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L’individuazione del responsabile dell’inquinamento fra danno ambientale e bonifica

L'elaborato analiazza, nella prima parte, la disciplina del danno ambientale e della bonifica dei siti contaminati prevista dal Codice dell'Ambiente (d.lgs. 152/2006), soffermandosi principalmente sui criteri di imputazione della responsabilità.
Successivamente è esaminata l'interazione fra tali normative, alla luce anche dei principi comunitari e delle pronunce giurisprudenziali, al fine di individuare i criteri in base ai quali si possa imputare la responsabilità di un determinato inquinamento ambientale a un soggetto o a un'impresa.
L'ultima parte affronta i profili penali connessi alla bonifica dei siti inquinati, e in particolare il reato di omessa bonifica.

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4 Capitolo I L’ambiente come bene giuridico 1.1 Da una nozione descrittiva a bene “immateriale unitario” Il punto di partenza per la disamina delle situazioni giuridiche soggettive relative alla responsabilità in materia ambientale non può che essere l’individuazione dell’oggetto della tutela, ossia i confini della materia “ambiente”. Dottrina e giurisprudenza faticano non poco ad individuare una nozione unitaria di ambiente e ad accertarne una qualche rilevanza giuridica. Si sono seguiti due differenti percorsi. Dapprima, in letteratura, era prevalente la c.d. teoria pluralistica, che non riconosceva unitarietà alla “materia ambiente”, essendo le normative ambientali affrontate attraverso normative settoriali non riconducibili ad un complesso omogeneo ed organico. I fautori di questo orientamento 1 , sulla base della legislazione del tempo, tentano di distinguere l’ambiente cui farebbe riferimento la normativa relativa al paesaggio, l’ambiente cui farebbe invece riferimento la normativa relativa alla difesa del suolo, dell’aria, dell’acqua, ed infine l’ambiente cui fa riferimento la disciplina urbanistica. Secondo tale interpretazione il termine “ambiente” non veniva ad identificare una materia né un concetto giuridico, economico o sociologico ma solo una “sintesi verbale”. Altri autori si sono uniti a questa concezione, accorpando le attività tutelate dalla legge secondo i principi costituzionali enunciati negli articoli 9 e 32 della costituzione: in materia ambientale sarebbero così individuabili due aree di “funzioni omogenee”, quali la gestione sanitaria e la gestione territoriale – urbanistica 2 . In Italia, come negli altri paesi, esistevano una serie di normative a tutela dei vari interessi riconducibili all’ambiente e di organismi preposti a garantirne la protezione. Si trattava di norme volte alla tutela di valori artistici o paesaggistici o della salute o inerenti all’assetto del territorio. In seguito, l’attualità sempre crescente delle questioni ambientali, l’attenzione ad esse riservata sia in ambito internazionale che all’interno delle istituzioni comunitarie e, per altro verso, la conseguente espansione della produzione normativa, hanno posto le premesse per superare le impostazioni pluraliste, consentendo l’emersione di ricostruzioni unitarie dell’ambiente. 1 M. Giannini, Ambiente: saggio sui diversi suoi aspetti giuridici, in Riv. Trim. dir. pubbl, 1973. 2 Secondo Predieri, la nozione di ambiente deve valere come momento unificante di finalità, come integrazione sistemica delle discipline che regolano “l’urbanistica, i beni ambientali, gli interventi di protezione della natura, riserve e parchi, le comunicazioni e le opere pubbliche, l’edilizia residenziale pubblica, la navigazione, la caccia e la pesca, la tutela degli inquinamenti e, quest’ultima quasi come cerniera tra le due aree”, in Paesaggio, in Enc.dir., Milano, 1981, XXXI, 507 ss.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Daniele Lupelli Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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