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La Presidenza Allende e la crisi democratica del Cile

La presente tesi di laurea specialistica tenta di analizzare le vicende che hanno portato il Presidente Allende e il suo partito al governo ed i fattori che hanno causato il crollo della democrazia cilena nel 1973, fino ad allora unico paese latinoamericano a non aver subito regimi autoritari dopo aver ottenuto l'indipendenza, partendo fin dalla costituzione della repubblica e del sistema partitico del Cile.

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3 CAPITOLO PRIMO: BREVE STORIA DEL CILE E DEL PRESI- DENZIALISMO CILENO 1-Bolívar e la sua idea di Repubblica Il Cile, è uno degli stati che si è guadagnato l’indipendenza nel 1818, con i moti ispiratisi alla Rivoluzione Francese e all’Indipendenza Americana. Inizialmente venne messa in piedi una forma di governo dittatoriale, tipica degli stati di recente formazione e si trasformò infine, nel 1833, in repubblica (come tutti gli altri stati del continente) presidenziale, qualità che ha mantenuto fino ad oggi, seppur con qualche variazione nel- le costituzioni che si sono succedute. Simon Bolívar e gli altri illuminati liberatori del continente sudamericano, inten- devano disfarsi del giogo monarchico e feudale ibero-lusitano (piø iberico, giacchØ era la Spagna il principale nemico del Bolívar) 2 , per fondare, questo secondo il disegno bo- livariano, un grande stato centrale (piø avanti federale) composto dai territori liberati. Ogni nuovo stato liberato avrebbe così fatto parte della “Gran Colombia”. Ciò però non accadde, poichØ i governatori posti a capo delle zone liberate, nel 1830, a seguito (in re- altà anche prima, visto che il Libertador si era già ritirato a vita privata) della morte di Simon Bolívar, indebolirono il movimento, nel momento in cui rivendicarono il diritto di proclamare ciascuno dei loro governatorati, stati totalmente indipendenti e sovrani. Ma quali erano le idee di Bolívar sui fondamenti statuali, sull’origine del potere e sulla democrazia? E l’America latina ed il Cile hanno rispettato questa volontà? Andia- mo con ordine, per seguire l’evoluzione dei sistemi di governo del continente in genera- le e del Cile in particolare. Il Libertador, pur non essendo un esperto di legge, aveva in mente i piø grandi e- sempi di democrazie nate dalla rivoluzione: la Francia con il suo esperimento di repub- blica e governo rivoluzionario (dopo il rovesciamento della monarchia nel 1789), ma soprattutto gli Stati Uniti, per i suoi ideali di libertà e la sua democrazia 3 . Bolívar era favorevole al federalismo, ma temeva che esso fosse dannoso per gli stati nascenti: pen- sò allora che uno stato centralista potesse essere, inizialmente, la soluzione migliore in quelle circostanze, ma senza avventurarsi in imprese monarchiche assolute o anche se- mi-democratiche. La base del potere sarebbe stata comunque il popolo, poichØ la sovranità risiedeva secondo lui, «nella totalità dei cittadini», ma soprattutto che «il non esercizio non com- porta la perdita per desuetudine» e che «il bene o il male siano fatti in base alla volontà del popolo» 4 , per cui ogni manifestazione popolare che avesse espresso la contrarietà anche ai suoi progetti, sarebbe stata da rispettare. Simon Bolívar era convinto che il mi- gliore governo fosse quello democratico e, durante la sua permanenza al potere cercò di 2 Il Brasile, che otterrà l’indipendenza dal Portogallo per vie pacifiche nel 1822, al fine di evitare il dif- fondersi dell’ondata indipendentista, si trasformerà direttamente da Regno a Repubblica. 3 A dire il vero lo sono ancora oggi. Bolívar guardava alla prima per quanto riguarda la nascita di ideali nuovi, e ai secondi per quanto riguarda lo sviluppo dei valori della Rivoluzione francese e le istituzioni statali. Si può dire comunque che giudicasse piø importante il secondo aspetto, perchØ «buone istituzioni favoriscono governi migliori per il popolo». 4 In merito alla seconda affermazione, si riferisce alla periodicità delle elezioni: il tempo che intercorre tra un esercizio elettorale e l’altro non pregiudica la possibilità di sottoporre nuovamente a elezioni i poteri legislativo ed esecutivo. Un mandato non è per sempre. Egli afferma che «La volontà popolare, manife- stata in modo corretto, costituisce la radice innegabile dei poteri pubblici». Qualche tempo prima di mo- rire dirà che «la vera sovranità è nella maggioranza della nazione». JosØ Luis Salcedo-Bastardo, Simon Bolívar: la vita e il pensiero politico, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1983, p. 115.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonangelo Mura Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.