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I significati musicali nella Santa Cecilia di Raffaello

Fin dal Vasari, attraverso i vari periodi della storia moderna e contemporanea, l'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello è stata studiata, talora amata appassionatamente, altre volte invece oggetto di critiche aspre e accuse ferree. Tanti critici nel tempo si sono prodigati nella lettura sotto molteplici punti di vista: non solo gli storici dell'arte, ma anche gli stessi musicologi, i musicisti e i filosofi. Oggi, quale taglio critico proponiamo alla luce degli studi intercorsi in tanti anni e dell'eterogeneità delle interpretazioni del capolavoro raffaellesco? Possiamo superare ogni ambiguità interpretativa? Quest'analisi prende l'avvio dalla critica attuale, quella novecentesca in particolare, ma non tralascia la critica passata che, lungi dall‟essere considerata semplicisticamente superata, viene tenuta in considerazione in relazione ai suoi tempi. Obiettivo del presente lavoro è riorganizzare i commenti critici illustri cercando di ricondurli ad un denominatore comune, ossia ai significati musicali, espliciti e impliciti, che permeano l'opera e che ne hanno rappresentato la sua fortuna.

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6 INTRODUZIONE Fin dal Vasari, attraverso i vari periodi della storia moderna e contemporanea, l‟Estasi di Santa Cecilia di Raffaello (fig. 1) è stata studiata, talora amata appassionatamente, altre volte invece oggetto di critiche aspre e accuse ferree. Tanti critici nel tempo si sono prodigati nella lettura sotto molteplici punti di vista: non solo gli storici dell‟arte, ma anche gli stessi musicologi, i musicisti e i filosofi. Per non parlare poi della fortuna visiva dell‟opera: tra disegni e memorie grafiche, trascrizioni incisorie, stampe italiane e francesi, si può dire che quest‟opera di Raffaello ha fatto davvero scuola. Oggi, quale taglio critico proponiamo alla luce degli studi intercorsi in tanti anni e dell‟eterogeneità delle interpretazioni del capolavoro raffaellesco? Possiamo superare ogni ambiguità interpretativa? Quest‟analisi prende l‟avvio dalla critica attuale, quella novecentesca in particolare, ma non tralascia la critica passata che, lungi dall‟essere considerata semplicisticamente superata, viene tenuta in considerazione in relazione ai suoi tempi. Obiettivo del presente lavoro è riorganizzare i commenti critici illustri cercando di ricondurli ad un denominatore comune, ossia ai significati musicali, espliciti e impliciti, che permeano l‟opera e che ne hanno rappresentato la sua fortuna. Ma cosa intendiamo per Musica? E quali sono i suoi rapporti con l‟arte? Per spiegarli, questo lavoro intreccia eventi storico-artistici e storico-musicali nel tempo fino ad approdare al vertice più alto della cultura italiana rappresentato dall‟epoca di Raffaello, i primi vent‟anni del Cinquecento, per eccellenza il cosiddetto pieno Rinascimento. Iniziamo dunque con un breve excursus di critica storica per arrivare poi a quella moderna. Già il Vasari nel 1550 nelle sue Vite sottolinea l‟importanza dell‟“apparizione”, dell‟“estasi”, della “divinità” del capolavoro. Egli usa gli aggettivi tipici cinquecenteschi: “rara, miracolosa, ben fatta e colorita, divina e non dipinta”. In più, il Vasari aggiunge che gli strumenti musicali furono rappresentati per volere di Raffaello da uno dei suoi migliori allievi, Giovanni da Udine. Anche il Dolce ne L’Aretino del 1557 parla di “santità e divinità” dell‟opera. E il Lomazzo nel Trattato dell’Arte della Pittura del 1584 si sofferma sull‟aspetto legato alla “contemplazione” e Santa Cecilia viene così a ridursi a figura dell‟iconologia, con un‟immagine già prodigiosamente barocca. Terminato il Cinquecento, per Raffaello inizia l‟interpretazione classicista seicentesca e con essa cominciano altresì le prime accuse al suo lavoro. Se ne possono distinguere di due generi: la prima è quella di secchezza, durezza dell‟opera; la seconda è di anacronismo dei personaggi. Da un lato

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paolo Grandi Contatta »

Composta da 83 pagine.

 

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