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La Criminalità Organizzata in Italia nel secondo Novecento

Informazioni tesi

  Autore: Gennaro Picano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Fortunato Minniti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

Il presente lavoro di Tesi si propone di sviluppare una comparazione generale delle tre maggiori organizzazioni criminali italiane – mafia, 'ndrangheta e camorra – nei loro rapporti reciproci e nei loro aspetti economici, politici e sociali. Lo studio ha cercato di fornire, nel complesso, un lunga e dettagliata descrizione dei momenti fondamentali di evoluzione e di trasformazione delle tre organizzazioni all‟interno delle rispettive società di riferimento, e in un contesto più ampio come quello della società italiana in generale. Il periodo di riferimento è quello che va dalla dittatura fascista degli anni Venti fino alla situazione dei primi anni Novanta.
Il lavoro ha poi evidenziato la trasformazione della mafia tradizionale in “mafia imprenditrice”, nel corso degli anni Sessanta e Settanta, e la definitiva consacrazione e affermazione nel tessuto politico, economico ed istituzionale avvenuta nel corso degli anni Ottanta. In questo trentennio si affermerà tutta l'originalità del sistema imprenditoriale mafioso: esso riuscirà a svilupparsi sia attraverso l'investimento in attività lecite di capitali accumulati illegalmente, sia attraverso la razionalizzazione e l'integrazione (tanto verticale quanto orizzontale) di tutte le attività economiche, legali o criminali che fossero.

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3 Introduzione La storia delle organizzazioni mafiose italiane è una storia della gestione del potere; non il potere inteso come controllo fisso o statico, ma come una serie di flussi dinamici che talvolta si contrappongono, talvolta confluiscono l‟uno nell‟altro, e che sono in movimento continuo. Il potere mafioso è composto di quattro elementi: il potere della violenza, il potere economico-finanziario, il potere umano (i numeri ed il consenso delle risorse umane) e, attraverso la rappresentanza diretta o indiretta, il potere politico. Il terreno di incontro o di scontro è la frontiera, spesso indistinta, tra potere pubblico e potere privato. Quando la criminalità arroga a se stessa una parte del potere che tradizionalmente appartiene allo Stato, con o senza la complicità delle istituzioni statali, come il monopolio della forza o l‟amministrazione della giustizia, si sostituisce allo Stato, diventando contemporaneamente “Stato nello Stato” e “Antistato”. Una delle caratteristiche della criminalità organizzata, che la distinguono dalla criminalità comune, è proprio la sua capacità di inserirsi nel tessuto istituzionale tramite un processo di << criminalizzazione>> e di <<privatizzazione>> del potere pubblico 1 . Tra le altre caratteristiche, le più importanti sono: “ il controllo del territorio, i riti di iniziazione e/o la disciplina rigida, i legami con il potere politico, la disponibilità di armi, la liquidità finanziaria e il ricorso frequente e spregiudicato alla violenza”. Uno studioso americano 2 , attento analista del fenomeno, divide i gradi della criminalità organizzata in tre fasi, <<predatoria, parassitaria e simbiotica>>. Nella fase <<predatoria>> la criminalità è essenzialmente una forma di gangsterismo urbano: usa la violenza soprattutto in modo difensivo, per eliminare i nemici e per il controllo del territorio; il gruppo criminale è servo di altri maestri criminali o dei 1 Caratteristica tipica delle organizzazioni mafiose che penetrano nel tessuto istituzionale, “criminalizzandolo”, con reati quali la corruzione o la concussione così da condizionare a loro piacere le scelte degli operatori pubblici, a renderle cioè “private”. 2 A. JAMIESON, Le organizzazioni mafiose, in Annali di Storia d‟Italia-Einaudi, vol. 12-Criminalità, a cura di Luciano Violante, Torino, 1997, p .462.

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