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L'estetica ontologica di Martin Heidegger in cammino verso il sacro

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Alba Mastrorilli
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 1985-86
  Università: ISSR - Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano
  Facoltà: Scienze Religiose
  Corso: Magistero in Scienze Religiose
  Relatore: Carla Bettinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

La presenza e attualità del pensiero di Martin Heidegger sono oggi indubitabili. Nessuna tra le varie interpretazioni del suo pensiero può prescindere dall’interesse centrale di questa filosofia: l’essere. La ricerca dell’essere, il bisogno di rifondazione della filosofia (così comune a tutti i grandi pensatori) giustificano la definizione delle filosofia heideggeriana come ontologia. Questo lavoro concerne soprattutto la seconda fase del pensiero dell’Autore e la ricerca di nuove strade. Esiste un cammino unitario al centro del quale c’è la scoperta della manifestazione dell’essere nella parola poetica (estetica), la quale non esaurisce la verità ma resta aperta su una dimensione ulteriore (il sacro). Il cammino verso il sacro si presenta come un approfondimento del pensiero poetico, in cui i termini vengono sempre più a coincidere con quelli della teologia negativa e creano un’incertezza sul senso del sacro, per cui ci si chiede fino a che punto in realtà esista un’apertura alla dimensione divina. Si tratta di un cammino, Heidegger non vuole dare delle risposte definitive ma vuole liberare la strada alla autentica manifestazione dell’essere, alla salvezza che è annunciata dalla parola poetica. Lo stesso stile heideggeriano è uno stile interrogante che si muove di preferenza all’interno di un “circolo” linguistico. Si deve riconoscere un reale valore al pensiero heideggeriano anche nel campo dell’arte, e ciò giustifica la definizione di estetica ontologica, fondata sulla verità e quindi “nella luce dell’essere”.

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3 Introduzione A dieci anni dalla morte di Martin Heidegger, la presenza e la permanente attualità del suo pensiero nella filosofia contemporanea sono indubitabili. Negli anni che seguirono l‟uscita di Essere e tempo 1 , la filosofia heideggeriana fu definita “esistenzialista”. Questa definizione, rifiutata per altro da Heidegger, si giustifica però se si privilegia il punto di vista della “analitica esistenziale” di Essere e tempo. Un‟altra interpretazione del pensiero di Heidegger, non opposta alla prima, è quella che lo classifica nella corrente fenomenologica. Ma, per Heidegger, la fenomenologia è soprattutto un metodo. Una terza, diffusa, interpretazione, vede nella riflessione heideggeriana l‟ideale continuazione del nihilismo, evidenziando l‟aspetto di “distruzione della metafisica occidentale” e i punti di contatto con Nietzsche. Nessuna corretta interpretazione del pensiero di Heidegger può però mai prescindere dall‟interesse assolutamente centrale di questa filosofia: l‟essere. A distanza di qualche decennio dalle polemiche suscitate dai diversi modi di intendere la filosofia heideggeriana e, fatto questo ancor più rilevante, potendo guardare a tutta intera la produzione di Heidegger, ciò che emerge con chiarezza è l‟unità fondamentale che anima l‟opera di Heidegger, dai primi scritti fino agli ultimi seminari. La ricerca dell‟essere, il bisogno di rifondazione della filosofia (così comune a tutti i grandi pensatori), giustificano la definizione della filosofia heideggeriana come ontologia 2 . La filosofia di Heidegger è, generalmente, nota soprattutto tramite Essere e tempo; di quest‟opera vengono poi solitamente citate le tesi sull‟essere-per-la-morte, sull‟inautenticità- autenticità dell‟esserci o sulla temporalità. Pur conservando la loro indubbia importanza, queste tesi fanno però sempre parte di un‟opera che, dichiaratamente, vuole essere una “introduzione” al problema dell‟essere. Scopo del presente lavoro è invece seguire la fase successiva della riflessione heideggeriana. Il bisogno di “rifondare” l‟ontologia obbliga Heidegger a non servirsi delle categorie e dei termini 1 M. HEIDEGGER, Essere e tempo, trad. it. di P. Chiodi, Milano, Longanesi, 5 a ed. 1976. E‟ l‟opera di Heidegger più nota e più sistematica, edita per la prima volta nel 1927. 2 Il termine “metafisica”, invece, non si può usare, per evitare la confusione con il senso negativo che Heidegger attribuisce a questo termine.

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