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Il pensiero socio-economico di Gaetano Mosca

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Fumaroli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Angelo D'Orsi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

Due questioni mi paiono essere al centro dell’attuale dibattito sui problemi della nostra democrazia e, più in generale, sulla riuscita degli odierni regimi politici: come tutelare l’interesse generale, tra le forti pressioni lobbistiche, le istanze populiste e demagogiche e le derive plebiscitarie e cesariste? Il concetto di classe politica, comunemente utilizzato, è ricco di accezioni e peculiarità; ma chi costituisce davvero la classe governante, com’è strutturata al suo interno e che dinamiche instaura nei rapporti con i governati?
Nel ricercare le origini della nozione di classe dirigente, ho rinvenuto, nel pensiero di Gaetano Mosca (Palermo 1858 – Roma 1941), non soltanto una completa esposizione sociologica, ma anche una complessa teorizzazione politica. Lo studioso palermitano, per analizzare la politica, ha saputo coniugare tre discipline che sono, secondo me, complementari: la sociologia, la storia e l’economia. Da un lato, ebbe un’intuizione senz’altro acuta e illuminante, nel guardare alle classi dirigenti di un popolo come specchio della nazione stessa, ma anche individuare in esse la causa prima dello sviluppo morale e materiale di uno Stato. Parallelamente però, la capacità di questa teoria di adattarsi, nel tempo e nello spazio, l’ha resa un utile strumento per l’interpretazione della politica del passato, di quella presente, nonché fonte per formulare ipotesi sul futuro.
I principi primi, sui quali l’autore palermitano costruì il suo “Stato ideale” erano una classe dirigente intellettualmente colta e tecnicamente preparata, la libertà come principio inalienabile e discrimine della civiltà, il fondamento etico dell’agire politico. Quest’ultimo concetto ha offerto lo spunto maggiore: «può la scienza costituire un potere, minoritario sì ma eticizzato e tale da eticizzare radicalmente la vita politica?»
Oggi più che mai, questo tema sembra vivo: se infatti è stata dimostrata l’impossibilità pratica di una democrazia diretta su ampia scala, il secolo scorso ha altresì rivelato la pericolosità e la drammaticità degli Stati autoritari e fondati sul culto del capo. La democrazia, come modello politico, ha vinto, ma non per questo ha risolto la contraddittorietà intrinseca che la caratterizza: la ricerca di un equilibrio tra la sovranità popolare e la rappresentazione politica per la gestione del potere. In questo senso l’approccio del siciliano, liberale ma non democratico, elitista ma non autocratico, ha rappresentato, e costituisce ancor’oggi, un’interessante fonte di studio. Partendo dall’assunto che un numero ridotto governi sempre sulla maggioranza, il governo ottimale, nella -teorizzazione moschiana, era quello costituito dagli elementi migliori della società. Tutta l’opera di Mosca ruota quindi intorno alla questione di come selezionare la classe dirigente e di come permettere un continuo afflusso di nuove istanze, di diverse forze sociali e di personalità eccellenti al potere.
La tesi si strutturerà quindi in quattro capitoli che ripercorrano la vicenda biografica moschiana, secondo le cesure rispecchianti quelli che sono, a mio avviso, i tre grandi cambiamenti intervenuti nella sua vita. Innanzitutto l’arrivo a Torino, uno dei maggiori centri economici e intellettuali dell’Italia post-unitaria; quindi l’elezione parlamentare, in cui Mosca ebbe l’occasione di passare dalla teoria ai fatti; infine il definitivo trasferimento a Roma, coincidente con l’instaurazione della dittatura fascista.

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5 INTRODUZIONE Perché occuparsi di Mosca Chi possiede la conoscenza si dia da fare per trasformare la realtà che lo circonda e il filosofo abbia il coraggio di assumere le responsabilità del governante. Gaetano Mosca Due questioni mi paiono essere al centro dell‟attuale dibattito sui problemi della nostra democrazia e, più in generale, sulla riuscita degli odierni regimi politici. Innanzitutto il problema, politico e culturale, legato alla rappresentanza: come tutelare l‟interesse generale, tra le forti pressioni lobbistiche, le istanze populiste e demagogiche e le derive plebiscitarie e cesariste? Il secondo interrogativo è strettamente legato al primo: il concetto di classe politica, comunemente utilizzato, è ricco di accezioni e peculiarità; ma chi costituisce davvero la classe governante, com‟è strutturata al suo interno e che dinamiche instaura nei rapporti con i governati? Nel ricercare le origini della nozione di classe dirigente, ho rinvenuto, nel pensiero di Gaetano Mosca (Palermo 1858 – Roma 1941), non soltanto una completa esposizione sociologica, ma anche una complessa teorizzazione politica, corroborata da alcune tesi economiche. In particolare, lo studioso palermitano, per analizzare la politica, ha saputo coniugare tre discipline che sono, a mio modo di vedere, complementari: la sociologia, la storia e l‟economia. In lui ho trovato una chiave di lettura innovativa per la comprensione dei processi sociali e politici, grazie all‟uso sinergico di strumenti diversi e di un metodo, che, con tutti i suoi limiti e manchevolezze, è empirico e, complessivamente, può definirsi scientifico. La teoria della minoranza formulata dal siciliano, in antitesi alle spinte democratiche emergenti che, a partire dalla Rivoluzione Francese, stavano diffondendosi in larga parte del mondo, mi ha colpito per il suo doppio profilo, nazionale e universale. Da un lato infatti, fu un‟intuizione senz‟altro acuta e illuminante, guardare alle classi dirigenti di un popolo come specchio della nazione stessa, ma anche individuare in esse la causa prima dello sviluppo morale e materiale di uno Stato. Parallelamente però, la capacità di questa teoria di adattarsi, nel tempo e nello spazio, l‟ha resa un utile strumento per l‟interpretazione della politica del passato, di quella presente, nonché fonte per formulare ipotesi sul futuro. Facendo mio l‟auspicio di Mosca, di poter contribuire con lo studio alla comprensione della realtà e quindi al miglioramento della civiltà, ho ricercato i principi primi, sui quali l‟autore palermitano costruì il suo “Stato ideale”. Proprio in quei fondamenti, ho ritrovato

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storia
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gaetano mosca
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