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Il piacere di comunicare. Il caso dell’etica infermieristica e le sue implicazioni etico-discorsive.

«La ragione è uno strumento indispensabile per ogni attività umana […]
Ma non è né può essere la materia di cui sono impastati la nostra vita e il nostro destino. Siamo uomini e non automi, mangiamo carne e non concetti, beviamo vino e non sillogismi, facciamo l’amore con individui dell’altro sesso e non con la dialettica. La ragione se è ragionevole può dirci, come infatti talvolta ci dice, che il solo fine giusto e possibile è l’uomo e che il mezzo per raggiungere questo fine non può essere l’uomo dal momento che esso è fine. Ma la ragione ci avvertirà anche, costernata, che porsi come fine l’uomo e non la ragione stessa, vuol dire porsi come fine qualche cosa di irrazionale, di ineffabile, incommensurabile, di inconoscibile. S’intende irrazionale, ineffabile, incommensurabile e inconoscibile appunto dalla ragione che essendo parte dell’uomo non può conoscere il tutto»

(Moravia A., L’uomo come fine)

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2 Introduzione Il presente lavoro ha l‟obiettivo di dimostrare la rilevanza dei contenuti affettivi ed etico-discorsivi della comunicazione, rispetto a quelli linguistico- cognitivi più diffusamente analizzati negli studi di settore, quale aspetto più importante del comunicare. Se perdiamo il contenuto affettivo - da non intendere semplicemente come aspetto secondario né tanto meno astratto - perdiamo probabilmente gran parte del contenuto della comunicazione, la sua energia. Partendo da questo riconoscimento, non si tratta di privilegiare le emozioni a scapito della ragione, ma di ricercare un fondamento etico per la comunicazione, e la questione degli affetti è solo apparentemente una questione marginale, mentre di per sé ha una valenza etica. Più in generale, l‟aspetto che si tenta di mettere in discussione è la concezione astratta della comunicazione così come è apparsa negli studi di settore (pensiamo ad esempio al modello formale della Teoria dell‟Informazione di Shannon e alla concezione biologica-innatista di Noam Chomsky) o nelle teorie etiche tradizionali. Di contro, dimostrare l‟esistenza di un‟alternativa ai modelli comunicativi classici che passa attraverso una comunicazione empatica, intuitiva, esperenziale, pluridirezionale, imprevedibile e che fa leva sul piacere di comunicare. Un'alternativa che parte dal corpo, quale luogo privilegiato attraverso il quale restituire una visione dell‟essere umano più ampia, più reale, rispetto a quella che fa di noi il risultato di una mente disincarnata. Per farlo abbiamo scelto di parlare della professione infermieristica non solo perché per sua natura “corporea” ma, scelta fra tante, anche per la riflessione morale che in relazione ad essa si è sviluppata. Il caso di questa professione è particolarmente significativo per la connessione che implica tra norma,

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Maria Teresa Muller Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2431 click dal 26/07/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.