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Da Napoli a Liverpool: un viaggio chiamato traduzione

La traduzione per il teatro è una delle branche della traduzione più trascurate, al pari della poesia. Linguisti e traduttori, molto spesso, si rifiutano di intraprendere lavori di questo tipo, adducendo come scusa l’impossibilità di realizzare una traduzione fedele al testo originale. Le traduzioni definitive e completamente fedeli all’originale non esistono, ma nulla è intraducibile, nemmeno il teatro. Sicuramente tradurre per il teatro non è semplice. Alla base, oltre alle qualità imprescindibili per un qualsiasi altro lavoro di traduzione, ci vogliono molta passione, molto interesse, e soprattutto tanta buona volontà. Tradurre un testo teatrale prende molto tempo, bisogna documentarsi molto, curare ogni singola battuta, tenendo presente che si sta facendo una traduzione di un testo caratterizzato da un’infinità di caratteristiche che non sono tipiche di tutti i testi scritti. Un traduttore deve, infatti, tenere sempre presente che si sta traducendo per la scena, che la sua deve essere una traduzione "from page to stage", una traduzione per cui la voce, i suoni, le luci, i costumi, l’edificio teatrale, il pubblico, e in definitiva il sistema teatrale tutto del paese della comunità d’arrivo, avranno un’importanza fondamentale. E purtroppo tutte queste esigenze, si scontrano quotidianamente con le leggi del mercato, rendendo molto spesso, quanto affermato, praticamente impossibile nella realtà. L’auspicio è che nel futuro le cose cambino, che sempre più traduttori s’impegnino in attività come quella oggetto della mia tesi e che sempre più attraverso la traduzione si riescano a eliminare le distanze culturali che allontanano i paesi, anche quelli che sembrerebbero in realtà così vicini, quali appunto l’Italia e l’Inghilterra.

Si propone la traduzione verso l'inglese di un testo teatrale in dialetto napoletano del grande De Filippo e un successivo confronto con una traduzione già esistente. Il testo scelto è Napoli Milionaria!.

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Introduzione Quasi un anno fa si concludeva la mia esperienza Erasmus presso l’Università di Warwick, in Inghilterra. A distanza di tutti questi mesi, le immagini di quei giorni bellissimi e tutte le esperienze meravigliose vissute, sono ancora vive e impresse nella mia mente. Il soggiorno Erasmus è una delle esperienze più straordinarie che uno studente, in particolar modo uno studente di lingue, possa vivere durante la sua carriera universitaria. L’Erasmus mi ha resa libera culturalmente, mi ha aperto orizzonti infiniti e prima nemmeno lontanamente immaginabili, mi ha dato l’opportunità unica di vivere e studiare in un contesto internazionale, mi ha resa internazionale. Ricordo che quando chiedevo alle persone che incontravo ogni giorno, agli studenti provenienti da ogni parte del mondo, cosa li avesse spinti a scegliere di vivere quest’esperienza, il perché di tanti mesi (in alcuni casi diventati poi anni) di studio lontano da cosa, la loro risposta era sempre la stessa “To be international”. L’Erasmus mi ha insegnato a camminare con le mie gambe, a lottare per dimostrare quanto valgo, mi ha insegnato a sognare, a volare libera sui cieli d’Europa e non, e non solo fisicamente. Mi ha resa una persona migliore, mi ha regalato rapporti che saranno per la vita, e soprattutto la voglia di continuare a crescere, vivere e studiare, in contesti multiculturali. Anche il fatto di essere partita ormai alla fine del mio percorso accademico ha contribuito molto, avendo una maturità linguistica e personale decisamente differenti. Ed è proprio durante quest’esperienza all’estero che ho maturato l’idea di questa tesi. Ricordo che passavo tante ore in library, spulciando un’infinità di testi, alla ricerca di un argomento che mi appassionasse e che allo stesso tempo potesse anche avere un legame con quest’esperienza. E poi un giorno, durante una classe di traduzione, rigorosamente anglo-italiana, lo spunto per questo lavoro. Si parlava di traduzione, di dialetti, e davanti a noi avevamo un testo in siciliano da tradurre. I nostri colleghi inglesi ci guardavano perplessi, inconsapevoli del fatto che una traduzione di questo tipo fosse una bella sfida anche per noi. In seguito partecipammo a un’altra lezione, durante la quale noi italiani dovevamo parlare nel nostro dialetto e gli inglesi dovevano capire di quale dialetto si trattasse e individuare la nostra provenienza. Ricordo che da quelle lezioni vennero fuori considerazioni linguistiche di un certo peso, ma soprattutto, avendo visto l’interesse che gli studenti

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Rosaria Pappalardo Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.