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Segi e Gestoras Pro Amnistìa: limiti e prospettive della tutela giurisdizionale nel terzo pilastro

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Carminati
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: scienze giuridiche curriculum francese
  Relatore: Giacomo Di Federico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

Commento di due sentenze, di contenuto simile, della Corte di Giustizia dell'Unione europea sui casi Segi e Gestoras Pro Aministìa.
La soluzione della CGUE al prolema dell'assenza di un rimedio giurisdizionale effettivo per i destinatari di una posizione comune: lo sforzo interpretativo della Corte e le sue lacune.
I rapporti tra la giurisprudenza della Corte di giustizia e quella delle corti nazionali e della Corte europea dei diritti dell'uomo: possibili conflitti.
La prospettiva risolutrice di una riforma dei trattati europei: la fine della struttura a pilastri con il Trattato di Lisbona.

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Introduzione In due sentenze pronunciate il 27 febbraio 2007 nei casi C-354/04 e C-355/04, di redazione sostanzialmente identica, la Corte di Giustizia cerca di conciliare i limiti del sistema di tutela giurisdizionale previsto dal titolo VI TUE (cosiddetto terzo pilastro) con la protezione dei diritti fondamentali dei giustiziabili dell’Unione Europea. Al fine di poterne apprezzare la portata, si rende necessario, da un lato, ripercorrere la vicenda giudiziaria nelle sue fasi principali (A), e dall’altro, illustrare il quadro normativo rilevante (B). A)Il contesto fattuale: Due organizzazioni basche, Segi che sostiene l’identità culturale della gioventù basca e Gestoras pro Amnìstia che difende i diritti umani di prigionieri ed esiliati politici nei paesi baschi, sono all’origine del contenzioso. Nel 2001, a seguito degli attentati terroristici dell’11 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva adottato la risoluzione 1373/2001 allo scopo di far fronte alla minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale che rappresenta a suo avviso il terrorismo: in particolare il paragrafo 2 punto f) della risoluzione vincola gli Stati Membri dell’ONU a prestarsi mutua assistenza nell’ambito di indagini e procedimenti giudiziari nei confronti di persone e organizzazioni coinvolte nel supporto e nel finanziamento di organizzazioni e/o atti terroristici. Al fine di conformarsi alle disposizioni di questa risoluzione il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la posizione comune 2001/931/PESC 1 utilizzando basi legali di due diversi pilastri dell’Unione europea, quello della politica estera e di sicurezza comune (art. 15 TUE) e quello relativo alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (art. 34 TUE), vista la necessità di stabilire una più stretta collaborazione tra sistemi giudiziari degli Stati Membri per combattere il terrorismo. Infatti l’art. 4 della sopracitata posizione comune invita gli Stati Membri a “[prestarsi], nell’ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale prevista dal titolo VI del Trattato, la massima assistenza possibile ai fini della prevenzione e della lotta contro gli atti terroristici …”: questa norma si applica alle persone fisiche e 2 1    Posizione  comune  del  Consiglio  del  27  dicembre  2001  relanullva    all’applicazione  di  misure  specifiche  per  la  lonulla  al  terrorismo,    GU  L   344    del  28/12/2001,  pagg.  93-­‐96.

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Parole chiave

diritto dell'unione europea
terzo pilastro
trattato di lisbona
corte di giustizia dell'unione europea
diritto ad un rimedio giurisdizionale effettivo
protezione dei diritti fondamentali
segi gestoras pro amnistìa
principio di leale collaborazione
senteza bosphorus

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