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Analisi della disciplina europea in materia di gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario: diritto vigente e prospettive di riforma


A dire la verità, è sotto gli occhi di tutti che non abbiamo più risorse per salvare questo sistema capitalistico neoliberale, anche se lo abbiamo sperato per molto tempo. Il punto vero è che il sistema economico-finanziario è diventato troppo grande per essere salvato: il valore globale delle attività finanziarie è molto più grande del Prodotto Interno Lordo mondiale. La sfida (già fronteggiata negli incontri passati del G-20), quindi, sarà depotenziare le nostre economie virtuali per potersi muovere verso una nuova forma di capitalismo.
Purtroppo nell’ultimo ventennio la finanza ha dato origine a molti e complicati strumenti finanziari al fine di soddisfare il più possibile l’esigenze dei risparmiatori, offrendo loro meccanismi di credito volti ad assecondare esigenze, e spesso comodità, in relazione ad uno standard di vita sempre più alto. Tuttavia, una volta che l’investitore non aveva più capacità di ripagare il prestito concessogli, la complessa sequenza di prodotti finanziari si spezzava.
Questo sistema così complesso era, ed è parzialmente tutt’ora, finalizzato ad estrarre valore aggiunto da chiunque potesse, ricco o povero che sia. In questo modo l’apparato capitalistico della nostra economia si è finanziato, ma nello stesso tempo è proprio questo metodo che ha portato ad una crisi, pressoché permanente del sistema finanziario globale.
Lo scopo era di finanziare un numero sempre maggiore di settori dell’economia reale, come se la logica del finanziamento diffuso potesse sorreggere tutto il sistema produttivo globale. Pertanto il mercato finanziario era alla costante ricerca di nuovi spicchi di economia da finanziare.
Purtroppo, però, oggigiorno assistiamo al collasso di questa logica scellerata, ancorché di successo, in quanto è penetrata non solo in settori dell’economia privata, ma anche in parte dell’economia nazionale.
Inoltre, ogni volta che i governi nazionali hanno salvato il sistema finanziario (sin dalla prima crisi di questo capitalismo del 1980) hanno, da una parte, dato alla stessa finanza strumenti per continuare la loro attività alle spalle dei cittadini (il c.d. moral hazard) e, dall’altra, utilizzato il denaro dei contribuente per immettere liquidità nel sistema bancario e finanziario.
Per cui, le vere sfide del futuro saranno quelle di depotenziare le economie virtuali e di superare il capitalismo neoliberale. Certamente sono obiettivi molto ambiziosi, ma necessari.
L’International Labour Organization (ILO) ha stimato che oltre 50 milioni si lavoratori potrebbero perdere il posto di lavoro. Inoltre ha previsto che il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà aumenterà spaventosamente.
Sotto questa luce dovrà essere letta la crisi finanziaria: probabilmente grazie a tutto ciò la Comunità mondiale ha aperto gli occhi, e così si potrà pensare ad un nuovo ordine sociale per la lettura di un nuovo capitalismo.
La storia di questi ultimi anni ha confermato che il modello neoliberale del mercato economico non può portare risposte ai problemi come le malattie, la fame, la povertà e l’ingiustizie nel mondo. E’ proprio su questo punto che gli ultimi G20 stanno cercando di approfondire.
La crisi finanziaria ha dimostrato la necessità di irrobustire l’apparato normativo della gestione delle crisi nel settore bancario sia a livello nazionale sia a livello transnazionale.
Nell’assenza di meccanismi volti ad organizzare liquidazioni ordinarie di istituti di credito in crisi, la Comunità europea ha dovuto scegliere la via d’intervento meno destabilizzante per il sistema finanziario europeo. In questo senso sono stati giustificati gli interventi statali di supporto alle banche per un ammontare del 13% del PIL. Come prevedibile, quindi, i costi di gestione delle crisi bancarie sono ricaduti sui contribuenti.
Il nuovo quadro normativo che a breve sarà varato dalla Commissione europea, e subito dopo dal parlamento europeo, ha come finalità quelle di garantire un maggior livello di patrimonializzazione delle banche, ulteriori tutele per i depositanti, e più efficienti sistemi di supervisione ed intervento preventivo.
L’idea più rilevante sulla quale è improntata la proposta di direttiva va nel senso di realizzare strumenti d’intervento preventivo, come ad esempio misure preparatorie e preventive, poteri d’azione su going concern situation, ed infine meccanismi di risoluzione.
Tutto questo nell’ottica di poter permettere di fallire a quelle banche che si trovano in stato di crisi avanzato ed irreversibile, tuttavia garantendo continuità nei servizi di pagamento essenziali, minimizzando l’impatto nel sistema finanziario e, soprattutto, eliminando costi sulle spalle dei contribuenti. Solo così verrà rimosso l’azzardo morale e sarà proposta una nuova percezione per cui alcune banche non sono troppo grandi per fallire.

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18 - CAPITOLO I - Considerazioni introduttive e preliminari: “La crisi finanziaria e i default delle banche” 1.1. Considerazioni economiche; 1.1.1. Introduzione storico-sociale alla crisi finanziaria (dagli Stati Uniti all‘Europa); 1.1.2. Segue: Punti deboli dell‘economia neoliberale - il concetto ―Too Big To Fail‖; 1.2. Considerazioni giuridiche; 1.2.1. L‘insolvenza transfrontaliera nel settore bancario fino ad oggi intesa; 1.2.2. Segue: Il recente intervento delle Comunità europea; 1.3. Considerazioni sociali; 1.3.1. Segue: Fondi di risoluzione per il settore bancario e ripartizione degli oneri; 1.3.2. Segue: Stress test; 1.3.3. Segue: afforzamento dei requisiti delle banche – Basilea 3. 1.1. Considerazioni economiche………………………………………………………... 1.1.1. Introduzione storico-sociale alla crisi finanziaria (dagli Stati Uniti all’Europa) 8 ……………………………………………………………………………… ―While the challenges going foward are clear, the question remains: How did it all happen? This is not the way market economies are supposed to work. Something went wrong – badly wrong.‖ 9 La genesi è riconducibile alla bolla economica americana della primavera del 2000 la quale rappresentò la conseguenza logica dello sviluppo e della forte crescita finanziaria negli ultimi anni ‘90. In questo periodo il prezzo dei titoli Tech precipitò vertiginosamente oltre la metà 7, cit.. 8 Cfr. JOHNSON S. e KWAK J., 13 bankers: the Wall Street takeover and the next financial meltdown, 2010, ―Capitolo III – Wall Street Rising: 1980‖ e ―Capitolo IV – ―Greed Is Good‖: The Takeover‖; PANCI A., La crisi bancaria negli Stati Uniti. Quale impatto sull'economia reale e sulle prospettive di crescita, www.crosue.it, 4 ottobre 2010. 9 STIGLITZ J. E., Freefall: Free Markets and the Sinking of the Global Economy, 2010, ―Capitolo I – The making of a crisis‖, pag. 3, cit..

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giovanni Niccolò Antichi Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

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