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I licenziamenti collettivi

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Caruana
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Bellavista
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Nella mia tesi ho analizzato un fenomeno, purtroppo, di grande attualità ovvero i licenziamenti collettivi, affrontandoli alla luce dell'ambito normativo italiano e della disciplina della l. 223/1991, soffermandomi su alcuni aspetti di particolare rilievo, come le differenze sussistenti tra licenziamento collettivo ed individuale plurimo, ed in particolar modo ad un esempio di conflitto tra diritto interno e comunitario.
Il collasso economico ha portato molte aziende a porre in essere dei licenziamenti di massa, e/o a far rinunciare ai lavoratori gran parte dei loro diritti ottenuti in decenni di battaglie (vedi F I A T).
I licenziamenti di massa diventano, così, nella maggior parte dei casi un must per le aziende, a tal punto che oggi vengono definiti come una: “scorciatoia ideale per recuperare l’equilibrio economico-gestionale d’una impresa”. Tale affermazione ci fa capire e notare la particolare valenza che assume l’istituto del licenziamento collettivo, dove si va oltre al rapporto individuale del lavoro, rispetto al quale ben più emerge qui,in tutta la sua problematicità, il conflitto tra diritti di rilievo costituzionale: da un lato la libertà di iniziativa economica privata sancita dall’art. 41 Cost., meglio conosciuta come “potere datoriale”, e quindi il sacrosanto diritto dell’imprenditore di gestire l’azienda nella maniera da lui ritenuta più efficace e proficua; dall’altro, il diritto al lavoro ed i risvolti sociali connessi all’esercizio dell’impresa, principi, entrambi, tutelati dal nostro legislatore.
Il licenziamento collettivo non è altro che una proiezione della crisi di un’impresa sul piano occupazionale in termini di riduzione del personale, e quindi di perdita dei posti di lavoro, con effetti diretti sul mercato del lavoro tanto locale che nazionale.
Il seguito sociale causato dal licenziamento collettivo, coinvolge interessi che vanno ben al di là dei singoli lavoratori interessati di tale provvedimento, allargandosi alla dimensione collettiva aziendale ed ultra aziendale e poi nazionale, problemi ben differenti rispetto ad un licenziamento individuale.
Gli interessi coinvolti in tale procedura sono diversi e complessi, quello del datore è di licenziare in massa per recuperare l’equilibrio economico-gestionale dell’impresa, che si contrappone a quello dei lavoratori e dei sindacati che fanno riferimento a questioni economico-sociali, rivolti principalmente alla tutela e alla salvaguardia del posto di lavoro.
All’interno dell’azienda, l’esplosione della vicenda che scaturisce dall’eccedenza di personale,produce un’implosione degli interessi dei lavoratori dell’azienda, da un lato, e dall’altro, una dialettica anche tra interessi interni all’azienda ed interessi esterni ad essa; dunque, per quanto riguarda gli interessi interni, vale a dire, dei lavoratori collocati nei luoghi del processo produttivo, che sono oggetto immediato della ristrutturazione e quindi, immediatamente esposti al rischio del licenziamento, contro quello degli altri lavoratori, non coinvolti immediatamente nella procedura, i quali, volta a volta, potranno avere interesse a che quei licenziamenti si attuino perché sono valutati come l’unico strumento per un risanamento dell’impresa che possa garantire loro l’occupazione, oppure a che si utilizzi uno degli strumenti alternativi di risanamento perché, altrimenti, in un futuro più o meno prossimo, il rischio del licenziamento potrà investire anche loro.

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1 1. Introduzione L’attuale sfavorevole congiuntura economica riporta d’attualità, fra le varie tematiche del diritto del lavoro, quello dei licenziamenti collettivi. Oggi, in Italia tale fenomeno ha raggiunto cifre da record, infatti, dopo la crisi dell’anno passato, in Italia ogni giorno mediamente 30 aziende al giorno inoltrano istanza di fallimento, con il risultato di più di 10000 aziende chiuse in un anno; cifre, queste, che fanno preoccupare l’intera collettività. Il collasso economico ha portato, così, molte aziende a porre in essere dei licenziamenti di massa, e/o a far rinunciare ai lavoratori gran parte dei loro diritti ottenuti in decenni di battaglie (vedi F I A T). I licenziamenti di massa diventano, così, nella maggior parte dei casi un must per le aziende, a tal punto che oggi vengono definiti come una: “scorciatoia ideale per recuperare l’equilibrio economico- gestionale d’una impresa” 1 . Tale affermazione ci fa capire e notare la particolare valenza che assume l’istituto del licenziamento collettivo, dove si va oltre al rapporto individuale del lavoro, rispetto al quale ben più emerge qui, in tutta la sua problematicità, il conflitto tra diritti di rilievo costituzionale: da un lato la libertà di iniziativa economica privata sancita dall’art. 41 Cost., meglio conosciuta come “potere datoriale”, e quindi il sacrosanto diritto dell’imprenditore di gestire l’azienda nella maniera da lui ritenuta più efficace e proficua; dall’altro, il diritto al lavoro ed i risvolti sociali connessi all’esercizio dell’impresa, principi, entrambi, tutelati dal nostro legislatore. Il licenziamento collettivo non è altro che una proiezione della crisi di un’impresa sul piano occupazionale in termini di riduzione del 1 G. NATULLO, “Il licenziamento collettivo: interessi, procedure, tutele”, Milano, 2009, p. 11.

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Parole chiave

licenziamenti collettivi
diritto comunitario
criteri di scelta
licenziamento individuale plurimo
procedura di mobilità
l.223/1991

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