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La fortuna critica di Bill Viola in Italia (1970-2010)

La mia tesi vuole rappresentare un approfondimento sulla presenza del videoartista italo-americano Bill Viola in Italia, visto il suo legame affettivo e culturale con il nostro Paese, nel quale ha esposto sue opere in svariate occasioni dagli anni '70 ad oggi. Questa ricerca si apre con una breve storia della videoarte, per poi analizzarne gli aspetti più propriamente italiani e dunque sceverare la fortuna di cui ha goduto Viola - fin dai suoi esordi - in ambito italiano.

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PREMESSA Il mio interesse per Bill Viola nasce qualche anno fa, quando, guardando un video di un concerto dei Nine Inch Nails (era il Fragility Tour del 2000), rimasi affascinata dalle suggestive rappresentazioni video che prendevano vita alle spalle dei musicisti: prati disseminati di fiori dall’arancione sgargiante alternati a cieli infiniti e mutevoli, e soprattutto paesaggi marini di ispirazione nipponica squassati da onde lente e devastanti; in seguito riscontrai la cifra stilistica dell’elemento acquatico nella maggior parte delle opere di Viola, riconosciuto a livello internazionale come l’artista video più interessante dei nostri tempi. Prendendo spunto dalla mostra partenopea Bill Viola per Capodimonte, da me visitata nel gennaio del 2011, ho dunque voluto analizzare la presenza quarantennale di questo videoartista in Italia, che ha tro- vato nel nostro Paese terreno fertile per le sue sperimentazioni elettroniche, nonché un grande riscon- tro di pubblico e critica. Prima di parlare della fortuna di Bill Viola, però, ho voluto – in questo saggio – gettare un doveroso sguardo d’insieme sulla multiforme e stimolante storia della videoarte, di cui l’artista italo-americano è un protagonista di spicco, approfondendone soprattutto gli aspetti relativi al suo sviluppo nel nostro Paese. L’Italia ha rappresentato infatti, nell’ambito delle arti elettroniche, una fucina di creatività d’im- portanza fondamentale a livello internazionale: basti pensare all’esperienza fiorentina di art/tapes/22, che ha permesso ad un giovanissimo Bill Viola di inserirsi in un ambiente di lavoro favorevole alle sue i- stanze e alla sua sensibilità, accompagnandolo verso la ricerca della propria identità artistica. Il primo capitolo tratta dunque della storia della videoarte, linguaggio che nasce canonicamente con l’avvento della televisione, ma che in realtà è un coacervo di svariati apporti, dalla fotografia al cinema, dal teatro alla musica elettronica. Verranno, in questa sede, presi in considerazione gli aspetti che hanno portato, negli anni, ad uno spostamento di significato nel mondo del cinema, a causa del passaggio dall’analogico al digitale, nonché le nuove prospettive delineatesi con l’avvento della cosiddetta interme- dialità. Per avvicinarsi al fulcro della questione, ho preso in esame le più importanti esperienze videoartistiche italiane, come il già citato centro di produzione art/tapes/22 e il Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, entrambi guidati da donne curiose e carismatiche, Maria Gloria Bicocchi e Lola Bonora. Il di- scorso si svolgerà poi sui sentieri meno convenzionali delle esperienze videoteatrali, che in Italia hanno raggiunto livelli di eccellenza tramite le figure di Carmelo Bene, Carlo Quartucci, Gianni Toti e Luca Ronconi. Quindi l’incontro con Bill Viola, personaggio che in Italia ha trovato una sua dimensione arti- stica particolare, da quando, giovane tecnico neolaureato, giunge a Firenze per intraprendere quella che sarà la sua brillante carriera di videoartista. Dagli esordi quasi in sordina, quindi, alle esposizioni che lo vedono protagonista assoluto, come Visioni Interiori al Palazzo Delle Esposizioni di Roma nel 2008, pas- sando per una miriade di altre mostre sparse per l’Italia, dalle piccole chiese – visto il carattere religioso di molte delle sue opere – agli spazi ipertecnologici e interattivi. Bill Viola rappresenta così il passato che si proietta nel futuro, o viceversa, trasportando lo spettatore in un vortice emozionale che non può lasciarlo indifferente: «I quadri antichi sono stati per me solo il punto di partenza; non sono affatto in- teressato all’arte di appropriazione o parodia. Il mio intento era quello di aggredire, penetrare nel corpo di queste immagini, incorporarle, abitarle, sentirle respirare», sostiene l’artista. Questo saggio si propone dunque di analizzare – inserendola in un contesto storico ben preciso – la presenza di Bill Viola in Italia dagli anni Settanta ad oggi, valutando anche come l’artista sia stato for- temente influenzato dalla nostra cultura (e dall’arte rinascimentale in particolare), e come la sua presen- za ricorrente nel nostro Paese ci aiuti anche a comprendere meglio noi stessi e il nostro passato, attra- verso la sensibilità del suo sguardo elettronico.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Costanza Ferruzzi Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2287 click dal 28/07/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.