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La Smalltown in ''Winesburg, Ohio'' di Sherwood Anderson

La vita nelle cittadine di provincia è un argomento rilevante nella cultura degli Stati Uniti d'America, poiché proprio nella smalltown si trovano le radici sociali, storiche e culturali dell'intera nazione. Fin dall'arrivo dei primi coloni, l'America è stata plasmata su questo modello: questo tipo di organizzazione sociale è diventata la principale icona culturale per descrivere l'America "quotidiana", spesso rappresentando un mondo edulcorato e falso popolato da persone perennemente amichevoli e felici e nel quale non esistono crimine, alienazione o problemi sociali.

Al contrario, l'instabilità sociale è spesso maggiormente pervasiva e incombente in una piccola città rispetto alle grandi metropoli: isolamento e depauperamento culturale sono più incisivi nel marcare la vita in questi avamposti nel mezzo del nulla piuttosto che in ambienti dove le persone hanno l'opportunità di fare esperienze diverse e di arricchire le proprie conoscenze.

Questo lavoro cerca di analizzare la smalltown americana partendo dalla prospettiva di Sherwood Anderson, mediante l'osservazione di alcuni personaggi di Winesburg, Ohio. Ho scelto quelli meno esaminati dalla critica ufficiale, in modo da evitare di ripetere cose già dette; inoltre, proprio la loro caratteristica di personaggi di secondo piano ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità.

Winesburg, Ohio è una serie di ritratti i cui soggetti sono gli abitanti di una immaginaria piccola città del Midwest degli Stati Uniti. La vicenda si svolge nell'ultima decade del XIX secolo, periodo caratterizzato dalla repentina espansione industriale e dall'origine della spasmodica ricerca del progresso materiale. I personaggi di Winesburg sono individui alienati e insoddisfatti, incapaci di rispondere alle istanze poste loro dalla vita e disperatamente aggrappati a convenzioni sociali senza senso considerate verità assolute.

Anderson definisce "grotteschi" questi personaggi, utilizzando il termine non tanto per indicare una bizzarria o stranezza fisica quanto riferendosi alla psiche umana distorta dalla vita moderna. Grotteschi sono gli abitanti di Winesburg, tuttavia il pensiero di Anderson si riferisce più generalmente a tutti coloro che, incapaci di trovare un senso nella vita, si arroccano in modo acritico a meri pregiudizi, trascinando in modo passivo le proprie vuote esistenze.

L'atteggiamento di Anderson verso i suoi grotesque, tuttavia, non è mai critico né aspro: egli li descrive con comprensione e solidarietà. In Winesburg, Ohio c'è una evidente vena autobiografica: George Willard, il personaggio principale che lascia la piccola città per arricchire la propria vita con nuove esperienze nella metropoli, intraprende lo stesso percorso di viaggio e di vita che Anderson fece nei suoi anni giovanili.

Per tutte queste ragioni Winesburg, Ohio può essere considerato un lavoro archetipico: esso rivela puntualmente le dinamiche sociali che intercorrono in un ambiente piccolo e limitato che tuttavia è specchio della reale essenza dell'intera America.

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I INTRODUZIONE Miss Peters: Last week, class, we discussed the geography of Main Street. This week we're going to be talking about Elm Street. Now, can anyone tell me the difference between Elm Street and Main Street? Tommy. Tommy: It's not as long? Miss Peters: That's right, Tommy, it's not as long. Also, it only has houses, so the geography of Main Street is different than the geography of Elm Street. [Jennifer is frowning in bewilderment. She raises her hand] Miss Peters: Mary Sue! Jennifer: Yeah. What's outside of Pleasantville? [the entire class turns to look at her] Miss Peters: I don't understand. Jennifer: Outside of Pleasantville? Like, what's at the end of Main Street? Miss Peters: Mary Sue. You should know the answer to that! The end of Main Street is just the beginning again. dalla sceneggiatura di Pleasantville, di Gary Ross (1998) Dalla Grover’s Corner di Thornton Wilder alla Winesburg di Sherwood Anderson, dalla Milwaukee di Happy Days alla Pleasantville del film di Gary Ross, la “piccola città” si è sempre rivelata perno fondamentale della cultura statunitense nonché onnipresente punto di riferimento nell’iconografia ideale (e idealizzata) di un’America alla ricerca delle proprie radici storiche e sociali, nel tentativo di diluire, con esse, le angosce del vivere quotidiano. La small town quindi come rifugio, come antidoto alla modernità travolgente, culla di antichi valori quali solidarietà, socialità e condivisione di una vita semplice, tranquilla e dignitosa. Ma è davvero così?

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefano Crivelli Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 365 click dal 13/09/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.