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Maltrattamento e funzione riflessiva: caso clinico di Anna

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Russo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Carmela Saraceno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

La disponibilità di un genitore aumenta la probabilità che si sviluppi un attaccamento sicuro che fornisce al bambino, il contesto ideale per esplorare la mente del genitore.
Lo psicoanalista contemporaneo Peter Fonagy ha condotto numerosi studi sui processi mentali che stanno alla base del rapporto madre-bambino. Nel comportamento del genitore, il bambino percepisce l’immagine di se stesso come in grado di mentalizzare, desiderare e avere delle opinioni. Egli vede che il genitore ha di lui, una rappresentazione come essere intenzionale.
Fonagy ha dimostrato che episodi di abuso o maltrattamento compromettono tale processo e di conseguenza anche la capacità riflessiva del bambino.
Si vuole partire da queste considerazioni per mettere in evidenza l’importanza delle prime esperienze infantili e la predittività di queste sulla vita adulta di ciascun individuo.La prima parte della tesi ripercorrerà la strada segnata dalle prime teorie sullo sviluppo affettivo.
La seconda parte è mirata alla comprensione del concetto innovativo di “funzione riflessiva”, proposta da Peter Fonagy.
La terza parte infine, avrà un profilo applicativo che riguarderà gli effetti del maltrattamento sulla funzione riflessiva attraverso la presentazione di un caso e la sperimentazione su di esso di una modalità terapeutica teorizzata dall’autore e molto apprezzata nel panorama psicoanalitico: la modalità del “gioco del far finta”.

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INTRODUZIONE _______________________________________________________________ ‹‹Il bambino piccolo non può esistere da solo, ma è fondamentale parte di una relazione››. 34 Questa citazione di Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, esplica in modo sintetico lo scopo della mia tesi. L’obiettivo è sottolineare l’importanza dell’osservazione diretta del bambino e delle sue relazioni significative nel contesto di sviluppo che, insieme ai resoconti narrativi forniti dai genitori, costituiscono una metodologia di valutazione clinica per ottenere conoscenze approfondite sulle caratteristiche auto-organizzative, affettive, cognitive e sociali del bambino. L’esperienza normativa ha necessariamente le proprie radici nell’adattamento biologico della nostra specie. Siamo abituati a pensare ai principi di organizzazione, regolazione e cambiamento come a principi centrali nello sviluppo dell’individuo; tuttavia la caratteristica peculiare dell’esperienza infantile non riguarda tanto lo stato di adattamento dell’individuo, quanto piuttosto la relazione di accudimento. 35 Winnicott affermando che il bambino da solo non esiste, intendeva dire che un infante non può sopravvivere e svilupparsi senza l’intimità, il coinvolgimento e le cure costanti di una figura parentale. 34 D.W. Winnicott, La teoria del rapporto infante genitore, in D.W. Winnicott , Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma 1981, p.41. 35 Cf. R. N. Emde, L’esperienza relazionale del bambino piccolo: aspetti evolutivi e affettivi, in A. J. Sameroff – R. N. Emde (a cura di) I disturbi delle relazioni nella prima infanzia, Bollati Boringhieri, Torino 1989, p.45. 2

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Parole chiave

maltrattamento
peter fonagy
attaccamento materno
funzione riflessiva
gioco del far finta

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