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New York, l'urbanistica, le persone. Il nostro futuro nelle città

Alcuni anni fa, seguendo un corso di progettazione urbanistica, grazie al prof. Giovanni Zandonella, ho avuto modo di incontrare e leggere il testo di Jane Jacobs, “Vita e morte delle grandi città”; un libro scritto nel 1961.
Ma la pianificazione urbanistica è davvero la soluzione per i problemi delle città? O è solo una scienza, un’arte per pochi, che non sa interagire con il tessuto reale delle città? Forse è la soluzione… e forse le persone che vivono nelle città sono uno strumento per la materia urbanistica. Basta saperle ascoltare…
Da allora, ho iniziato a farmi una cultura urbana, avendo inoltre anche l’opportunità di lavorare sul campo, per capire se la pianificazione urbanistica abbia bisogno delle persone quanto le persone abbiano bisogno della pianificazione urbanistica. E non si tratta di fare architettura… Ma di dialogo… Di partecipazione ai processi di trasformazione urbana…
Con lo zaino in spalla ho cominciato le mie ricerche, le mie nuove conoscenze. Sono giunto così a New York, centro del mondo, e ho iniziato a comprendere l’urbanistica di una grande metropoli, i suoi processi, le sue evoluzioni, i suoi rapporti con gli abitanti e le Comunità.
Jane Jacobs parlava di una città intensa, vivace, dove gli urbanisti non sapevano cogliere l’ordine urbano che nasceva spontaneamente sui marciapiedi, fra la gente. Quella voce degli abitanti, che ancor oggi, se pur vestita di maggior rilievo, non trova pienamente ascolto da chi pianifica, gestisce, governa il territorio.
Scopo del lavoro, quindi, nel cercare risposte sul nostro futuro nelle città, è stato quello di addentrarmi nel cuore di questa grande metropoli, una città atipica rispetto ad altre, sia per le trasformazioni urbane avvenute in quest’ultimo secolo, sia per il particolare tessuto umano e sociale che vi risiede. Ho cercato di conoscerne la storia urbanistica, i suoi sviluppi; la nascita della pianificazione con gli abitanti, con le Comunità; leggere la struttura urbana, cogliere identità e vivacità presenti, descrivere forma, immagine, vivibilità; scoprire il lato umano esistente: quanto la voce delle persone incida nella pianificazione urbanistica.
Ho imparato che la conoscenza del territorio in cui si opera – aperto o urbanizzato – è una radice alla base di chi lavora per trasformarlo. Comprendere il tessuto urbano e sociale permette di formare un grande bagaglio culturale, di analisi, necessario agli aspetti decisionali successivi.
Se si afferra che la partecipazione della gente è uno strumento per chi pianifica il futuro, lo sviluppo, allora le esigenze degli abitanti e delle Comunità diventeranno parte dell’ordinaria progettazione urbana. E comprendere come gestire, pianificare, trasformare ed ascoltare una città come New York, coglierne “luci ed ombre”, permetterà di gestire, pianificare ed ascoltare al meglio ogni agglomerato urbano, ogni piccolo centro cittadino.
E’ un grande caso su cui investigare. Un percorso formativo che conduce a migliorarci.

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23 Uno sguardo alla storia urbanistica La New York odierna nacque nel 1811 quando l’Amministrazione cittadina del periodo coloniale approntò un piano che avrebbe segnato per sempre il carattere di Manhattan. Il Piano disegnato dai commissari dell’epoca disegnava una griglia urbana che copriva tutta l’isola, costituita esclusivamente di strade rettilinee e ad angolo retto, escludendo abbellimenti come circoli, ovali e stelle quale che fosse il loro effetto ai fini della comodità e dell’utilità. Il principio guida era la razionalità, la città non avrebbe sofferto della carenza di spazi aperti grazie alla sua fortunata ubicazione tra due ampi bracci di mare. A metà del secolo nasceva Central Park, ideato come una sorta di riserva naturale nella sconfinata griglia urbana che andava completandosi; venne inoltre varata una legislazione per la costruzione di alloggi popolari e di infrastrutture per la mobilità per far fronte alla forte crescita demografica a allo sviluppo urbano conseguente. Alla fine di XIX secolo, in seguito alla rapida crescita della città, il ruolo del governo cittadino si consolidò e la pianificazione urbana fu ripartita tra i presidenti dei “boroughs” (distretti), il Consiglio Comunale e il Sindaco. Le prime competenze riguardavano la mappatura delle strade e la pianificazione dei parchi. All’inizio del XX secolo i progressisti identificarono nel planning un elemento vitale della riforma dell’Amministrazione comunale. Ispirandosi all’esposizione di Chicago del 1893, sostenevano che la città dovesse essere modernizzata sotto la direzione di una commissione municipale che avrebbe dovuto redigere un “master plan” dotato di un budget di spesa. Nello stesso tempo cresceva la necessità per una regolazione del suolo più rigorosa, a causa della proliferazione dei grattacieli nella parte bassa di Manhattan e dei conflitti tra le fabbriche di abbigliamento dell’area esterna a Midtown e i negozi più eleganti distribuiti lungo la 5 th Avenue. Vennero nominate due commissioni composte dal Sindaco, dai presidenti dei boroughs, da un gruppo di tecnici e da “un’assemblea consultiva di cittadini”. La prima Commissione presentò al Consiglio Comunale il rapporto sulla regolamentazione edilizia, in cui descriveva i problemi causati da una crescita incontrollata e raccomandava l’adozione dello zoning per la regolamentazione dello

Laurea liv.I

Facoltà: Architettura

Autore: Enrico Morando Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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