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Il Medioevo in Viaggio. Viaggi, filosofia e cultura tra Alto e Basso Medioevo.

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Andrea Golini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Filosofiche
  Relatore: Davide Bigalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 184

L'argomento di questa tesi di laurea non è il viaggio medievale da un punto di vista meramente storico, quanto piuttosto il rapporto tra viaggi, filosofia, cultura e storia.
Nella prima parte dell'elaborato viene dapprima impostato il problema: la suddivisione storiografica recente tra Alto Medioevo e Basso Medioevo rivoluzionario, precursore e causa diretta del Rinascimento è confermata, in un certo senso, dal modificarsi e intensificarsi del viaggio medievale. Anzi il viaggio sembra subito mostrarsi essere una delle cause che hanno portato alla dissoluzione del paradigma medievale. Successivamente si affrontano questioni metodologiche e preparatorie relative alla struttura del viaggio e ai modi di indagarlo nelle sue diverse determinazioni storiche e propriamente attraverso lo studio delle percezioni culturali dello spazio e del tempo.
Nella seconda parte si è cercato di definire quanto chiamato “l'essenza” del paradigma medievale, identificandola con il prodotto culturale dell'Alto Medioevo: il risultato è stato la creazione di un oggetto teoretico che potesse offrirsi come termine di paragone rispetto alle novità bassomedievali, permettendo di identificare le traiettorie originatesi nel tardo medioevo ed “eccentriche” rispetto alla circolarità paradigmatica. Lo studio del variare delle idee di spazio e tempo e delle pratiche di viaggio – ma anche delle idee ad esso relative – ha permesso di provare che il Basso Medioevo segna veramente una rivoluzione radicale rispetto all'essenza del paradigma nella quale è coinvolto, come concausa, effetto e catalizzatore al tempo stesso, il viaggio. La conseguenza è che lo spazio si apre, il viaggio diventa il luogo dell'avventura e della novità, si illumina di senso e valore. L'estensione inizia a venire misurata in termini di tempo speso per attraversarla e d'altronde il tempo si fa denaro e nasce l'esigenza di misurarlo più oggettivamente. Dall'opposizione qualitativa tra un qui e un altrove si passa a quella più quantitativa, tra vicino e lontano. Da una geografia sacra ed emozionale si passa ad una geografia più realistica e della conquista, anche toponimica, dello spazio.
Il viaggio diventa finalmente agito con consapevolezza, più reale e il viaggiatore medievale apre gli occhi, scoprendo il piacere del viaggio.
La rivoluzione avviata nel Basso Medioevo eroderà dall'interno quello stesso paradigma di cui era parte, sfociando nell'inizio dell'epoca moderna, il cui simbolo, non a caso, è la scoperta del Nuovo Mondo, ulteriore colpo all'idea di un altrove meraviglioso e irraggiungibile.
Nella terza parte ci si è soffermati in particolar modo su alcune figure di viaggiatori medievali – i pellegrini, i mercanti, gli intellettuali – approfondendo le loro esperienze di viaggio e la loro interpretazione percettiva e culturale del viaggio stesso. Si è anche cercato di offrirne delle descrizioni, contestualizzate storicamente, di come si svolgevano veramente i loro viaggi tramite l'uso di svariati testi e fonti medievali.
Nella parte conclusiva ci si è interrogati su quale possa essere la sorte di quelle traiettorie bassomedievali e di quale sia lo “spazio del viaggio” oggi, nel paradigma della modernità liquida - per dirla con Baumann.
É emerso che se il Basso Medioevo ha dato vita a quella valutazione dello spazio che ci ha aperto gli occhi, in quanto viaggiatori, ne ha anche paradossalmente iniziato la sottomissione alla tirannia del tempo e la sua tentata soppressione grazie alla velocità.
In un globo ormai noto, chiuso nello spazio di ventiquattro ore, l'altrove, anzi neppure il lontano, esiste più e ci rimane solo il turismo, pallida copia di ciò che è stato il viaggio di scoperta.
In realtà la possibilità di un viaggio vero, oggigiorno non risiede più tanto nello spazio fisico, nel dove; quanto nel come lo si affronta, recuperando i valori nuovamente perduti del transito, della durata, dell'estensione.
La conclusione, o per meglio dire, il suggerimento, è che se oggi pare essersi perduto quel rapporto rispettoso e vitale con il suolo e lo spazio il che ha portato, tra le tante cose, ad un modello ambientale e fors'anche esistenziale, insostenibile, allora guardare indietro al Medioevo inchiave genealogica e non banalmente nostalgica, può aiutare a capire come recuperare quel rapporto.

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«Strada: striscia di terra che si percorre a piedi. Diversa dalla strada è la strada asfaltata, che si distingue non solo perchè la si percorre con la macchina, ma in quanto è una semplice linea che unisce un punto ad un altro. La strada asfaltata non ha senso in se stessa; hanno senso solo i due punti che essa unisce. La strada è una lode allo spazio. Ogni tratto di strada ha senso in se stesso e ci invita alla sosta. La strada asfaltata è una trionfale svalutazione dello spazio, che per suo merito oggi non è che un semplice ostacolo al movimento dell'uomo e una perdita di tempo. Prima ancora di scomparire dal paesaggio, le strade sono scomparse dall'animo umano: l'uomo ha smesso di desiderare di camminare con le proprie gambe e di gioire per questo. Anche la propria vita ormai non la vede più come una strada, bensì come una strada asfaltata: […] il tempo della vita è diventato per lui un semplice ostacolo che è necessario superare a velocità sempre maggiori. La strada e la strada asfaltata sono anche due diversi concetti di bellezza […]. Nel mondo delle strade asfaltate un bel paesaggio significa: un'isola di bellezza unita da una linea ad altre isole di bellezza. Nel mondo delle strade la bellezza è continua e sempre mutevole; ad ogni passo ci dice: “Fermati”». M. Kundera, L'immortalità , pp. 152-153. 4

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