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Un'etica laica è possibile? Un'indagine a partire dalle vicende di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro

Eutanasia, bioetica e differenti concezioni della vita: possiamo davvero decidere per noi stessi? Come possiamo conciliare l'individualismo laico e una legge che dovrebbe essere adeguata all'intera società? E' possibile che vi sia, nella democrazia, un'endemica mancanza di un'etica comune, che viene dunque compensata appoggiandosi a principi religioso? Qual è la differenza tra "lasciar morire" e "far morire"?
Queste sono solo alcune delle odmande che muovono questa analisi semiotica, che si basa sulla copertura mediatica dei casi Welby - malato di distrofia muscolare che chiedeva nel 2007 l'istituzione del diritto ad una "morte opportuna" - ed Englaro - giovane donna rimasta in coma neurovegetativo per quasi vent'anni, a cui, dopo anni di battaglie legali, è stato consentito di sospendere l'alimentazione forzata. Il tentativo è di comparare i messaggi emergenti dalle diverse testate (il Corriere della Sera, laRepubblica, Avvenire) per comprendere quali significato attribuiscano alla vita, individuale e in società, alla morte, alla figura del malato. Perché mai come in questi casi di estrema sofferenza è chiaro che un'assenza di definizioni univoche (la quale porta alla difficoltà di legiferare) può decidere della vita, della morte, del dolore e della dignità di una persona.

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Introduzione Tra le contraddizioni del mondo odierno, non può non balzare agli occhi un rapporto particolare tra la forma di governo degli Stati e le religioni che entro i confini di quegli stati sono praticate. Anche considerando esclusivamente le forme di governo democratiche e secolarizzate, infatti, è impossibile non accorgersi che la tradizione religiosa investe un ruolo sociale che va a influenzare l'operato delle istituzioni. Quest'ambito di influenza riguarda la morale, termine di interesse filosofico che è intesa, nella sua accezione più comune, come “il presupposto spirituale del comportamento dell'uomo” (Dizionario Devoto- Oli, ed.1990). Gian Enrico Rusconi, nell'introduzione alla raccolta “Lo Stato secolarizzato nell'età post-secolare” , sostiene addirittura che: la democrazia dovrebbe riconoscere alla propria base un deficit strutturale di valori che soltanto la religione ovvero la tradizione religiosa, specificamente cristiana, sarebbe in grado di colmare offrendo al sistema democratico l'ethos di cui ha bisogno […] proprio oggi nell'età postsecolare la religione è sollecitata a dare pubblicamente le sue indicazioni morali. […] la religione-di-Chiesa infatti viene interpellata non per il suo patrimonio teologico ma come consulente morale. (Rusconi 2008, pag.27) Seguendo questa configurazione, sembrerebbe che la religione si ponga come guida morale in una situazione di “vuoto etico” insito nella democrazia; d'altra parte, come ricorda Francesco Traniello, un'analisi 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Odorici Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.