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Il linguaggio del corpo come chiave di lettura dell'altro. Metodologie comportamentali in un mondo dominato dallo studio della parola.

È impossibile non comunicare.
La comunicazione è parte integrante della vita quotidiana di tutti i giorni e ci permette di relazionarci con gli altri, di esprimere le nostre emozioni e stati d’animo. Come afferma Goffman in "la vita quotidiana come rappresentazione" ogni individuo nel corso della sua vita gioca una lunga recita teatrale nella quale impersonifica uno o più ruoli e li veste a seconda delle situazioni. Il ruolo infatti, come afferma Margaret Archer è qualcosa che scaturisce dalla peculiarità dell’identità personale di ognuno di noi, è il frutto delle esperienze effettuate in relazione al mondo naturale, pratico e sociale. Non possiamo parlare di identità sociale, e quindi di ruolo, se non riferendoci direttamente e dialetticamente all’identità personale poiché quest’ultima non è né originaria né precedente rispetto quella sociale. Viene così richiesta all'individuo una notevole capacità di attenzione ai singoli particolari ed è soprattutto grazie al linguaggio dei segni che possiamo esplicitarla e renderla nota a tutti. Ogni ruolo è caratterizzato da una gamma di segni e simboli che costituiscono la comunicazione non verbale. Grazie a tre scienze, la cinesica, la prossemica e la paralinguistica è possibile codificare i vari segni che costituiscono l’intero mondo della comunicazione non verbale. Nello specifico la cinesica, scienza nata grazie al contributo dell’antropologo Ray L. Birdwhistell, si occupa dello studio dei movimenti corporei; la prossemica, introdotta da Edward T. Hall, studia l’utilizzo dello spazio e le distanze mantenute all’interno di una comunicazione; infine la paralinguistica, frutto dell’operato di G. Trager, studia le particolarità e modulazioni della voce. E' necessario analizzare la componente non verbale del linguaggio per cercare di arrivare a cogliere quanto più in profondità le vere intenzioni, emozioni e pensieri di una persona; ciò che vuole effettivamente comunicarci.

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4 Le parole non bastano È molto facile imbattersi, ogni giorno, in uno sguardo scontroso o in un sorriso, spesso però si passa oltre senza interrogarsi circa il significato di quell‟espressione o gesto. Questo perché la comunicazione non verbale pur rivestendo grande importanza nella sfera del linguaggio umano è tenuta poco in considerazione, spesso sottovalutata. Fino a poco tempo fa non si pensava fosse possibile conoscere i pensieri e l‟anima dell‟altro se non attraverso le parole, in realtà ogni sguardo, ogni movenza, ogni abito scelto con cura parla di noi, anzi urla. È impossibile non comunicare. La comunicazione infatti è parte integrante della vita quotidiana di tutti i giorni. Essa ci permette di vivere in comunione con gli altri, in società, di esprimere le nostre emozioni e stati d‟animo, di relazionarci con gli altri. Nel reciproco scambio comunicativo ogni persona cerca di affinare al meglio le tecniche a sua disposizione per apparire il più positivamente possibile agli occhi dell‟altro. Come afferma Goffman nel suo scritto più celebre la vita quotidiana come rappresentazione ogni individuo nel corso della sua vita gioca una lunga recita teatrale nella quale impersona uno o più ruoli e li veste a seconda delle situazioni. Il ruolo infatti, come afferma Margaret Archer è qualcosa che scaturisce dalla peculiarità dell‟identità personale di ognuno di noi, è il frutto delle esperienze effettuate in relazione al mondo naturale, pratico e sociale. Non possiamo parlare di identità sociale, e quindi di ruolo, se non riferendoci direttamente e dialetticamente all‟identità personale poiché quest‟ultima non è né originaria né precedente rispetto quella sociale. Come affermato, inscenare un ruolo significa “metterci del proprio” e quindi tutto ciò che concerne con la propria personalità. Alcuni ruoli ad esempio nel corso del tempo hanno subito modifiche apportate direttamente da persone particolarmente carismatiche come la figura del critico televisivo mutata da V . Sgarbi, da posizione marginale a posizione centrale della scena. Tutto questo implica una notevole capacità di attenzione ai singoli particolari che caratterizzano quella determinata parte ed è soprattutto grazie al linguaggio dei segni che possiamo esplicitarla e renderla nota a tutti: il camice bianco è il simbolo che denota la scientificità medica (ad esempio: il farmacista, il medico, l‟infermiere); un sorriso appartiene alla sfera dell‟amicizia e dell‟affetto; le mani aperte rivolte verso l‟alto implicano religiosità; una troppa vicinanza spaziale è indice di uno stretto rapporto per lo più di carattere amoroso. E così si potrebbe continuare all‟infinito. Ogni ruolo è caratterizzato da una gamma di segni e simboli che costituiscono la comunicazione non verbale. Grazie a tre scienze, la cinesica, la prossemica e la paralinguistica, è possibile decodificare i vari segni che costituiscono

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Daniela Chiarini Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 15634 click dal 26/01/2012.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.