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I takeover e i nuovi orizzonti delle tecniche di difesa: il caso Parmalat

Il presente lavoro affronta due grandi temi che possono essere considerate legate da un rapporto di causa-effetto, ovvero il tema delle offerte pubbliche di acquisto e le tecniche di difesa. L’elaborato non si concentra esclusivamente sugli aspetti normativi, attraverso un esame della regolamentazione italiana in materia di Opa, ma accentua come le modalità di recepimento della direttiva 2004/25/CE abbia delle peculiarità strettamente collegabili al contesto economico e sociale del paese recettore i cui aspetti fondamentali si evidenziano attraverso la comparazione dei principali sistemi comunitari.
Nel primo capitolo si passano in rassegna in maniera dettagliata disposizioni con le quali il nostro legislatore ha disciplinato la materia in esame recentemente modificate al fine di incrementare la capacità del sistema normativo di apprestare un’adeguata tutela degli investitori, in particolar modo degli azionisti di minoranza, e di potenziare l’efficienza e la trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato dei capitali.
I motivi che soggiacciono i recenti interventi regolamentari sono inquadrati nello specifico contesto del mercato dei capitali italiano, caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese a conduzione familiare, di strutture proprietarie eccessivamente concentrate che prevedono un accentramento del controllo nelle mani del proprietario-fondatore nonché unico azionista ( 66% delle imprese italiane a fine 2010) o di un gruppo di azionisti legati tra loro da un patto parasociale (20% dei casi a fine 2010).
Nel secondo capitolo il supporto teorico evidenzia come i modelli di corporate abbiano perseguito l’obiettivo di “level playing field”, ovvero la creazione di regole di gioco uniformi e serbando al contempo elementi che differenzino la normativa in relazione alle tipicità del contesto di riferimento.
Il terzo capitolo si analizzano le funzioni della regolamentazione, il trade off tra l’efficienza economica nella riallocazione dei diritti di controllo e l’esigenza di tutelare gli azionisti di minoranza e gli effetti della scalata, nonché l’importante tema su cui si è focalizzata la stessa Consob analizzando come sugli esiti di un’offerta pubblica possono incidere fenomeni distorsivi che danno vita al fenomeno della pressure to tender e il dilemma del prigioniero. Nella seconda parte del capitolo lo studio si concentra sull’analisi dei prezzi e tramite la metodologia dell’event study si sono valutati gli effetti che il lancio di un’offerta pubblica di acquisto ha sui corsi di Borsa.
Nel quarto capitolo il tema centrale sono le tecniche di difesa, divise in barriere e strategie, che l’impresa target può porre in essere preventivamente, o successivamente al lancio dell’offerta al fine di contrastare il buon esito della stesso o per ottenere il miglior risultato possibile per gli azionisti ponendo l’accento sulla problematica del management entrechment.
Nel quinto e ultimo capitolo si è studiato un caso italiano ancora in corso di evoluzione, che ha occupato le prime pagine della rassegna stampa degli ultimi mesi: l’Opa lanciata su Parmalat dalla francese Lactalis.
L’operazione ha messo in allerta non soltanto l’impresa stessa, che ha posto in essere più di una poison pills, ma ha coinvolto anche il governo spingendolo ad emanare il cosiddetto “decreto salva Parmalat”, ha permesso di vedere un esempio attuale del fenomeno della pressure to tender, e alla modalità di valutazione della congruità del prezzo di offerta, dando vita a non poche domande sul nostro sistema di contendibilità del controllo e di capacità dell’apparato istituzionale e normativo di permettere lo sviluppo delle imprese senza perdere le proprie radici.

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9 CAPITOLO I Offerta Pubblica di Acquisto INTRODUZIONE I prodotti finanziari sono beni dei quali il pubblico di risparmiatori, il più delle volte, non possiede un‟opportuna conoscenza sicché, le relative negoziazioni avvengono, nella maggior parte dei casi, in condizioni di asimmetria informativa. La fisiologica opacità dei prodotti finanziari fa sì che si renda indispensabile non solo assicurare un‟adeguata comprensione degli stessi da parte degli investitori al dettaglio 1 ma che si configurino, da parte del legislatore, le modalità di tutela dei risparmiatori. 1 La direttiva MiFid distingue tra clienti professionali e al dettaglio dove la caratterizzazione di cliente al dettaglio" (retail) è di tipo residuale in quanto tale categoria di clienti è costituita da tutti coloro che non sono "clienti professionali", né "controparti qualificate. Il cliente retail è dunque colui possiede una minore esperienza e competenza in materia di investimenti e necessitano, quindi, del livello di tutela maggiore, sia in fase precontrattuale, sia nella fase della prestazione dei servizi di investimento. Con i termini “clienti professionali” e “le controparti qualificate” si indica quella categoria di clienti che possiede l‟esperienza, le conoscenze e la competenza necessarie per prendere consapevolmente le proprie decisioni in materia di investimenti e per valutare correttamente i rischi che assumono. I clienti professionali necessitano, quindi, di un livello di protezione intermedio, essendo prevista, una parziale esenzione dall‟applicazione delle regole di condotta nei rapporti tra intermediari e clienti

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Roberta Presta Contatta »

Composta da 218 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.