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Il "De miseria humane conditionis" di Lotario di Segni: un "Giobbe" medievale?

Informazioni tesi

  Autore: Alfonso Sgambato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Antonietta Iacono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

Da cardinale papa Innocenzo III fu autore di un’opera in tre libri intitolata "De miseria humane conditionis". Dopo aver tracciato una biografia dell’autore che lo inquadrasse nel contesto storico della lotta tra Chiesa e Impero e desse ragione delle vicende che hanno favorito il formarsi dell’ideologia dominante del pontificato di Innocenzo III (di cui ho seguito lo sviluppo mediante l’analisi di lettere e sermoni), nel secondo capitolo della tesi mi sono concentrato sul "De miseria", fornendo innanzitutto informazioni sulla datazione (1191-95), la diffusione (attestata dai numerosi manoscritti e dalle edizioni a stampa) e il titolo (di cui esistono varianti) ed illustrandone struttura e contenuto. A ciò ho fatto seguire un commento dell’opera, cercando di mettere in luce le possibili derivazioni da altri autori classici e cristiani, oltre che i legami con altre opere dello stesso Lotario. Tali derivazioni, in particolare dal pensiero platonico, sono risultate particolarmente evidenti nel primo libro dell’opera che, sorprendentemente vicino alla dottrina catara, si è rivelato il più problematico. In esso, infatti, Lotario menziona più volte concetti chiaramente platonici affermatisi nella mentalità medievale, come quello dei quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco), delle tre nature dell’anima (razionale, irascibile e concupiscibile) e, soprattutto, del corpo come carcere dell’anima. L'ultimo capitolo presenta il confronto tra il "De miseria" e la sua principale fonte di ispirazione, il libro biblico di "Giobbe".

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5 I L’UOMO E L’OPERA Nudus egressus sum de utero matris meae et nudus revertar illuc Iob 1,21 …mater mea, quid me genuisti filium amaritudinis et doloris? De miseria 1,I 1. Lotario (1160/61 – 1198) Vennero magnificate dai contemporanei la sua grande cultura e la sagace in- telligenza, che gli consentiva di afferrare rapidamente le situazioni e di emet- tere un giudizio conforme ai suoi principî. Poteva contare inoltre su una stra- ordinaria memoria e sul dono di sapersi esprimere in modo brillante sia oral- mente sia per iscritto. La sua prontezza di spirito, abbinata al senso dell’umorismo, affiorava soprattutto nelle udienze giudiziarie, circostanze in cui poteva anche diventare sarcastico o addirittura cattivo, e non esitava a u- sare un linguaggio diretto perfino nelle occasioni cerimoniali. Il suo zelo era smisurato, tuttavia non lo si può definire un maniaco del lavoro, poiché era di salute cagionevole, e quindi seppe risparmiarsi adottando ritmi lavorativi ra- gionevoli e concedendosi una pausa di riposo pomeridiana ed escursioni nella natura. Soffriva il caldo in estate, si rammaricava della sua costituzione fragi- le e le malattie lo confinavano spesso a letto […] era un uomo profondamente pio, il quale, più di una volta, si rammaricò che le occupazioni di governo lo distogliessero dalla preghiera e dalla meditazione. Sempre rigorosamente de- terminato a salvaguardare la purezza della fede e della morale, gran parte del- le sue iniziative scaturirono da un atteggiamento religioso di fondo da cui tut- tavia a volte si discostò per ragioni politiche. 1 La vita di Lotario ebbe inizio nel 1160/61, a Gavignano, piccolissimo borgo a sud di Roma. Il padre, Trasmundo, era membro della nobiltà fondiaria della vicina Segni; la madre, Clarissa, apparteneva alla famiglia romana degli Scotti. Essendo di famiglia be- nestante, Lotario poté dunque beneficiare della migliore istruzione disponibile all’epoca. Poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Roma e il giovane fu “educato in questa città, formato alla scuola di” 2 Pietro Ismaele, che gli impartì la prima formazione nel monastero di Sant’Andrea al Celio, fondato da Gregorio Magno (590-604). Essa consi- steva di discipline elementares (grammatica) e fundamentum scientie litteralis (letteratu- ra classica). 1 W. MALECZEK, “Innocenzo III”, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 66, Treccani, Roma 2004, pp. 420-421. 2 Atti 22,3.

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