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Prospettive heideggeriane in Sartre

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Penna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marcella D'Abbiero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

Elaborato che mette in risalto i collegamenti tra il filosofo esistenzialista francese e il pensatore tedesco cui si deve la riscoperta nel novecento dell'ontologia.

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2 INTRODUZIONE Il patetico di Heidegger, anche se è inaccessibile per la maggior parte del pubblico, riesce a colpirlo con i termini di Morte, di Destino, di Nulla che sono sparsi qua e là. Ho già detto che lo aspettavo oscuramente, che desideravo degli strumenti per capire la storia e il mio destino. Ma, appunto condividevo questi desideri con altre persone. Con altre persone in quel preciso momento. Siamo noi che abbiamo dettato quella scelta. In altri termini, la mia epoca, la mia situazione e la mia libertà hanno condizionato il mio incontro con Heidegger. Non è un effetto del caso né del determinismo, solo una concordanza storica. […] La sua epoca era proprio un periodo tragico di Untergang e di disperazione per la Germania. Era un dopoguerra, un periodo in cui, per tutta la gente che aveva trovato naturale di essere tedesca, la miseria e la guerra facevano improvvisamente apparire la Germania come una realtà contingente, con un destino. […] L’azione di Heidegger è ovviamente un superamento libero verso la filosofia di questo profilo patetico della storia. Non intendo affermare che le circostanze siano le stesse per noi, in questo momento. Ma c’è nonostante tutto un rapporto di concordanza storica tra la nostra situazione e la sua.[…]Mi posso quindi fondare sull’assunzione del suo destino di tedesco, nella Germania rovinata dal dopoguerra, per aiutarmi ad assumere il mio destino di francese nella Francia del 1940. I Con queste parole, scritte durante il periodo di mobilitazione per la Seconda Guerra Mondiale, Sartre volge indietro lo sguardo, ripercorrendo il cammino che lentamente ma in modo inesorabile, lo portò ad abbandonare le linee guida del pensiero husserliano, per accogliere e rielaborare le nuove tematiche introdotte dalla filosofia di Heidegger. Come lui stesso sottolinea, questo cambiamento non fu conseguenza d’una scelta puramente individuale. In quegli anni l’approccio fenomenologico all’indagine filosofica stava progressivamente diffondendosi in Francia, grazie alle traduzioni di autori quali Corbin (Heidegger) o Groethuyasen (Husserl) e alle pubblicazioni dedicate nelle pagine di riviste quali “Bifur” o “Recherches Philosophiques”. Significativo a riguardo, il fatto che fosse Heidegger e non Husserl, il primo pensatore a destare la curiosità degli intellettuali francesi; colpiti da quel carattere della sua filosofia che Sartre definisce come il “patetico”. I Jean Paul Sartre, Taccuini della Strana Guerra (1939-1940), Acquaviva delle Fonti (BA), Acquaviva (trad. P. A. Claudel), 2002, pp.107-108

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