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Hêmeis: lo sguardo dell’anima. Plotino, enn. V 3 [49], 3

Hêmeis: lo sguardo dell’anima. Plotino, enn. V 3 [49], 3

Le passioni ci vincolano ad un’esteriorità, quella del mondo fisico, che è al di là del nostro controllo. Tale affermazione potrebbe risultare in contraddizione con i tratti fondamentali dell’ontologia plotiniana per la quale è assurdo che la realtà inferiore sfugga al governo del principio da cui deriva.
Tuttavia questo sembra caratterizzare molti aspetti della vita incarnata: la facoltà sensitiva, sempre in atto, ci mostra che a prescindere dalla nostra volontà il corpo, che si configura come nostro, resta sempre in contatto con il mondo esteriore e ne subisce gli influssi, spesso nefasti; la facoltà immaginativa, strettamente legata alla sensazione, è anch’essa posta al di fuori dei processi decisionali che vengono a costituire l’ossatura dell’autodeterminazione dell’uomo terreno.
Nonostante Plotino insista sul ruolo attivo e non passivo dell’anima nei processi percettivi, attraverso i quali essa conosce le passioni senza subirle, il problema di fondo resta: siano esse generate da credenze e opinioni o da moti interni all’organismo, le passioni hanno un nucleo irrazionale refrattario a qualsiasi tentativo di imbrigliamento da parte della ragione.
La disciplina delle passioni, secondo il modello desumibile dalla eterogenea eredità platonica, non è la genuina disposizione al bene che invece caratterizza l’anima nella sua condizione originaria, scevra da ogni contaminazione corporea. La prospettiva plotiniana si caratterizza in questo senso come radicalmente austera nei confronti di tutto ciò che può costituire ostacolo al raggiungimento della forma di vita più alta, la vita contemplativa.
Il modello disciplinare tradizionale nel quale la ragione governa le passioni sopprimendole o guidandole in funzione di un equilibrio che comunque è il risultato di un compromesso, di un riconoscimento delle passioni può essere, nell’ottica dell’autentica vita contemplativa, insoddisfacente. L’equilibrio che ne deriva è precario e soggetto ad un processo di continua rinegoziazione. Per Plotino finché lo sguardo dell’anima, rivolto verso l’esteriorità e il molteplice, non penetra nell’essenza intelligibile di cui il mondo sensibile non è che immagine sfocata, l’anima resterà vincolata ad un’esistenza priva di autenticità. Non è il governo della ragione a sciogliere l’anima da questo vincolo, ma è l’apatheia che scaturisce dalla consapevolezza che la vera natura dell’uomo è l’anima, ontologicamente indifferente ai rigurgiti della materia.

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5 Introduzione Questo lavoro nasce dall’esigenza di delineare un profilo dell’individualità all’interno della riflessione plotiniana, individualità che il filosofo tende per lo piø a indicare con il termine «noi», hêmeis. L’approccio piø adatto ci è sembrato, quindi, seguire il significato specifico che questo termine ricopre nelle Enneadi, ma ciò si è rivelato arduo sin nei suoi esordi in quanto il senso di hêmeis non si presenta in modo univoco e ricopre significati differenti. Una preoccupazione spesso manifestata dagli studiosi di Plotino riguarda le ricadute della sua ontologia sul piano strettamente antropologico: la soggettività cui sembra essere interessato Plotino non si esaurisce all’interno di confini propriamente umani e personali, ma trova le sue strutture ultime in un orizzonte metafisico molto piø vasto, di cui gli stessi esseri umani non sono che parte. Inserito in questo orizzonte, l’uomo plotiniano è determinato da due istanze: da un lato il dualismo tradizionale di matrice orfico-pitagorica di anima e corpo rielaborato all’interno del modello platonico sensibile-intelligibile ne mostra la tensione interna che lo caratterizza, tensione che in Plotino è integrata da quella prospettiva ontologica gradualista che fa dei diversi livelli gerarchici del reale i momenti ontologici di un unico movimento, quello di un principio che si offre.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gianluca Alessi Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

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