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Le pseudoallucinazioni visive

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Merighi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università della Valle D'Aosta
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche delle relazioni d'aiuto
  Relatore: Laura Ferro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

Affronteremo in questo elaborato alcuni aspetti generali del funzionamento psichico e della senso-percezione in particolare. La prima parte del primo capitolo è, infatti, dedicata ai principi organizzatori della psiche e al funzionamento dello psichico nella normalità, senza un coinvolgimento diretto dell’ambito psicopatologico.
Seguendo le distinzioni operate da Jaspers, ci occuperemo poi delle alterazioni che possono riguardare la percezione. Dopo una prima parte più generale, ci addentreremo - nella seconda parte del primo capitolo - nella distinzione tra distorsioni percettive e false percezioni, cercando di delinearne i caratteri precipui. Alle false percezioni, e in particolare alle pseudoallucinazioni, è dedicata infine la seconda parte del secondo capitolo.
Lo scopo di questo scritto è duplice: da un lato, si tenterà di raccogliere elementi sufficienti alla definizione del fenomeno pseudoallucinatorio attraverso la letteratura scientifica riguardante questo tema. Dall’altro lato, si cercherà di formulare ipotesi che possano chiarire alcuni aspetti relativi alle pseudoallucinazioni. Due sono gli elementi di fondo che tenteremo di mettere in luce: la vicinanza tra stato ipnagogico e pseudoallucinazioni, e la possibilità di interpretare questo tipo di falsa percezione in chiave psicodinamica.

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3 Introduzione Affrontare un discorso riguardante le alterazioni della percezione non è cosa semplice. Alcuni fenomeni si presentano in maniera chiara e distinta, mentre altri sembrano sfumare l’uno nell’altro, lasciando uno spazio ridotto per la differenziazione categoriale che si cerca di operare. Le funzioni psichiche non sono un agglomerato di singoli fenomeni isolabili, ma un insieme di relazioni in continuo svolgimento, dal quale cerchiamo di estrarre e descrivere le singole entità. Proprio per questo, è possibile che le distinzioni che tentiamo di fare abbiano solo un carattere transitorio, e possano essere modificate nel corso del tempo, grazie anche alla possibilità di studiare e acquisire un numero di informazioni maggiore sul funzionamento psichico. Per questo motivo, possiamo riprendere le parole di Jasper e sostenere che i fenomeni si possono descrivere solo in parte come ben delimitati e precisi, in modo che siano, nei diversi casi, riconoscibili veramente come identici. Isolare i fenomeni li rende di certo più puri e meglio determinati di quanto siano nella realtà, ma accettando solo provvisoriamente questa manchevolezza, possiamo giungere a concezioni caratteristiche, alla intensità della nostra osservazione e alla nettezza della nostra descrizione. 1 Ci troviamo quindi di fronte a uno iato: se da un lato dobbiamo tendere alla comprensione e alla definizione, dall’altro esister{ – seppur provvisoriamente – una distanza tra quanto possiamo affermare e categorizzare e i fenomeni nella loro reale natura. Tuttavia, questo è un compito della psicopatologia, ed è probabilmente l’unica via perseguibile per cercare di avvicinarsi il più possibile al cuore di quanto si intende studiare. 1 K. Jaspers, Psicopatologia generale, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 1982, p.64

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