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Il giudice della legge tra funzione giurisdizionale e funzione politica

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Schiavo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Valeria Marcenò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

La tesi approccia casisticamente il tema della doppia funzione della Corte costituzionale, facendo propria una modellizzazione proposta da Zagrebelsky: si può approcciare la Corte ed il suo lavoro distinguendo nettamente il ruolo di giudice – come chiarificatore delle norme da applicare al caso di specie – dal ruolo politico-legislativo – dovuto alle caratteristiche del suo intervento ed alla rilevanza dei casi nei quali è richiesto il suo intervento; in alternativa, detti ruoli si possono considerare aspetti differenti della giurisprudenza costituzionale. Quest'ultima impostazione - rigettata dallo studioso - vedrebbe la Corte avere ruolo di co-determinazione dell’indirizzo politico, unitamente al potere legislativo, in un processo affatto giurisdizionale e del tutto politico. L'opposta concezione vede invece la funzione legislativa - propria del Parlamento - totalmente libera (entro i limiti della Costituzione) e la funzione giurisdizionale – propria della Corte - costantemente tesa a verificare la compatibilità delle scelte politiche (intraprese per via legislativa) con il quadro costituzionale; la Corte, secondo questa impostazione, non può e non deve imporre una propria linea politica: essa non è mediatrice di interessi politici immanenti (ambito, questo, regolamentato dal pactum subiectionis), bensì propugnatrice dei valori e principi di insieme dettati dalla Costituzione (il pactum societatis). Si tenta qui di controbattere, in un'ottica costituzionalistica, alla banalizzazione del dualismo, ponendo l’accento sul positivo apporto che perviene all'ordinamento dalla evidenziata duplice natura della Corte. Non si devono comunque celare le difficoltà che il giudice della legge si trova ad affrontare, essendo perennemente esposto ai due opposti ed estremi rischi di trasformazione (per opera di terzi o per meriti propri) in inutile feticcio o in terza Camera.

Basandosi su queste premesse, con l’intento di sottoporre all'attenzione del lettore casistiche e spunti disparati, si sono scelti i seguenti argomenti: il Capitolo 1 analizza l’evoluzione dell’istituto dell’insindacabilità dei parlamentari ex art. 68 Cost. dalla sentenza n. 1150 del 1988 ad oggi; il Capitolo 2 esamina i problemi sollevati, dalla legge n. 140 del 2003 prima e dalla legge n. 124 del 2008 poi, riguardo i processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato; il Capitolo 3, infine, prendendo spunto dal “caso Eluana” e dal “decreto salva-liste”, evidenzia la reazione dell'ordinamento alla “assenza” della Corte stessa, evidenziando in quali modi ne emerga la duplice natura persino in mancanza di pronunciamenti.

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Introduzione La doppia funzione della Corte costituzionale è uno dei temi più a lungo dibattuti dal diritto costituzionale 1 . Ciò che qui si intende effettuare, da nani sulle spalle di giganti, è un approccio casistico alla questione, facendo propria una modellizzazione proposta da Zagrebelsky 2 : si può approcciare la Corte ed il suo lavoro distinguendo nettamente il ruolo di giudice – esaltandone il << collegamento con la giurisdizione comune >> e le << regole che stabiliscono quel collegamento >> 3 – dal ruolo politico- legislativo; in alternativa, detti ruoli si possono considerare aspetti differenti della giurisprudenza costituzionale. Quest'ultima impostazione - rigettata dallo studioso 4 - considerando la Costituzione come << forza interna, animatrice di tutta quanta l'attività legislativa >>, vedrebbe la Corte partecipe << al processo rivolto a rendere effettiva tale forza interna, in un processo che […] non ha nulla di giurisdizionale […] ma ha tutto di politico >> 5 , trasformando << il legame genetico tra giudizio a quo e processo di costituzionalità […] a mera occasione di intervento della Corte >>. L'opposta concezione si basa invece su una << irriducibile diversità di funzioni: l'una, quella legislativa, libera sul piano giuridico-costituzionale, fino al punto in cui non incontra il limite della Costituzione; l'altra, vincolata e posta là dove sta il limite di compatibilità con la Costituzione di tutte le possibili politiche che l'attuale quadro costituzionale è idoneo a recepire >> 6 . Il prezzo da pagare, nel 1 Il pensiero va ovviamente alla primigenia querelle che vide protagonisti H. Kelsen e C. Schmitt. 2 Ci si riferisce a G. Z AGREBELSKY , La Corte costituzionale e il legislatore , in P. B ARILE – E. C HELI – S. G RASSI (a cura di), Corte costituzionale e sviluppo della forma di governo in Italia , Bologna, 1982, pp. 103 e ss. 3 G. Z AGREBELSKY , La Corte costituzionale cit., p. 154. 4 Ed accolta invece da F. M ODUGNO , nel suo Corte costituzionale e potere legislativo , anch'esso in P. B ARILE – E. C HELI – S. G RASSI (a cura di), Corte costituzionale cit., pp. 19 e ss. 5 G. Z AGREBELSKY , La Corte costituzionale cit., p. 150. 6 G. Z AGREBELSKY , ibidem , pp. 150 - 151. 1

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