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La scuola italiana di filosofia analitica del diritto. Storia, presupposti e limiti.

Informazioni tesi

  Autore: Federico Brangian
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maurizio Manzin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

A B S T R A C T

Federico Brangian


La scuola italiana di filosofia analitica del diritto. Storia, presupposti e limiti.

In questa tesi vengono tracciate le linee di sviluppo, da un punto di vista storico e critico, del movimento gius-analitico italiano, movimento che nasce ufficialmente nel 1950 (anno nel quale è pubblicato l’articolo di Bobbio Scienza del diritto e analisi del linguaggio) e il cui peso, nell’ambito della cultura giuridico-filosofica italiana, sarà preponderante per almeno un quindicennio, influenzando, direttamente o indirettamente, gran parte delle discussioni dei filosofi del diritto e degli specialisti.
Nel primo capitolo abbiamo affrontato i presupposti storici e filosofici sui quali si costituisce la scuola di Bobbio, unitamente all’analisi dell’articolo che l’ha ispirata.
Nel capitolo secondo abbiamo messo in luce quali siano le posizioni comuni ai vari gius-analitici italiani che si richiamano, a diverso titolo, alla scuola del filosofo torinese.
Nel capitolo terzo abbiamo trattato gli sviluppi, successivi alla fondazione, della scuola stessa, rilevando peculiarità e differenze.
Nel capitolo quarto ci siamo occupati in particolare di Bobbio e Scarpelli, comunemente considerati i due più autorevoli rappresentanti del movimento. Da essi specialmente abbiamo tratto le nostre considerazioni sulla crisi della scuola datata intorno alla metà degli anni ’60: crisi che coinvolse l’intero pensiero giuspositivista, e che viene generalmente reputata decisiva per le sorti del movimento gius-analitico.
Nel quinto capitolo abbiamo delineato le due diverse, ma non incompatibili, vie imboccate dagli (ex) giuspositivisti dopo la crisi, confrontandole criticamente.
Nelle conclusioni, infine, abbiamo cercato di indicare non solo le verosimili ragioni del “fallimento” della scuola, ma anche i pericoli che tale fallimento ha indirettamente evitato, consentendo di rimettere in discussione la reale portata, umana e scientifica, della riflessione storico-metafisica come costitutiva del metodo filosofico e di ogni possibile filosofia del diritto che non voglia ridursi a mera notificazione di atti di forza esercitata dal potere per fini che si vogliono sottratti ad una discussione non meno rigorosa di quella puramente ipotetico-deduttiva, sempre propugnata dagli analitici come la sola possibile.

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4 CAP. I COME NASCE LA SCUOLA ANALITICA ITALIANA I.1. LE ORIGINI La nascita ufficiale della scuola analitica italiana si fa comunemente coincidere con la pubblicazione, nel 1950, del saggio di Norberto Bobbio Scienza del diritto e analisi del linguaggio. Tale saggio, nato da una conferenza tenuta nel marzo 1949 presso il Centro di Studi Metodologici di Torino1, contiene già in nuce concetti che Bobbio svilupperà più approfonditamente nel corso delle sue lezioni accademiche di Teoria della scienza giuridica negli anni immediatamente successivi. Scienza del diritto e analisi del linguaggio si pone, nel contesto storico-culturale postbellico, come un vero e proprio “manifesto programmatico della rinascita del positivismo giuridico in Italia”2. Una rinascita molto particolare poiché il positivismo giuridico, nel caso specifico quello di tipo kelseniano, viene a coniugarsi con un orientamento filosofico, quello dell’empirismo logico e della filosofia analitica; ed è proprio dall’innesto di un orientamento filosofico su un filone prettamente giuridico che nasce e si sviluppa il movimento di pensiero oggetto della nostra indagine3. 1 Vedi N. BOBBIO, “Scienza del diritto e analisi del linguaggio”, in Riv. Trim. di diritto e procedura civile, 1950, 342-367:342. 2 M. BETTIOL, Positivismo moderato della gius-filosofia analitica, Napoli, 1985, 53. 3 M. JORI, nel suo Il giuspositivismo analitico italiano prima e dopo la crisi, ha messo in luce come “l’applicazione al diritto delle idee e strumenti” dell’empirismo logico e della filosofia analitica fosse già avvenuta precedentemente a Scienza del diritto e analisi del linguaggio, anche se solo “in qualche caso [...] isolato” e per la precisione in: F.E. OPPENHEIM, “Outline of a Logical Analysis of Law”, in Philosophy of Science, 11, 1944, 142ss.; G. WILLIAMS, “Language and the Law”, in The Law Quarterly Review, 61 e 62, 1945-46, 71ss., 179ss., 293ss., 384ss.; G. WILLIAMS, “International Law and the Controversy concerning the Word Law”, in British Year Book of International Law, 1945, pp. non indicate dall’autore. La maggiore novità dell’operazione di Bobbio, quindi, non starebbe tanto, secondo il filosofo milanese, nell’avere coniugato l’empirismo logico e la filosofia analitica con il diritto, ma piuttosto nell’avere coniugato tale orientamento filosofico con quel particolare filone giuridico che è il positivismo kelseniano. Con Bobbio, “per la prima volta − afferma Jori − si cerca di tradurre

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Parole chiave

logica giuridica
filosofia del diritto
norberto bobbio
giuspositivismo
filosofia analitica del diritto
umberto scarpelli
teoria generale del diritto

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