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Lo sciismo in Iraq. Dalla repressione all'emergenza politica.

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Secci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

Analisi di come gli sciiti in Iraq siano passati da una storica condizione di sottomissione e persecuzione al ruolo di attori politici nell'Iraq post Saddam.

La storia degli sciiti d’Iraq è stata per lungo tempo una storia senza grandi colpi di scena.
Come minoranza religiosa all’interno del mondo islamico dominato dalla corrente sunnita, i suoi seguaci sono stati vittime delle diverse forme di governo che si sono succedute nei secoli.
Se però nei tempi più remoti dell’impero la fluidità dei confini, tipica dell’area, ha consentito una marginalizzazione in qualche modo relativa, la nascita dello Stato iracheno moderno, forgiato sulla base dei modelli occidentali, ne ha sancito la definitiva marginalizzazione alla periferia del sistema, non solo da un punto di vista religioso ma anche da quello della partecipazione politica e sociale.
La fine del protettorato britannico, che governava attraverso un sovrano sunnita, non ha migliorato il ruolo degli sciiti nel paese. Gli innumerevoli colpi di Stato che hanno portato al potere altrettanti dittatori, per culminare, infine, nella pluridecennale esperienza della dittatura di Saddam Husayn, ha continuato a determinare e ad istituzionalizzare il ruolo subalterno di quella fascia di popolazione che pure in Iraq vantava la preponderanza dal punto di vista numerico, aggiungendo al fenomeno della cancellazione sociale l’orrore della cancellazione fisica attraverso una serie di operazioni di pulizia etnica, verificatisi in particolar modo sotto la dittatura di Saddam.
Se l’analisi si fermasse agli eventi, agli aspetti più evidenti delle cronache della storia, lo sciismo iracheno potrebbe, e dovrebbe essere considerato come un elemento estinto, all’interno della società, che ha ceduto sotto il peso del sopruso, della marginalizzazione e della persecuzione.
In realtà, la storia dello sciismo iracheno è molto più ricca di quello che può apparire in superficie e gli eventi degli ultimi anni lo hanno dimostrato appieno.
Infatti, mentre l’Iraq si dibatteva nel pantano della dittatura, delle guerre e delle sanzioni, suscitando l’attenzione del mondo, e dei media su quelle vicende passibili di influenzare gli interessi della collettività mondiale, parallelamente la storia degli uomini e delle donne della shi’a continuava a dipanarsi, anche se sottotraccia e dietro la cortina del silenzio e della invisibilità internazionale.
La tendenza al quietismo e alla sopportazione dei governi ingiusti, tipica di questa fazione dell’Islam, non ha piegato l’animo e la mente dei pensatori religiosi e politici dello sciismo iracheno. Pur con le difficoltà create dall’essere perseguitati dal potere, le guide della comunità sciita, gli ayatollah e i marja’, hanno saputo tener viva l’identità e la cultura della loro minoranza e sono, inoltre riusciti a organizzare una resistenza che più volte ha messo in discussione il sistema di potere.
La vivacità e la ricchezza di questo mondo, che ha vissuto al margine del potere ufficiale, è esplosa chiaramente, e per molti inaspettatamente, dopo la caduta del regime di Saddam Husayn.
All’indomani dell’abbattimento della dittatura da parte degli Stati Uniti, che hanno invaso militarmente il territorio iracheno, la politica locale sembrava dover essere totalmente inesistente, e dall’esterno la prospettiva più plausibile, se non addirittura inevitabile, è sembrata quella di una transizione totalmente guidata dalla potenza straniera. Infatti, gli esponenti politici sunniti, legati in maniera più o meno diretta al partito Ba’th, ed accusati dunque di collusione col potere dittatoriale appena abbattuto, non potevano rappresentare un punto di riferimento politico, almeno nell’immediato.

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1 Introduzione Negli ultimi decenni la storia dell’Iraq ha tenuto banco nell’arena politica e mediatica internazionale. La storia di Saddam Husayn, della sua dittatura, dei suoi eccessi, delle sue politiche dissennate ma efficaci al mantenimento del suo smisurato potere personale, hanno fatto scorrere fiumi di inchiostro e di immagini che hanno, col passare del tempo, costruito nell’opinione pubblica la sensazione che della terribile storia dell’Iraq e del suo sanguinario leader si sapesse tutto. Come tutte le storie, però, anche la storia dell’Iraq è più complessa e non può coincidere totalmente con quella di un uomo, che indubbiamente ne ha dominato le sorti per decenni, ma che si è dovuto inevitabilmente confrontare con la realtà circostante, fatta di persone, storie, cultura, religiosità e identità. Decidendo di analizzare la realtà di questo paese da una prospettiva rovesciata rispetto a quella più comune che focalizza l’attenzione sul potere politico, non si può non fare i conti col fatto che la società irachena è una società composita, fortemente disomogenea e condizionata nella sua evoluzione storica dalla presenza di una grande contraddizione legata alla sua identità religiosa e sociale. L’Iraq, infatti, è terra d’Islam, ma parlare di Islam come una categoria compatta, significa, soprattutto in relazione a questo paese, non considerare l’esistenza di due mondi pa ralleli e contrapposti all’interno di esso: il sunnismo e lo sciismo. Se non si tiene in debito conto questa peculiarit{ dell’Iraq è difficile capire le evoluzioni avvenute nello Sato iracheno ed in particolare la svolta politica avvenuta dopo la caduta del regime di Saddam Husayn. Infatti, la storia della corrente religiosa minoritaria sciita, in questo contesto maggioritaria dal punto di vista demografico ma marginale per secoli in ambito politico, nel caso specifico rappresenta qualcosa di più che il rovescio della medaglia. Se non si tenta di comprendere cos’è la s h i ’a irachena, come essa è sopravissuta alla repressione esercitata dal sunnismo, come ha sempre tenuto fede alla sua natura pur trovando nuove forma di relazione con il mondo circostante, non si può comprendere appieno la storia attuale di questo Paese. In particolar modo non si comprenderebbe perché, all’indomani del crollo di un regime che ha portato avanti, in maniera ancora più dura la segregazione sociale e politica dei “partigiani di Ali”, e che ha sancito con veemenza e con ogni mezzo, lecito e illecito, lo strapotere della fazione sunnita, oggi il Paese si ritrovi ad essere guidato nella sua fase di transizione, ricostruzione e riedificazione, non solo fisica ma anche ideologica e identitaria, da una compagine politica sciita che è nata, è maturata e ha raggiunto un suo equilibrio e una sua rilevanza all’interno di quella porzione di storia nascosta agli occhi dei più. Con l’intento di capire un fenomeno, di cui spesso si vedono gli effetti ma non si coglie il cammino di evoluzione, è nata la scelta di indagare su questa porzione di storia troppo spesso dimenticata, di quel mondo sotterraneo che per lungo tempo è stato in controtendenza e che oggi, quasi ad incarnare il mito del ritorno dell’ imam nascosto che si rivela di nuovo agli occhi dei suoi seguaci segnando la fine del potere ingiusto, alla caduta della tirannide sunnita guidata da Saddam Husayn, dopo secoli di oscurantismo ritorna alla ribalta. Ed è un ritorno significativo non solo perché capovolge un millenario equilibrio di potere e ridà dignità a una minoranza, ma anche e soprattutto perché spalanca uno scenario nuovo. Anche se è necessario dare alla storia il tempo di parlare e di decretare il reale cammino dello sciismo iracheno, già oggi possiamo dire che esso si propone come una realtà antica ed

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