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L’educazione antirazzista in Italia - Norme europee e politiche italiane

L’attenzione alle tematiche dei diritti umani e della discriminazione nasce dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, quando nel Preambolo della Carta di San Francisco viene istituita l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), che da subito inizia a lavorare per la difesa dei diritti dell’uomo, prima di allora non solo ignorati ma soprattutto calpestati. Il percorso è stato lento e graduale per arrivare a definire la discriminazione come offesa all’umanità.
Ma cosa intende la letteratura di settore per discriminazione? O meglio, in base a quali criteri si può essere oggetto di discriminazione?
Sfogliando le varie pubblicazioni sull’argomento, si osserva che ricorre una suddivisione in sei criteri di discriminazione: la razza e l’origine etnica, la religione o le convinzioni sociali, eventuali handicap, l’età, l’orientamento sessuale, il genere.
E’ di conseguenza estremamente riduttivo associare la discriminazione ai soli fenomeni di razzismo, perché il problema è molto più vasto…
«Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole»
(Dal preambolo dello Statuto delle Nazioni Unite)
Il primo fondamentale documento delle Nazioni Unite, approvato e proclamato il 10 dicembre 1948, é la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Dopo questa introduzione, andiamo a vedere che ruolo ha svolto e che continua a svolgere l’Europa in materia di discriminazione.
Nel 1950 nasce il Consiglio d’Europa, che coinvolge 45 Stati membri e focalizza il suo interesse sui diritti umani; è proprio nell’ambito del Consiglio che vengono ampliati gli ambiti di non discriminazione.
Il 7 dicembre 2000 a Nizza il Parlamento Europeo, il Consiglio d’Europa e la Commissione Europea proclamano solennemente la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
Bisogna tenere in considerazione le recenti direttive comunitarie 2000/43/CE e 2000/78/CE, che vietano le discriminazioni sulla razza o sull’origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni personali, sull’ handicap, sull’età e sull’orientamento sessuale; vi troviamo inoltre le definizioni di discriminazione diretta e indiretta e di molestia.
Un ruolo di grande importanza è rivestito dall’ECRI, la Commissione Europea Contro il Razzismo e l’Intolleranza, che nasce nel 1994 su iniziativa del primo vertice dei capi di stato e di governo degli Stati membri del Consiglio d’Europa al fine di combattere i crescenti problemi di razzismo, xenofobia, antisemitismo ed intolleranza che rappresentano una minaccia per i diritti umani ed i valori democratici in Europa. L’ECRI adotta un approccio paese per paese e periodicamente stila dei rapporti sulla situazione in ogni Stato. Disponiamo ad oggi di tre rapporti sul nostro Paese, datati rispettivamente 1998, 2001 e 2005. I rapporti mostrano un quadro completo della situazione, si parla infatti dell’educazione scolastica, dell’accoglienza e della situazione giuridica dei non cittadini, dell’accesso ai servizi pubblici quali l’assistenza sanitaria, l’alloggio e l’accesso all’istruzione, dell’occupazione, del razzismo nel corso di eventi di massa, del comportamento dei media e di alcune istituzioni fondamentali come le forze dell’ordine e di questioni particolarmente preoccupanti come quella dei Rom/Zingari. Si parlerà dei rapporti e si farà un confronto tra questi.
Vediamo ora come l’Italia ha recepito le direttive europee, cosa si è fatto e cosa ancora si deve fare. Nel decreto legislativo n. 215 del 9 luglio 2003 “Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica”, all’articolo 7, si parla della nascita di un ufficio per contrastare la discriminazioni. Il 16 novembre 2004 nasce l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), istituito all’interno del Ministero per le Pari Opportunità. L’UNAR svolge quattro compiti fondamentali: prevenzione, promozione, rimozione e verifica. Fondamentale è il ruolo del Contact Center, che raccoglie denunce, segnalazioni e testimonianze, offre un’assistenza alle vittime di discriminazione sia dal punto di vista psicologico che da quello giuridico, qualora queste decidessero di agire in giudizio.

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5 INTRODUZIONE Tradizionalmente il razzismo viene definito come la dottrina che afferma l’esistenza di una gerarchia tra le razze umane, ma questa definizione non è sufficiente perché la sconfitta del nazismo e della sua dottrina fondata sulla superiorità della razza ariana avrebbero dovuto segnare anche la fine del razzismo. Eppure il razzismo esiste ancora, ma è cambiato in conseguenza dei cambiamenti sociopolitici degli ultimi decenni. E’ un fenomeno in continua metamorfosi, che va ripensato in base alle sue nuove forme nell’epoca postnazista, come la persecuzione delle minoranze, la xenofobia nei confronti degli immigrati o le mobilitazioni etniche violente. Nell’epoca attuale, come fa notare Pierre-André Taguieff, «la parola razzismo viene applicata a un numero indefinito di situazioni, ed assume quindi una funzione vaga, come approssimativo sinonimo di esclusione, di rigetto, di ostilità, di odio, di paura fobica o di disprezzo» 1 , come se il pensiero comune avesse capito che il razzismo può manifestarsi anche in modo non esplicito. Taguieff cerca di inquadrare il fenomeno del razzismo mettendone in dubbio l’unità e distribuendolo in tre diverse dimensioni: le attitudini, i comportamenti e le costruzioni ideologiche. Le attitudini, che l’autore inserisce in una categoria definita razzismo-pregiudizio, comprendono opinioni, credenze, pregiudizi, 1 Taguieff Pierre-André, Il razzismo - Pregiudizi, teorie, comportamenti, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1999 p. 2

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Antonini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Carla Roverselli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

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