti della base patrimoniale, le deduzioni applicate e un riscontro completo con i conti finanziari; le banche dovranno rendere disponibile sul proprio sito internet le clausole e le condizioni riguardanti ogni strumento incluso nel patrimonio di vigilanza.
Nel disegnare le regole di Basilea III sono state bilanciate due necessità: da un lato, assicurare una riforma rigorosa, capace di promuovere un sistema finanziario più stabile; dall’altro minimizzare le potenziali ricadute negative della riforma sulla crescita economica, soprattutto in una fase di ripresa ancora incerta. L’effetto sugli intermediari dei principali paesi è stato stimato tramite uno studio d’impatto quantitativo riferito al Dicembre 2009. I benefici nel lungo periodo supererebbero i costi.

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2 INTRODUZIONE Prima di addentrarci nell’analisi dei nuovi schemi di riforma di Basilea, è necessario premettere alcune considerazioni sull’instabilità finanziaria, sulla crisi relativa al periodo 2007 – 2010 e sulla regolamentazione finanziaria. La finanza internazionale è colpita da fasi periodiche di instabilità; la stabilità finanziaria costituisce, dunque, uno degli obiettivi primari per le autorità di vigilanza nazionali e per gli organismi finanziari internazionali. Ma cosa si intende per stabilità finanziaria? Non può essere definita come l’assenza di crisi, né è assicurata quando la politica macroeconomica è gestita allo scopo di ottenere una stabilità monetaria, ma si può affermare che i moderni sistemi finanziari sono stabili quando facilitano l’allocazione delle risorse fra settori, fra aree geografiche e nel tempo; consentono la formazione dei prezzi nelle attività finanziarie; limitano la concentrazione dei rischi e ne consentono l’attenzione tramite l’uso di appositi strumenti ed infine permettono il funzionamento del sistema anche quando è soggetto a shock avversi. All’interno della stabilità finanziaria è ricompreso un obiettivo specifico di particolare rilevanza ovvero la stabilità bancaria. L’instabilità in questo comparto può essere riconducibile alla fragilità finanziaria di un intermediario per il combinato disposto di una elevata leva e del diritto di prelievo dei depositi. Sono state individuate delle soluzioni tra cui la più importante è costituita dai requisiti patrimoniali associati ai sistemi di valutazione e gestione del rischio. Entrando nello specifico, nell’estate del 2007 si verificò una grave crisi le cui cause furono inerenti i mutui statunitensi subprime e le pratiche di sottoscrizione, proliferate nel settore a partire dal 2004 ovvero mutuatari poco meritevoli di credito; elevati rapporti prestiti/collaterale e verifica del reddito scarsa o inesistente.

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accordi di basilea iii

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