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La Geopolitica della Finanza Islamica

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Ridolfi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marcella Emiliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

La tesi si propone di analizzare nel dettaglio quali sono i legami fra uno dei fenomeni più importanti del regionalismo islamico, lo sviluppo della finanza islamica, e le istanze politiche dei paesi musulmani. L’obiettivo è quello di stabilire le origini della finanza islamica, il suo rapporto con l’Islam e le sue caratteristiche normative. In particolare, la tesi si preoccupa di approfondire solo a margine gli aspetti legali e finanziari tout-court della finanza islamica, per concentrarsi sugli aspetti politici, politico-economici e sociali del settore. Inoltre, un aspetto centrale della tesi sta nell’analisi dei punti di somiglianza e differenza fra le interpretazioni della finanza islamica nei vari paesi musulmani, in particolare fra paesi medio - orientali e paesi musulmani del sud – est asiatico. Il lavoro si divide in quattro capitoli principali:
-nel primo, la finanza islamica viene affrontata in prospettiva storia. Si evidenziano l’ambito in cui si è sviluppata e i protagonisti che l’hanno creata. Inoltre, vengono esaminate le principali differenze nell’origine del mercato islamico fra paesi del medio – oriente e asiatici
- nel secondo, si affrontano gli aspetti più propriamente economici della finanza islamica. In particolare, si analizzano i principali strumenti finanziari del mercato, paragonandoli a quelli convenzionali, e si valutano punti forti e debolezze. Inoltre, si esamina il collegamento fra finanza islamica e nuova borghesia dei paesi musulmani.
-nel terzo, si affronta l’argomento da un punto di vista globale. L’obiettivo principale è dimostrare che le dinamiche del mercato islamico hanno come prima aspirazione quella di definire l’identità musulmana nell’economia globale, e di superare gli Stati-apparato musulmani, ritenuti incapaci di portare a termine la missione di armonia sociale che sta alla base dell’Islam.
-nel quarto capitolo, infine, si analizza un Case Study: la comparazione dello stato della finanza islamica in due paesi: Arabia Saudita e Indonesia.

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INTRODUZIONE Da circa due anni il sistema economico-finanziario occidentale non gode né di buona salute, né di ottima fama. Il caos dei mutui sub- prime e dei derivati a essi collegati ha scavato profonde ferite pressoché ovunque nel mondo. Non solo la finanza è crollata, ma anche l’economia reale, che dalla prima riceveva liquidità. Insomma, la crisi sistemica ha peggiorato lo stile di vita di milioni di persone, e rimarrà uno spettro con cui confrontarsi per molto tempo. E’ naturale, in momenti di sfiducia, guardarsi intorno per cercare alternative. Per molti, esperti del settore e politici, imprenditori e semplici cittadini, è divenuta necessaria la ricerca di un sistema finanziario più equo, meno perverso nelle sue logiche, e che sia possibile governare. Non sappiamo se la ricerca avrà buon successo: più di si allontana dal dolore, più le ragioni del cambiamento diventano confuse. E’ anche vero che alcuni modelli alternativi erano già presenti. In primis, il sistema economico-finanziario islamico. Al di là della vocazione prettamente religiosa, questo sistema si basa su un’idea di società di certo più armonica ed equa di quella liberista, in cui la finanza rimane un utile strumento di allocazione del credito. Negli ultimi anni, quindi, abbiamo assistito al fiorire di studi e analisi sulla finanza islamica, ormai reputata un fenomeno importante anche dai più scettici. 7

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