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Cipro tra scontro e mediazione: evoluzione storica e contraddizioni della questione cipriota

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Biondi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Gustavo Gozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

Con l’espressione “questione cipriota” s’intende generalmente indicare quell’insieme di avvenimenti che hanno dato origine da un lato alla creazione e alla crisi della Repubblica di Cipro, dall’altro all’attuale divisione dell’isola in uno Stato greco-cipriota al Sud (RoC) – riconosciuto a livello internazionale come il rappresentante legale della Repubblica – e uno Stato turco-cipriota al Nord, riconosciuto solo dalla Turchia.
La principale peculiarità della questione cipriota è infatti la sua sostanziale multidimensionalità. In primo luogo parliamo di un conflitto coloniale fra una popolazione colonizzata e la potenza colonizzatrice, la Gran Bretagna. D’altro lato siamo anche di fronte ad un conflitto intercomunitario fra la maggioranza della popolazione di appartenenza etnico-linguistico greca, e una minoranza, che reclama il mantenimento dello status quo, la spartizione dell’isola e la parità politica con l’altra comunità.
In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, quando la strategia britannica del divide et impera risulta non bastare più, intervengono nella questione le due potenze alleate ma avversarie della regione (Grecia e Turchia).
Il conflitto coloniale − leggermente anomalo dal momento che l’anticolonialismo si unisce all’irredentismo enosista greco − si trasforma dunque in conflitto intercomunitario e in un confronto greco-turco.
La convergenza di queste tre conflittualità produce un’inedita cornice politico-istituzionale: gli accordi di Zurigo e Londra (1959-1960), imposti da un negoziato diplomatico fra Regno Unito, Grecia e Turchia. Questa cornice tuttavia non fa che “anestetizzare” il conflitto coloniale − trasformando il dominio britannico nella presenza permanente −, cristallizzare la conflittualità intercomunitaria − facendo della dialettica fra greco-ciprioti e turco-ciprioti il perno della vita istituzionale, che sfocerà nei disordini del 1964 −, e infine assecondare e solleticare gli appetiti di Grecia e Turchia, consentendo ai due Paesi di sbarcare truppe a Cipro e di poter intervenire in forze, unilateralmente, in caso di disordini intercomunitari (come effettivamente accade nel 1974).
La multidimensionalità del conflitto si allarga a partire dal 1974, quando l’Onu comincia ad assumere una posizione preminente nella questione cipriota.

Il negoziato procede a fasi alterne: dal successo per il raggiungimento dei primi accordi intercomunitari (1977 e 1979), fino allo stallo, culminato con la nascita della TRNC (Repubblica Turca di Cipro del Nord) nel 1983. Il riavvicinamento diplomatico greco-turco (1988) sembra preludere ad un passo in avanti nei rapporti tra le due comunità cipriote.
Nel 1992, per la prima volta, l’Onu propone un documento di accordo complessivo per la risoluzione della questione cipriota: il Set of Ideas, respinto però dai turco-ciprioti.

Nel periodo 1974-1990 la situazione cipriota si interseca con la bipolarità del sistema internazionale. Data la sua posizione strategica nel Mediterraneo, Cipro è considerato importante sia dal blocco americano – impegnato ad integrare la Turchia nell’area di influenza occidentale – che dal blocco sovietico, che cercava di sfruttare ogni possibile divisione del campo avversario.

Gli anni ’90 segnano l’ingresso di un nuovo attore nelle dinamiche cipriote: l’Unione Europea. L’“effetto catalizzatore” su questa nuova prospettiva che ha certamente la duplice candidatura alla UE da parte della Turchia (1987) e di Cipro (1990) ha però anche conseguenze ambivalenti sul negoziato intercomunitario. Infatti, mentre la richiesta di adesione della RoC – avanzata a nome dell’intera isola – è subito accolta dalla Commissione Europea, quella turca è respinta. Il dialogo intercomunitario si irrigidisce sia per le perplessità e le paure turche-cipriote ad intraprendere il percorso di integrazione nell’UE, sia per l’opposizione della Turchia.
La diplomazia europea cerca di superare l’impasse, ma gli esiti non sono quelli sperati. Infatti, se da un lato la RoC diventa membro ufficiale dell’UE (maggio 2004), dall’altro la riunificazione dell’isola rimane ancora un miraggio, soprattutto dopo il fallimento del Piano Annan (aprile 2004).

Contemporaneamente, anche se i rapporti euro-turchi migliorano a partire dal 1995 (stipulazione dell’Unione Doganale), raggiungendo l’apice nel 2002 con la vittoria del partito filo-europeista turco AKP, il continuo rinvio europeo sine die riguardo l’apertura dei negoziati per l’ingresso della Turchia in Europa produce nei turchi un senso di frustrazione e perplessità.

La questione rimane quindi ancora aperta. Le speranze per il raggiungimento di un accordo tra le due comunità non sono ancora tramontate, anzi, a partire dall’8 luglio 2006 i negoziati sono ripartiti. Ma la risoluzione positiva della questione cipriota non è scontata. Quello che appare comunque evidente è che il negoziato in corso costituisce l’ultima possibilità per scongiurare la definitiva divisione dell’isola.

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 Introduzione Con l’espressione “questione cipriota” s’intende generalmente indicare quell’insieme di avvenimenti che hanno dato origine da un lato alla creazione e alla crisi della Repubblica di Cipro, dall’altro all’attuale divisione dell’isola in uno Stato greco-cipriota al Sud (RoC) – riconosciuto a livello internazionale come il rappresentante legale della Repubblica – e uno Stato turco-cipriota al Nord, riconosciuto solo dalla Turchia, che ne garantisce la sopravvivenza economica e militare. La principale peculiarità della questione cipriota è infatti la sua sostanziale multidimensionalità. In primo luogo parliamo infatti di un conflitto coloniale fra una popolazione colonizzata e la potenza colonizzatrice, la Gran Bretagna. D’altro lato siamo anche di fronte ad un conflitto intercomunitario fra la maggioranza della popolazione di appartenenza etnico-linguistico greca, e una minoranza, più o meno integrata, che reclama a fasi alterne il mantenimento dello status quo, la spartizione dell’isola e la parità politica con l’altra comunità. In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, agli albori del processo di decolonizzazione e al sorgere della guerra fredda e del confronto bipolare, quando la strategia britannica del divide et impera risulta non bastare più, intervengono nella questione le due potenze alleate ma

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