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Il problema della tutela del minore in condizioni di violenza assistita

Nonostante sia molto diffusa l'opinione secondo cui la famiglia è entità del tutto aliena a fenomeni violenti, nella realtà, le cronache giornalistiche, trattano sempre più spesso episodi di brutale violenza tra membri dello stesso nucleo.
Bisogna ricordare che la famiglia, da un lato, può rappresentare la più potente risorsa per la crescita e lo sviluppo dei bambini stessi, dall'altro lato, però, non bisogna trascurare le numerose difficoltà in cui essa si può trovare, con conseguenze negative per i suoi componenti più deboli.
Inoltre, la relazione tra adulti e bambini è caratterizzata dalla asimmetria, ed è proprio la posizione di preminenza del genitori che assicura al bambino la sopravvivenza fisica e psicologica.
Si deve riconoscere, però, che la stessa asimmetria che costituisce per il figlio un vantaggio per la sopravvivenza e lo sviluppo delle potenzialità cognitive, affettive, relazionali e sociali, si configura anche come una situazione di rischio quando, ad esempio, l'adulto – genitore gestisce le proprie potenzialità educative in modo inadeguato.
Infatti, come afferma Bacci (2005), “Le donne e i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero sentirsi più al sicuro: nella loro famiglia”.
La famiglia è, o meglio così dovrebbe essere, il luogo della sicurezza, degli affetti, dei sentimenti, della felicità, della realizzazione personale, dell'aiuto reciproco e del divertimento, tuttavia la realtà è ben diversa.
È proprio partendo da questa constatazione che il presente elaborato vuole sviluppare il tema “tabù” della “violenza domestica”, considerando in modo particolare il maltrattamento intrafamiliare sui minori e focalizzandosi su una duplice ottica: quella del minore vittima “diretta” di maltrattamenti (fisici, psicologici, trascuratezza, abuso sessuale) e quella del minore vittima di “violenza assistita intrafamiliare” (vittima “indiretta” di maltrattamenti), testimone dei maltrattamenti compiuti da parte di un familiare a danno di un altro componente del nucleo.
Nonostante la sensibilità comune e l'attenzione professionale da parte degli operatori al problema dei maltrattamenti e dell'abuso all'infanzia abbiano fatto numerosi progressi nel corso dell'ultimo decennio, è innegabile che la centratura dell'intervento tenda a rimanere sul minore segnalato e diagnosticato come vittima diretta di maltrattamenti o di abusi, piuttosto che assumere come destinatari dell'intervento tutti i famigliari conviventi, in particolare gli altri minori.
Infatti, la violenza assistita si presenta come una forma di maltrattamento la cui rilevazione è un effetto derivato dal preliminare riconoscimento di violenza diretta ai danni di un altro soggetto convivente con il minore e costituente un punto di riferimento affettivo per quest'ultimo; il riconoscimento della violenza assistita come forma specifica di maltrattamento è avvenuto in tempo relativamente recenti.
Con la consapevolezza dei “funesti effetti delle relazioni traumatiche sullo sviluppo della persona” , verranno considerate le principali conseguenze dei maltrattamenti “diretti” e “indiretti”, e le misure di tutela a protezione del minore che vive in un ambiente familiare violento, evidenziando in modo particolare gli aspetti di difficoltà legati alla tutela del minore vittima di violenza assistita, difficoltà che affondano le proprie radici in ragioni di ordine sociale, culturale, istituzionale e giuridico.

Per chiarezza espositiva la trattazione è stata suddivisa in tre capitoli:
nel primo capitolo, dopo aver inquadrato il fenomeno della violenza domestica, si passerà alla considerazione del maltrattamento all'infanzia approfondendo le diverse tipologie di maltrattamento, le principali conseguenze psicologiche e, infine, i fattori prottettivi e di rischio;
nel secondo capitolo verrà preso in considerazione il fenomeno della “violenza assistita intrafamiliare” e il PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), tra le conseguenze principali delle diverse forme, “dirette” e “indirette”, di maltrattamento all'infanzia;
nel terzo capitolo verrà trattata la tutela del minore che vive in un contesto familiare violento, affrontando i principali provvedimenti che il Tribunale può disporre al fine di proteggere il minore vittima e mettendo in evidenza il problema della tutela del minore vittima di violenza assistita, forma nascosta e di difficile rilevazione di violenza all'infanzia.

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Introduzione Introduzione Nonostante sia molto diffusa l'opinione secondo cui la famiglia è entità del tutto aliena a fenomeni violenti, nella realtà, le cronache giornalistiche, trattano sempre più spesso episodi di brutale violenza tra membri dello stesso nucleo. 1 Bisogna ricordare che la famiglia, da un lato, può rappresentare la più potente risorsa per la crescita e lo sviluppo dei bambini stessi, dall'altro lato, però, non bisogna trascurare le numerose difficoltà in cui essa si può trovare, con conseguenze negative per i suoi componenti più deboli. 2 Inoltre, la relazione tra adulti e bambini è caratterizzata dalla asimmetria, ed è proprio la posizione di preminenza del genitori che assicura al bambino la sopravvivenza fisica e psicologica. Si deve riconoscere, però, che la stessa asimmetria che costituisce per il figlio un vantaggio per la sopravvivenza e lo sviluppo delle potenzialità cognitive, affettive, relazionali e sociali, si configura anche come una situazione di rischio quando, ad esempio, l'adulto – genitore gestisce le proprie potenzialità educative in modo inadeguato. 3 Infatti, come afferma Bacci (2005), “Le donne e i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero sentirsi più al sicuro: nella loro famiglia”. 4 La famiglia è, o meglio così dovrebbe essere, il luogo della sicurezza, degli affetti, dei sentimenti, della felicità, della realizzazione personale, dell'aiuto reciproco e del divertimento, tuttavia la realtà è ben diversa. 5 È proprio partendo da questa constatazione che il presente elaborato vuole sviluppare il tema “tabù” della “violenza domestica”, considerando in modo particolare il maltrattamento intrafamiliare sui minori e focalizzandosi su una duplice ottica: quella del minore vittima “diretta” di maltrattamenti (fisici, psicologici, trascuratezza, abuso sessuale) e quella del minore vittima di “violenza assistita intrafamiliare” (vittima “indiretta” di maltrattamenti), testimone dei maltrattamenti compiuti da parte di un 1 G. Gullotta, Famiglia e violenza , Giuffrè, Milano, 1984. 2 R. Luberti – M. T. Pedrocco Biancardi (a cura di), Op. cit., p. 24. 3 M. T. Pedrocco Biancardi, Il rischio dell'amplificazione , in “Famiglia oggi”, n. 1, 2006, pp. 80- 83. 4 R. Luberti – M. T. Pedrocco Biancardi (a cura di), La violenza assistita intrafamigliare. Percorsi di aiuto per bambini che vivono in famiglie violente , FrancoAngeli, Milano, 2005, p. 10. 5 P. Cattorini, La violenza economica in famiglia come forma di maltrattamento del minore: le sue conseguenze e i rimedi giuridici , in “Maltrattamento e abuso all'infanzia”, vol. 7, n. 3, 2005, pp. 104-131. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Laura Panizza Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.