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La mediazione linguistico-culturale nella gestione dei conflitti penali e della giustizia.

Informazioni tesi

  Autore: Rossella Cotellessa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Mediazione linguistica e comunicazione interculturale
  Relatore: Corinne Del Re
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

Il percorso di ricerca intrapreso tenta di analizzare la figura professionale del mediatore e produrre una serie di possibili soluzioni volte a favorire l’approccio all’estesa e ricca sfera della mediazione giuridico-penale. Questa tesi si compone di tre parti principali. La prima comprende una breve analisi della mediazione linguistico-culturale, per fornire un quadro introduttivo sull’attività del mediatore e sui suoi contesti operativi. La seconda parte, ‘mediazione giuridica’, ‘processi penali’ e ‘ipotesi di formazione’ entra nel vivo dell’analisi, raccogliendo informazioni approfondite sulla professione del mediatore in ambito giuridico, sul suo operare all’interno dei tribunali, analizzando dettagliatamente la sua figura e fornendo ipotesi di formazione.
La terza ed ultima parte, il linguaggio giuridico e la terminologia giuridica, affronta il tema complesso della lingua del diritto e delle sue peculiarità nell’approccio sia testuale che comunicativo da parte del traduttore-interprete, spostando l’attenzione anche all’esteso contesto linguistico dell’UE ed all’elaborazione di un lessico comunitario che possa fronteggiare problemi dati dal plurilinguismo. Ne scaturisce un contributo utile per un mediatore linguistico che si accinge ad operare in campo giuridico e giudiziario, poiché fornisce una ricca disamina terminologica ed esempi di possibili difficoltà di natura sia linguistica che culturale a cui si può andare in contro e soluzioni per affrontarle.

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Introduzione Il percorso di ricerca intrapreso tenta di analizzare la figura professionale del mediatore e produrre una serie di possibili soluzioni volte a favorire l’approccio all’estesa e ricca sfera della mediazione giuridico-penale. Il primo riferimento alla figura professionale del mediatore interculturale si trova nella L. n. 40 del 6.3.1998 1 , che riconosce il diritto al supporto linguistico agli stranieri che entrano in contatto con istituzioni e servizi pubblici, quali tribunali, commissariati di polizia, questure, strutture sanitarie, istituzioni scolastiche, enti locali, servizi sociali e così via. La necessità di una preparazione adeguata a ricoprire tale ruolo è stata avvertita fin dagli inizi degli anni ’90 da Associazioni private 2 ed Enti locali che hanno istituito i primi corsi per mediatori linguistico-culturali e hanno contribuito alla definizione del ruolo svolto dal mediatore e della relativa qualificazione 3 . Le definizioni attribuite a questa figura variano da un’istituzione ad un’altra, si parla di: mediatore culturale, mediatore interculturale, mediatore linguistico- culturale, operatore di madre lingua, interprete linguistico-culturale ed iniziano a farsi largo anche espressioni quali interprete di comunità e interprete per i servizi sociali. Le competenze richieste per coprire un tale ruolo sono diverse: 1) conoscenza della ‘società’, ovvero, delle tradizioni, degli usi e costumi delle società in questione; 2) capacità comunicative, che includono sia il linguaggio verbale che quello non verbale; 3) capacità tecniche, che vanno in funzione allo status di una persona all’interno di una società e comportano la capacità di adottare comportamenti adatti 1 Legge nota come ‘Turco-Napolitano’:“Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, art. 40, primo comma, lettera d: “Lo Stato, le regioni, le province e i comuni […] favoriscono […] la realizzazione di convenzioni con associazioni regolarmente iscritte nel registro di cui al comma 2 per l’impiego all’interno delle proprie strutture di stranieri, titolari di carta di soggiorno di durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti a diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi”. 2 Tra le più attive citiamo il COSPE (cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) di Firenze e il CIES (Centro Informazione Educazione allo Sviluppo) di Roma. 3 Per la formazione interculturale realizzata da istituzioni universitarie e associazioni che operano nella fascia della scuola dell’obbligo e nei servizi dell’infanzia si rimanda all’articolo di Lorenzo Luatti, 2004. 4

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Parole chiave

mediazione penale
linguaggi settoriali
mediazione linguistico-culturale
mediazione giuridico-penale
la lingua del diritto
la mediazione linguistica nei tribunali
linguaggio giuridico
giuristi-linguisti

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