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L'Approccio linguistico allo studio della malattia di Alzheimer. Analisi sociolinguistica di un corpus di conversazioni

Informazioni tesi

  Autore: Giovanna Buttacchio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Linguistica
  Relatore: Fabio Foresti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

In questa tesi di ricerca ci proponiamo di studiare il linguaggio nella conversazione con il malato di Alzheimer. La nostra ipotesi di lavoro consiste nello studiare il linguaggio verbale dei pazienti in una situazione comunicativa reale, all’interno delle strutture assistenziali di accoglienza. L’obiettivo principale è di analizzare la competenza comunicativa dei malati nel conversare spontaneamente con un membro del personale sanitario e con una persona che viene dall’esterno, facendo attenzione al registro utilizzato, all’eventuale presenza di alternanza tra lingua e dialetto, e alla coerenza rispetto agli interventi dell’interlocutore.
Si affronteranno soprattutto questioni di coerenza del discorso, di registro linguistico e di bilinguismo italiano/dialetto nella conversazione, notando che per alcuni pazienti bilingui il fatto di avere come lingua madre anche il dialetto possa facilitare la comunicazione di stati emotivi particolarmente intensi, nonché la socializzazione all’interno delle strutture socio-sanitarie con altri pazienti e con i caregivers.

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INTRODUZIONE In questa tesi di ricerca ci proponiamo di studiare il linguaggio nella conversazione con il malato di Alzheimer. La nostra ipotesi di lavoro consiste nello studiare il linguaggio verbale dei pazienti in una situazione comunicativa reale, all’interno delle strutture assistenziali di accoglienza. L’obiettivo principale è di analizzare la competenza comunicativa dei malati nel conversare spontaneamente con un membro del personale sanitario e con una persona che viene dall’esterno, facendo attenzione al registro utilizzato, all’eventuale presenza di alternanza tra lingua e dialetto, e alla coerenza rispetto agli interventi dell’interlocutore. Riteniamo, infatti, sulla base della letteratura in materia, che attraverso uno studio documentato da esempi sia più agevole individuare le lacune presenti nel linguaggio di questo particolare gruppo di pazienti, il quale, allo stato attuale, rappresenta un piccolo campione della popolazione italiana di 500.000 persone affette da demenza tipo Alzheimer. La valutazione del linguaggio dei malati solitamente avviene basandosi su test psicologici predisposti alla valutazione di abilità particolari, in setting formali, mentre questo studio si occupa di una valutazione globale che tenga conto della maggiore inclinazione a parlare di chi non si sente osservato, all’interno di setting più informali. Diversamente dai test psicologici, che sono indispensabili per effettuare una diagnosi di probabile demenza, il nostro approccio permette di valutare il linguaggio più estesamente e in un contesto naturale, senza dover tener conto di vincoli temporali dettati dalle esigenze del lavoro di cura, perché si parte dall’assunto che parlare naturalmente non consista tanto nel fornire delle risposte più o meno adeguate all’interlocutore, ma nel conversare in modo libero, prendendo, se possibile, l’iniziativa. Ciò è tanto più vero se la demenza diagnosticata è in fase iniziale, quando il linguaggio è quasi interamente conservato, tanto da potersi confondere con l’invecchiamento fisiologico. I setting formali per la valutazione del linguaggio negli anziani che si sospetta siano affetti da demenza tipo Alzheimer comportano la presenza di geriatri, psichiatri e psicologi, mentre la valutazione “dal basso” viene effettuata soprattutto dai pazienti stessi - che percepiscono di avere qualche disturbo – e/o dalle persone che vivono accanto a loro, le quali si incaricano nella maggioranza 11

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Parole chiave

sociolinguistica
alzheimer
analisi conversazionale
corpus
linguistica dei corpora
linguistica clinica

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