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La responsabilità internazionale degli stati per atti di genocidio

Il presente lavoro è stato realizzato per analizzare la responsabilità internazionale dello Stato per atti di genocidio. Il percorso tracciato in questa tesi di laurea parte dalla definizione della nozione e dalla Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio, passando per l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia e per quella del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, con la sua prima sentenza per genocidio cinquant’anni dopo l’adozione della Convenzione del 1948, per arrivare alla sentenza relativa al caso Bosnia-Erzegovina c. Repubblica federale jugoslava della Corte Internazionale di Giustizia, con la quale si è per la prima volta ventilata la possibilità di condannare uno Stato per atti di genocidio.
Il primo capitolo si apre con la definizione del termine genocidio data nel saggio “Axis Rule in Occupied Europe”, del 1944, del professor Raphaël Lemkin, frutto dell’analisi dei primi eventi classificabili come genocidio nella storia, ma soprattutto delle atrocità commesse dal regime nazista.
Il capitolo successivo è incentrato sulla Convenzione del 1948.
Il terzo capitolo è dedicato all’istituzione dei tribunali ad hoc competenti a giudicare gli autori del crimine di genocidio.
Il quarto capitolo entra nel merito della responsabilità dello Stato per atti di genocidio grazie allo studio del ruolo della Corte Internazionale di Giustizia e, soprattutto, della sentenza relativa al caso Bosnia-Erzegovina c. Repubblica federale jugoslava, ovvero della prima sentenza che ha confermato che anche gli Stati, e non solo gli individui, possono essere accusati e condannati per aver perpetrato il crimine di genocidio.
Infine, la parte conclusiva di questo lavoro è indirizzata all’accertamento della responsabilità internazionale dello Stato in base al dritto internazionale e alle decisioni prese dalla Corte Internazionale di Giustizia nella più volte menzionata sentenza.

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7 1. LE ORIGINI DELLA NOZIONE E LE RISOLUZIONI SUL CRIMINE DI GENOCIDIO 1.1. La nozione e i primi casi di genocidio nella storia Nel saggio “Axis Rule in Occupied Europe”, del 1944, Raphaël Lemkin introdusse il termine “genocidio”, formato dall‟unione della parola greca genos, ossia razza o etnia, e dell‟espressione latina cide, derivante dal verbo caedere, che significa uccidere. Questo nuovo termine indica il piano coordinato e diretto alla distruzione dei pilastri essenziali della vita di un gruppo nazionale, con il fine ultimo di annientarlo. Il genocidio, per l‟autore, è composto da due fasi: la prima consiste nella distruzione del modello comportamentale e dei valori nazionali del popolo oppresso, mentre la seconda è volta all‟imposizione del proprio schema socio- culturale da parte dell‟oppressore. Questo disegno mira alla disintegrazione delle istituzioni politiche, sociali e culturali, nonché economiche e confessionali del gruppo nazionale perseguitato, portando finanche all‟eliminazione fisica degli individui che appartengono a tale gruppo 1 . Lemkin accennò anche al concetto di “depersonalizzazione della vittima”, per prendere in prestito un‟espressione in seguito coniata dalla penalista francese Mireille Delmas-Marty 2 , poiché evidenziò come il genocidio fosse diretto contro i membri di un gruppo nazionale in quanto tali e non a causa delle loro qualità individuali. Basandosi sull‟esperienza delle atrocità compiute dalla Germania nazista nei territori occupati, il giurista polacco classificò quelle che considera le diverse forme di genocidio, prendendo in considerazione: - il genocidio politico, perpetrato sostituendo le istituzioni del territorio occupato con quelle dell‟occupante; 1 R. LEMKIN, Axis Rule in Occupied Europe: Laws of Occupation - Analysis of Government - Proposals for Redress, Washington, 1944, p. 80. 2 A. CASSESE, Lineamenti di diritto internazionale penale, Vol.(I) Diritto sostanziale, Bologna, 2005, p. 168.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Marco Piero Cusimano Contatta »

Composta da 101 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.