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Web 2.0 e pluralismo dell'informazione: contributi e limiti

Dalla sua nascita a oggi, Internet è entrato a far parte della vita di milioni di persone. Il tifone digitale ha investito praticamente tutti i campi dell’attività umana ed ha senza dubbio rivoluzionato il mondo dell’informazione. Stefano Rodotà sostiene che “si ha vita democratica solo in presenza di un diffuso e permanente pluralismo informativo” . Il World Wide Web è il più grande mezzo che sia mai stato creato per la diffusione e la condivisione delle informazioni: il suo carattere delocalizzato e tendenzialmente “acefalo”, l’assenza di barriere all’accesso, lo configurano come uno spazio in cui la libertà di informazione e il pluralismo informativo trovano potenzialmente un enorme ampliamento.
Il Web 2.0, poi, sebbene sia stato spesso definito come una semplice buzzword e siano state messe in dubbio da più parti le sue reali innovazioni tecniche, ha visto nascere un nuovo paradigma. La sua intrinseca natura partecipativa, il proliferare degli user generated contents, la “teoria della coda lunga” di Chris Anderson hanno alimentato una serie di promesse attorno alla rete e al suo potere di cambiamento relative soprattutto al grande processo di espansione del pluralismo, con un’apertura del ventaglio di idee e informazioni che l’umanità non ha mai conosciuto prima d’ora, e alla maggiore partecipazione democratica al processo di costruzione dell’informazione, che permette una crescente gestione della funzione mediatica da parte della società intera, uno dei fenomeni più importanti del periodo contemporaneo.
La mia tesi scaturisce fondamentalmente da due domande: quali sono i concreti contributi che il Web 2.0 offre alla libertà di informazione e al pluralismo informativo? Le aspettative che la rete ha generato sono effettivamente realizzate?
Nel primo capitolo, dopo aver sottolineato l’importanza dell’articolo 21 della Costituzione italiana, mi soffermo sulle dirompenti trasformazioni in atto: le difficoltà che i poteri politico ed economico trovano nell’addomesticarlo, rendono Internet il medium più libero e pluralista che sia mai esistito, dalle enormi potenzialità riguardo alla circolazione delle informazioni.
Ho dedicato poi il secondo capitolo all’impatto effettivo del Web 2.0 sul panorama dell’informazione. I ruoli di produttori e consumatori dell’informazione sfumano, fino a confondersi del tutto e la rete si configura come fucina di alternative all’informazione tradizionale. Mi sono, dunque, concentrata su alcune categorie dell’informazione online per cogliere le opportunità che la rete offre.
Il terzo ed ultimo capitolo tenta di dare una risposta alla seconda domanda da cui è scaturito questo lavoro. Se si prendono in considerazione una serie di elementi, le enormi potenzialità che la rete offre in termini di pluralismo dell’informazione rischiano di essere vere solo in teoria. Metto in luce, dunque, la necessità di rinunciare a parlare della rete ricorrendo a miti e di assumere al contrario un’attitudine più critica. Google, per esempio, si pone come filtro potentissimo tra il web e gli utenti, mostrando loro cosa è interessante e cosa no, seguendo regole perlopiù imperscrutabili e rischiando, in questo modo, di compromettere la biodiversità informativa della rete. Il web, poi, non è invulnerabile a qualsiasi tentativo di controllo, come il caso della Cina ha recentemente dimostrato. Così come va sottolineata l’importanza di evitare, quando si legifera sulla rete, che le ragioni della sicurezza online mettano in qualche modo in discussione la libertà di espressione e di informazione. Il problema del digital divide, infine, nonostante sembri calamitare sempre meno attenzione, riguarda ancora circa metà del nostro Paese. Al digital divide “classico” si aggiungono nuove forme di disuguaglianza, che vanno oltre la forbice tra information have e information have nots e che riguardano piuttosto le differenze tra usi avanzati e usi arretrati delle nuove tecnologie. Proprio dall’importanza che riveste, a mio avviso, la capacità di sfruttare appieno le opportunità che la rete offre e dall’interesse di osservare il ruolo che gli individui attribuiscono al web nel soddisfare l’esigenza di cercare, ricevere e diffondere informazioni, nasce la mia ricerca empirica che verrà esposta nell’ultima parte del capitolo.

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5 INTRODUZIONE Dalla sua nascita a oggi, Internet è entrato a far parte della vita di milioni di persone, diventando un fenomeno sociale, economico e conoscitivo, oltre che tecnico; si può affermare che “Internet, cioè il digitale, non è tecnica, ma una cultura, la cultura del nostro tempo” 1 . Il tifone digitale ha investito praticamente tutti i campi dell’attività umana ed ha senza dubbio rivoluzionato il mondo dell’informazione. Stefano Rodotà sostiene che “si ha vita democratica solo in presenza di un diffuso e permanente pluralismo informativo” 2 . Il World Wide Web è il più grande mezzo che sia mai stato creato per la diffusione e la condivisione delle informazioni. Al conflitto di interessi, alla concentrazione editoriale, ai filtri del mainstream, che caratterizzano l’informazione tradizionale, il web si oppone come medium libero e indipendente. Il suo carattere delocalizzato e tendenzialmente “acefalo”, l’assenza di barriere all’accesso, lo configurano come uno spazio in cui la libertà di informazione, intesa nella sua prospettazione triadica come diritto di informare, diritto ad informarsi e diritto ad essere informati, e il pluralismo informativo, come espressione del maggior numero possibile di opinioni, tendenze politiche, ideologiche e culturali presenti nella società e possibilità concreta di scelta, per tutti i cittadini, tra una 1 Russo M., Zambardino V., Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi, Apogeo, Milano, 2009, p. 46 2 Rodotà S., Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Laterza, 2004, p. XXIII

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Elena Cicardo Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.