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Visconti autore teatrale

Nel 2006 in Italia si sono svolte le celebrazioni per il trentennale della morte di Luchino Visconti.
Questo nome è normalmente associato alla storia del cinema italiano: nei suoi film da sempre la critica ha rintracciato nodi tematici e stilistici sui quali dibattere, anche aspramente; il tutto si è poi spesso tradotto in una serie snocciolata di etichette che, a ben vedere, irretiscono ogni argomento cristallizzandolo.
Sotto la superficie ingombrante del cinema, sta però tutto il vasto ed effimero territorio della sua attività teatrale.
Dal 1945 Luchino Visconti si applica con audacia e costanza al teatro di prosa e fino al 1976, anno della sua morte, porta in scena quarantadue spettacoli, senza prendere in considerazione i due esperimenti di danza e la grande e fiorente produzione nel campo della lirica.
Rimanendo nei limiti della prosa, ci proponiamo di individuare, attraverso il repertorio, quelle strategie registiche e non che Visconti adottava nella creazione dei suoi spettacoli.
Vedremo come certe scelte, spesso indicate come imposizioni di una “sensibilità «stravagante»” , rivelino una forza innovativa e un’autorevolezza metodica che ai più facevano banalmente pensare al desiderio di scandalizzare il pubblico e trasgredire lo “spirito del testo”.

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Presentazione Scopo della tesi è delineare il lavoro registico di Luchino Visconti nel panorama teatrale italiano tra il 1945, anno del suo esordio sulle scene, e il 1973, quando andò in scena l‟ultimo spettacolo, Tanto tempo fa, di Harold Pinter. Il primo capitolo ha il compito di definire, seppur brevemente, il panorama teatrale entro cui collocare il debutto di Visconti: il contesto di quegli anni è fondamentale per capire non solo la forza con cui il regista milanese si impose sulle scene, ma anche le innovazioni che a partire dal secondo dopoguerra si succedono nel teatro italiano, che vede il definitivo tramontare di una tradizione secolare e il nascere di un sistema produttivo e di un orizzonte culturale diverso, anche se dai contorni piuttosto confusi. Nel secondo capitolo si affronta la critica: partendo da un articolo di Ferdinando Taviani, che mette in luce le difficoltà nel definire con esattezza chi sia il regista, si passa per quello che può essere definito lo spunto iniziale di questa tesi: Fondamenti del teatro italiano. La generazione dei registi di Claudio Meldolesi, forse una delle opere più complete e ricche riguardanti il teatro italiano di quegli anni. Attraverso la definizione delle tre categorie di “regia a orchestrazione stilistica”, “regia a spettacolo unico” e “regia critica”, Meldolesi individua un raggio di azione molto chiaro, che vede il definirsi di elementi scanditi e precisi che dettano gli aspetti salienti dei tre approcci registici. Nello “spettacolo unico” Meldolesi pone anche Visconti e vedremo che questa attribuzione ha un valore specifico in rapporto ad alcune scelte stilistiche, organizzative e artistiche del regista, ma fin dall‟inizio 5

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Flavia Martino Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1147 click dal 14/09/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.