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L’unità di strada: una possibilità di approccio con gli adolescenti

Informazioni tesi

  Autore: Laura Bernardini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Roberta Parnisari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

E’ sicuramente un argomento che pochi hanno trattato e del quale non c’è una bibliografia certa, che parlasse di ciò.
L’unità di strada rappresenta uno dei più importanti mezzi a disposizione degli educatori o degli operato sociali che, hanno come unico scopo, quello di aiutare, prevenire e promuovere orizzonti nuovi per la vita degli adolescenti, o dei tossicodipendenti e delle prostitute, di tutte quelle persone che manifestano un grande e profondo disagio verso sé stessi e verso la comunità intera.
Aver trattato di un argomento del genere non è facile per il semplice fatto che, In Italia, da pochi anni le unità mobili sono entrate a far parte del nostro panorama politico, normativo, sociale ed educativo. Siamo molto indietro rispetto alla diversa “cultura” dei paesi anglosassoni o del Centro Europa, in cui si comincia a parlare di prevenzione sulla strada dagli anni ’60.
La strada, luogo di conflittualità, di incertezze, di riparo da una vita che non sempre risulta facile, dove si riescono a trovare le risposte più immediate e quelle più comode per quelle persone che hanno deciso di farne la loro casa . Ma la strada, come vorremmo intenderla noi, potrebbe essere anche quel posto fisico da cui poter ricavarne i presupposti migliori per la costruzione di una nuova identità personale e collettiva, dove si pone l’attenzione sia nel singolo utente sia sul gruppo, formale o informale, che richiede il nostro aiuto.
E vorremmo pensarla così, affinché la strada possa essere, per gli educatori che decidono di farne il centro della propria vita lavorativa, un servizio che si basi, prima di tutto, sulla relazione educativa e sull’importanza della vita di ogni singolo giovane e non.

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INTRODUZIONE E‟ sicuramente un argomento che pochi hanno trattato e del quale non c‟è una bibliografia certa, che parlasse di ciò. L‟unità di strada rappresenta uno dei più importanti mezzi a disposizione degli educatori o degli operato sociali che, hanno come unico scopo, quello di aiutare, prevenire e promuovere orizzonti nuovi per la vita degli adolescenti, o dei tossicodipendenti e delle prostitute, di tutte quelle persone che manifestano un grande e profondo disagio verso sé stessi e verso la comunità intera. Aver trattato di un argomento del genere non è facile per il semplice fatto che, In Italia, da pochi anni le unità mobili sono entrate a far parte del nostro panorama politico, normativo, sociale ed educativo. Siamo molto indietro rispetto alla diversa “cultura” dei paesi anglosassoni o del Centro Europa, in cui si comincia a parlare di prevenzione sulla strada dagli anni ‟60. La strada, luogo di conflittualità, di incertezze, di riparo da una vita che non sempre risulta facile, dove si riescono a trovare le risposte più immediate e quelle più comode per quelle persone che hanno deciso di farne la loro casa . Ma la strada, come vorremmo intenderla noi, potrebbe essere anche quel posto fisico da cui poter ricavarne i presupposti migliori per la costruzione di una nuova identità personale e collettiva, dove si pone l‟attenzione sia nel singolo utente sia sul gruppo, formale o informale, che richiede il nostro aiuto. E vorremmo pensarla così, affinché la strada possa essere, per gli educatori che decidono di farne il centro della propria vita lavorativa, un servizio che si basi, prima di tutto, sulla relazione educativa e sull‟importanza della vita di ogni singolo giovane e non. Luigi Regoliosi, in “La prevenzione possibile” , affermava come la sfida più grande dell‟educatore di strada e dell‟educativa di strada si esplicasse nel binomio promozione –

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