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Il Polittico di San Francesco di Cola dell'Amatrice nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno - per una lettura iconografica

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Straccia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giuseppe Capriotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

La mia tesi di laurea intende sostenere che il Polittico di San Francesco, realizzato dal pittore abbruzzese Cola dell'Amatrice per la chiesa di San Francesco di Ascoli Piceno nel XVI secolo, oltre ad contenere un messaggio prettamente religioso, possa essere letto come un manifesto antiebraico.
Le ragioni da prendere in considerazioni essenzialmente tre. La prima è il ruolo detenuto dalla confraternita del Corpus Domini nel contesto ascolano agli albori del XVI secolo. Essa, infatti, tra le tante mansioni che svolgeva, si occupava della gestione del Monte di Pietà, un istituto di credito nato per fini caritatevoli, ma con l'intento di contrastare l'usura esercitata dagli ebrei; la seconda è che il Polittico di San Francesco realizzato da Cola per la Confraternita del Corpus Domini, risale proprio allo stesso periodo in cui la medesima aveva in gestione il Monte di Pietà; la terza è che nella tavola centrale del Polittico di San Francesco sono presenti due elementi figurativi particolari, quali: l'ipotetica caricatura di un “soldato ebreo” e una scritta costituita da due lettere ebraiche.

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1 INTRODUZIONE ASCOLI NEL 1500 Il Polittico di San Francesco che analizzeremo in questa ricerca è stato realizzato dal pittore ed architetto Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice (Amatrice 1480 c. – dopo il 1547) nel terzo decennio del XVI secolo e si trova esposto nella Sala della Vittoria 1 della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. L’opera è stata concepita dal pittore per ornare una delle cappelle della chiesa di S. Francesco, la quale, rappresentava all’epoca il centro della vita spirituale di Ascoli . Prima di addentrarci nell’analisi prettamente iconografica e iconologica dell’opera, è bene capire in quale contesto essa sia sorta. Per questo motivo è necessario fare un piccolo accenno riguardo la situazione socio-economica, politica e religiosa che vigeva in Ascoli nel XVI secolo. Per descrivere Ascoli Piceno nel 1500 dobbiamo andare a ritroso con la nostra mente e cercare di immaginare, come poteva mostrarsi ai nostri occhi questa splendida “urbs” di travertino cinquecento anni fa. Essa era una ricca e vitale città rinascimentale dominata dalla figura del Podestà che, insieme ai magnifici signori Anziani (i capi supremi del Comune e del Popolo), esercitava il potere in campo politico, economico e amministrativo, e questo grazie all’autonomia che la città aveva ottenuto dal Papato nel 1482 nella forma della Libertas Ecclesiastica. Questa era una concessione politico-amministrativa che era stata autorizzata da papa Sisto IV, e che aveva permesso ad Ascoli di reggersi come una Repubblica indipendente fino al 1502, anno in cui venne assorbita nello Stato Pontificio 2 . 1 Cfr. Ferriani 1995, p. 22. La sala fu così chiamata alla fine della I guerra mondiale per celebrare la vittoria degli italiani. Essa è dedicata alla pittura ascolana del XVI secolo rappresentata da Cola dell’Amatrice e Vincenzo Pagani (Monterubbiano, Ascoli Piceno, 1490?-1568). 2 Fabiani 1958, I, pp. 22-31, 118. Cappelli 1999, pp. 159-161. La Liberas Ecclesiastica ebbe fine quando i guelfi, sostenitori del potere pontificio, riuscirono a insorgere contro la tirannia del nobile ascolano Astolfo Guiderocchi. I rappresentanti del Comune furono così costretti a restituire alla Chiesa ogni prerogativa ottenuta. A celebrazione del ristabilimento dell’ordine dopo l’incarceramento del tiranno, gli ascolani fecero erigere nel 1510, nel portale laterale della chiesa di S. Francesco, il monumento trionfale a papa Giulio II della Rovere per aver restituito alla città la libertà. In riferimento alla Libertas Ecclesiastica, esiste un’opera realizzata da Carlo Crivelli (Zampetti 1986, pp. 284-286) nel 1486. Si tratta dell’Annunciazione, conservata alla National Gallery di Londra. La tavola è stata eseguita per la chiesa dei Minori Osservanti di Ascoli Piceno, ed è dedicata alla Vergine Annunciata in ricordo di un evento storico legato alla città, e cioè la concessione della Libertas Ecclesiastica da parte di papa Sisto IV. Probabilmente per iniziativa del cancelliere Grazioso Benincasa, Ascoli inviò a Roma due cittadini ascolani, allo scopo di ottenerla. Il 22 marzo 1482 in un breve il papa annunciava che il vescovo di Camerino Silvestro del Labbro era in procinto di giungere ad Ascoli per discutere sul provvedimento di autonomia amministrativa. I magistrati cittadini interpretarono il testo del breve quasi come un’anticipazione della concessa “Libertas”. La data della consegna del breve era appunto quella dell’Annunciazione: il 25 marzo. Quando il commissario papale giunse ad Ascoli trovò la città esultante e i

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