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Quando il potere si trasferisce con la forza: per un’analisi dei colpi di Stato

I sistemi politici possono essere paragonati a delle grandi navi dirette verso una terra promessa. Il capitano e gli ufficiali sono le élites politiche che reggono il timone. L’equipaggio composto di marinai e passeggeri sono rispettivamente le strutture amministrative e la popolazione dei nostri sistemi politici. Allorquando la nave si trova in alto mare e senza terra visibile in lontananza, se il capitano non riesce a dominare la situazione, a trovare una rapida soluzione, può accadere che l’equipaggio e/o gli ufficiali stessi si ammutinano e depongano l’autorità del capitano.
L’ammutinamento su una nave dei diretti subordinati al potere del capitano, rappresenta la migliore metafora per descrivere il colpo di Stato: il capitano che non ha saputo portare la nave in porto viene deposto in modo illegale dagli altri membri componenti la nave al fine di trovare una rapida soluzione al problema, prima che la nave affondi.
Ciononostante, come vedremo nella nostra analisi, il colpo di Stato può essere mosso per diverse ragioni e per diversi fini, cosicché può anche verificarsi il caso che il capitano fucili gli ufficiali ad esso ostili e decida improvvisamente di cambiare rotta, violando la ragione del suo incarico; oppure può anche succedere che la nave pur viaggiando senza alcun problema di particolare rilievo, cambi improvvisamente timoniere perché il capitano ad esempio non riesce a soddisfare i “vizi” degli ufficiali.
Il colpo di Stato è sostanzialmente una presa violenta del potere che può riguardare tanto chi governa la nave, tanto chi esegue le decisioni del comandante.

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4 PREMESSA «Giustizia e ingiustizia non sono facoltà né del corpo né della mente. Se lo fossero, potrebbero trovarsi in un uomo che fosse solo al mondo, allo stesso modo delle sue sensazioni e delle sue passioni. Sono qualità relative all’uomo che vive in società e non in solitudine. A questa medesima condizione consegue anche che non esiste né proprietà, né dominio, né distinzione tra mio e tuo, ma appartiene ad ogni uomo tutto ciò che riesce a prendersi e per tutto il tempo che riesce a tenerselo.» Thomas Hobbes, Il Leviatano. Questo lavoro tratta del colpo di Stato, delle sue cause e delle sue conseguenze sul sistema politico. Noi cittadini dell’Unione Europea siamo abituati a immaginare, e naturalmente a “toccare con mano”, il ricambio della classe politica avvenire secondo il modello tipico delle elezioni libere, ricorrenti e corrette. Le nostre categorie mentali non sono abituate alle rivoluzioni di palazzo, a soldati che irrompono nella residenza presidenziale e che arrestano o addirittura uccidono il presidente, così come avvenuto per esempio in alcuni paesi dell’America Latina. La violenza politica ha caratterizzato, e caratterizza, le società dell’ Europa occidentale ma non è più intenzionalmente cercata dagli attori governativi. 1 E altresì i militari non intervengono con successo in politica dal 25 Aprile del 1974, quando in Portogallo i pretoriani deposero il dittatore Marcelo Caetano portando, seppur inconsapevolmente, all’instaurazione della democrazia (cosa alquanto rara per un golpe militare). Gli attori politici della nostra e antica Europa sono cresciuti e vissuti in democrazie 1 F. Raniolo, La partecipazione politica, Il Mulino, Bologna, 2002, p. 160, analizzando la violenza politica dal punto di vista del fenomeno partecipativo, afferma: “La violenza è un fenomeno universale delle società umane. La violenza politica, nello specifico, consiste nell’uso deliberato per ragioni politiche della forza fisica contro cose o persone.[…] Ancora, la violenza può essere l’esito casuale o, per contro, il prodotto di una radicalizzazione del conflitto politico, ma non è detto che ciò debba verificarsi sistematicamente.”

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luca Marturano Contatta »

Composta da 296 pagine.

 

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