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Il Consiglio NATO-Russia: struttura, obiettivi, performance.

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Fuser
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Sonia Lucarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

La creazione del Consiglio NATO-Russia (CNR) – un’istituzione in grado di far dialogare e cooperare i grandi protagonisti della Guerra Fredda sul piano politico e militare – costituì uno dei momenti più alti, nella turbolenta traiettoria impressa alle interazioni tra l’Alleanza atlantica e la Federazione russa. Il rapporto istituito non fu mai privo di battute d’arresto, di fraintendimenti, di sonore divergenze. Lo stesso rapporto, tuttavia, fu caratterizzato anche da momenti di slancio, di solennità e di punti di svolta. Il Consiglio rappresenta un’organizzazione innovativa, in grado di connettere in profondità gli ambienti politici e militari dei paesi partecipanti e di prepararli alle sfide multiformi che il nuovo millennio sta ponendo all’area euro-atlantica: è, il Consiglio, un’istituzione solida e flessibile, in grado di enfatizzare e potenziare gli interessi di sicurezza che i suoi membri hanno in comune, da un lato, e di inibire il potenziale conflittuale derivante da obiettivi divergenti, dall’altro. Il CNR è dunque riuscito ad offrire una cornice di consultazione e di azione chiara, definita, regolamentata e, soprattutto, condivisa, grazie alle implicazioni di una processo decisionale basato sul consenso. Il Consiglio NATO-Russia è, in sostanza, l’unica via che i suoi membri possono percorrere, oggi, nell’affrontare adeguatamente le sfide globali alla propria sicurezza.

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3 CAPITOLO I 1991-2001: LE FONDAMENTA DI UNA PARTNERSHIP. 1. Introduzione. Sono passati venti anni dalla caduta del muro di Berlino, dalla scomparsa dell’Unione Sovietica e dall’immane mutamento degli assetti europei ed internazionali che tutto ciò ha provocato. La Guerra Fredda ha sicuramente lasciato segni profondi nell’immaginario collettivo e nel carattere delle relazioni diplomatiche e militari tra i membri della NATO e la Russia odierna. Pur tuttavia, gli ex avversari hanno saputo cogliere l’occasione – o meglio, la sfida – di superare la natura conflittuale della loro interazione, dando il via ad una Partnership che ha acquisito nel tempo una rilevanza sempre crescente. E’ intenzione di chi scrive ripercorrere, in questo capitolo, il processo storico e politico che permise la formazione della partnership strategica tra NATO e Russia, passando in rassegna le considerazioni politiche e strategiche che hanno informato le posizioni dell’Alleanza atlantica e della Federazione russa nel processo di reciproco rapprochement. 2. Gorbachev ed il Novoe Myshlenie. Il primo rapprochement. L’Europa orientale di fine anni Ottanta, precipitato della divisione bipolare, fu catapultata in una spirale di eventi che ne stravolsero la compagine politica e militare. Con il «novoe myshlenie» (New Thinking 1 ), il nuovo corso dato alla politica interna, estera e di difesa sovietica dalla leadership di Mikhail Gorbachev, si assistette ad un radicale cambiamento nei confronti del blocco occidentale, all’insegna del rapprochement. L’URSS “riformata” dimostrò di volere intraprendere un serio dialogo sulle principali questioni strategiche e, soprattutto, di avere la volontà politica di compiere i passi necessari alla loro normalizzazione. Una delle iniziative principali 2 fu il discorso di Gorbachev alle Nazioni Uni te, nel 1988 3 , con il quale egli annunciò il ritiro unilaterale di parte delle truppe sovietiche dai territori dell’Europa orientale, ora liberati dallo spettro dell’interventismo di stampo brezneviano 4 . Questi paesi satelliti dell’URSS entrarono in una turbolenta fase di ridefinizione dei propri sistemi politici in chiave anticomunista: dalle “rivoluzioni di velluto” alla caduta del muro di Berlino, il passo fu brevissimo. 1 Nation, C.R. (1992) Black Earth, Red Star: A History of Soviet Security Policy, 1917-1991, Cornell University Press, New York, p. 288. Il termine fu coniato nel 1984 da Anatolii Gromyko e Vladimir Lomeiko, esperti di politica estera: essi ritenevano che nell’era nucleare, in concomitanza con il disintegrarsi delle relazioni Est-Ovest, fosse necessario ridefinire le priorità nazionali sovietiche. 2 Dona l ds on, R.H. e Noge e, J.L. ( 2009) The Foreign Policy of Russia. Changing Systems, Enduring Interests, Armonk: New York, p. 218. 3 Discorso del Segretario Generale del PCUS Mikhail Gorbachev in S.S. Montefiore (2005) Speeches that changed the World, Quercus Publishing, Cambridge Editorial Partnership, pp. 202-203. Cfr. anche Kennedy-Pipe, C. (1998) Russia and the World, 1917-1991, Londra:Arnold, p.191. Il taglio annunciato di 500,000 unità e di 6 divisioni corazzate corrispondeva approssimativamente al 10% del budget militare sovietico. 4 Ibidem. Poche settimane dopo, Gorbachev dichiarò pubblicamente che le relazioni tra URSS ed alleati dell’Europa dell’Est sarebbero state basate sull’uguaglianza e sul non-intervento, abbandonando l’ultimo pilastro dell’ormai defunta Dottrina Brezhnev. Gerasimov, portavoce di Gorbachev, definirà questo nuovo approccio «Dottrina Sinatra».

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