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Il Federalismo Americano e l’esperienza dell’integrazione Europea. Due esperimenti a confronto

Enormi cambiamenti hanno interessato il nostro continente nel secolo scorso ed è estremamente probabile che altri di eguale portata ne seguano. L’evoluzione investe, per ciò che concerne gli assetti istituzionali e gli ambiti della nostra riflessione, più livelli. Si è giunti a rimettere in discussione gli stessi pilastri concettuali su cui per decenni si è retto l’intero ordine internazionale (il concetto di sovranità, quello di democrazia e quindi di demos il corpo dei diritti, compresi i diritti dell’uomo che tendono ad una rilettura transnazionale). L’intero sistema di decodificazione della scienza politica e delle Relazioni Internazionali del continente europeo e di riflesso quello globale stanno cambiando, perché si modifica l’assunto di base. Lo Stato, su cui si è retto il sistema europeo a partire dalla formazione degli Stati nazionali (all’indomani del tramonto del feudalesimo) e che dal “vecchio continente” si è andato diffondendo in tutto il mondo, sta subendo una trasformazione sostanziale. Gli Stati membri dell’Unione Europea non sono più ipersovrani in un contesto internazionale tendenzialmente anarchico. Essi cedono sovranità verso l’alto e verso il basso, per citare un’affermazione in gran uso.
All’interno di questa complessità e nell’alveo di mutamenti così profondi abbiamo visto emergere passo dopo passo l’Unione Europea che ha impresso una spinta ancora più sostanziale alla “riscrittura” della storia. Le risposte che l’esperimento europeo fornisce ai bisogni basilari per un rilancio dello Stato sono a dir poco innovative. Proprio per le sue peculiarità l’Unione Europea, sebbene qualcuno ancora dissenta, non è classificabile all’interno delle categorie specifiche del secolo scorso. Sotto molteplici aspetti essa non si identifica come un’organizzazione internazionale, ma non mostra neanche le caratteristiche di uno Stato federale.
In questo lavoro non si vuole avere la presunzione di sciogliere una diatriba internazionale oggetto di imponenti riflessioni da parte di autorevoli studiosi. Si muove dal presupposto che in effetti (e se ne tenterà la dimostrazione nel quarto capitolo) l’Unione Europea sia un esperimento originale. Novità, però, non significa rottura netta con il passato, bensì un recupero delle migliori esperienze.
Viene da chiedersi perché mai si debba guardare, in questo processo, solo alla storia del proprio continente. Fintantoché le diversità non siano così grossolane da impedire la comparazione, non ci sarebbe motivo di non osservare anche i nostri vicini per apprendere dalla loro consolidata esperienza. L’Europa ha, come si vedrà, sicuramente appreso alcune fondamentali lezioni dal proprio passato autodistruttivo.
Gli Stati Uniti, negli anni della propria indipendenza, guardarono al vecchio continente per non ripeterne gli errori. L’Europa continua ad evolversi su una strada priva di un traguardo già ben definito. Sta a noi Europei dover precisare, più che l’obiettivo finale, la strada che desideriamo percorrere almeno nel breve termine. Per far ciò conviene mettere a frutto quello che la storia ci ha insegnato. Quando i padri fondatori americani si trovarono a dar vita ad un modello statuale completamente diverso, non dimenticarono il passato, cercarono, invece, di comprendere l’ermeneutica della storia e della filosofia europea per non commetterne gli errori.
Questa trattazione si prefigge l’obiettivo di dimostrare come gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, seppure nella diversità, presentino delle caratteristiche simili.
Il lavoro cercherà di ripercorrere, parallelamente e in modo non esaustivo, alcuni passaggi fondamentali nel cammino dei due modelli istituzionali. Nel primo capitolo si descrivono gli Stati Untiti e l’Unione Europea, cogliendone la loro evoluzione nel tempo, sottolineando come vi siano stati cambiamenti anche sostanziali nell’architettura politica dalla fondazione al momento attuale. Nel secondo capitolo si è poi analizzata la nascita dei due esperimenti, ambedue scaturiti da una riflessione che ha portato ad una rottura con il passato europeo. Nel terzo capitolo abbiamo provato a rintracciare le somiglianze e le differenze nelle espansioni dei due soggetti analizzati. Nel quarto e ultimo capitolo ci siamo sforzati di individuare uno degli aspetti più affascinanti e complessi delle due esperienze: la sovranità. Tutti e due i modelli hanno elaborato una rilettura innovativa di questo concetto assolutamente imprescindibile nel panorama istituzionale.

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  9  CAPITOLO 1 Questo capitolo si pone l’obiettivo di ripercorrere brevemente la storia delle due esperienze. É il percorso storico e l’evoluzione avvenuta negli anni a guidarci sul terreno comparativo. Una volta descritti i due percorsi separatamente, ci si propone di evidenziare quelli che si ritengono i punti di contatto fondamentali tra i due esperimenti e le risposte che si possono trarre da questa assimilazione. 1.1 GLI USA DALLA DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA AD OGGI: UN FEDERALISMO IN EVOLUZIONE 1.1.1 DAGLI ARTICOLI DI CONFEDERAZIONE ALLA COSTITUZIONE Il 4 luglio 1776 Thomas Jefferson e il Congresso che lo appoggiava firmarono la Dichiarazione d’indipendenza americana. Una data storica che, come molti hanno scritto, avrebbe segnato l’inizio di uno stravolgimento nel panorama geopolitico e la modifica, nel lungo periodo, degli assetti di potenza globali. All’epoca, però, l’Europa westfaliana, smembrata dai conflitti tra le nazioni e nella quale si iniziava già a percepire l’anelito rivoluzionario, non si rese conto della trasformazione che stava avvenendo. Nel 1777 il Congresso approvò “the articles of Confederation” soprattutto sotto la pressione generata dalle necessità imposte dalla guerra. Questa prima carta costituzionale istituiva un’unione estremamente blanda tra le tredici colonie. Fondamentalmente tutti i poteri rimanevano in mano ai singoli Stati. Come cita la carta stessa gli Stati si univano “[...]for their common defense, the security of their liberties, and their mutual and general welfare, binding themselves to assist each other, against all force offered to, or attacks made upon them [...]”. Le truppe, però, erano fornite e organizzate dagli Stati. La ragione principale per cui le tredici colonie decidevano di unirsi si può rintracciare nella protezione delle colonie stesse, infatti il potere principale del governo centrale consisteva nella gestione delle relazioni internazionali e solo quest’ultimo aveva il potere di dichiarare guerra. Ciò è spiegabile anche attraverso

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Cristina Pacella Contatta »

Composta da 173 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.