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90 Secondi. L'HIV/AIDS in Africa. I Casi Nigeria e Sudafrica

Ogni giorno, circa 7400 persone al mondo diventano sieropositive e 5500 muoiono per malattie connesse all’AIDS. Le mancanze nell’attuazione degli Obiettivi del Millennio, secondo le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, non dipendono dal fatto che sono irrealizzabili o per la carenza di tempo, ma dagli impegni non attuati, dall’inadeguatezza delle risorse e dalla mancata concentrazione su di essi”.

Questo è il punto di partenza sul quale si sviluppa la tesi di Stefano Todde, ultimo edito dalla casa editrice Athena intitolato AfricAids-Una Cultura Infetta?. Dopo un'introduzione alla nascita del virus dell'HIV, e alla sua diffusione su scala mondiale, Todde analizza i casi di due tra i paesi più colpiti da tale piaga: la Nigeria e il Sudafrica.

All'indagine sociale (le fasce di popolazione colpite, i fattori che permettono l'epidemia) si affianca l'analisi economica (“AIDS e povertà si alimentano a vicenda”), politica (spesso i governi sudafricano e nigeriano hanno avuto la tendenza a negare l'esistenza stessa del virus) e, soprattutto, culturale; quest'ultima, in particolare, cerca di affrontare i problemi sia della prevenzione (“non esistono persone a rischio, esistono comportamenti a rischio”), sia dell'inclusione sociale (i sieropositivi sono spesso emarginati, talvolta persino accusati di stregoneria) sia dell'indifferenza dei paesi occidentali rispetto allaquestione.

Perché quella dell'AIDS non è una tragedia africana, è una tragedia globale; come scrive l'autore, “l'AIDS è ben più di una malattia che colpisce il nostro corpo. Non si risolve nel semplice campo della medicina, ma unisce tutti i livelli della vita dell'essere umano. L'AIDS è in stretta connessione con la sfera politica, economica, sociale e culturale, e agisce tanto nel pubblico quanto nel privato, a livello personale, familiare, per raggiungere la comunità, la nazione, e tutti i continenti.

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11 INTRODUZIONE ―È già abbastanza triste che al mondo le persone muoiano a causa dell‘AIDS, ma nessuno dovrebbe morire a causa dell‘ignoranza‖ Elizabeth Taylor Gli scienziati statunitensi hanno scoperto che il primo caso di AIDS risale non, come si credeva, all‘inizio degli anni Ottanta, ma al 1959. La malattia accompagnerebbe l‘umanità da almeno quarant‘anni e si sarebbe inizialmente sviluppata nell‘ex Congo Belga, dove avrebbe colpito un cittadino bantù di Leopoldville, l‘attuale Kinshasa. La notizia è stata data alla quinta conferenza sui ―Retrovirus‖ a Chicago, e ha destato molta sensazione. Si riteneva infatti che l‘AIDS fosse stata introdotta in America da un assistente di volo canadese nel 1981. Non è escluso, inoltre, che la malattia sia apparsa ancora prima, negli anni Quaranta. Il dottor David Ho della Rockefeller University di New York, ha aggiunto inoltre che il virus dell‘HIV varia da continente a continente. ―Era importante scoprire come il virus si evolvesse‖ ha sottolineato il medico; ―perciò siamo andati il più possibile indietro nel tempo ottenendo questo sorprendente risultato‖. Il virus in Africa dopo il 1959 si propagò attraverso i viaggi della gente e la prostituzione, ma la malattia, tuttavia, fu scoperta solo quando arrivò in Occidente 1 ‖. Al pari della Peste Nera e dell‘Influenza Spagnola, dal 1° dicembre 1981 (data cui si fa risalire ufficialmente il primo caso) ad oggi, una terza epidemia ha colpito il Mondo in maniera inesorabile: l‘AIDS. Argomento del tutto di secondo piano nel mondo Occidentale, oggi più di 33,3 milioni di persone sono sieropositive e dalla sua comparsa questa epidemia ha causato più di 30 milioni di decessi. Nonostante gli incredibili passi in avanti fatti dalla ricerca in campo di farmaci e trattamenti, non esiste ancora una cura o un vaccino, e l‘epidemia è lungi dal fermarsi. Oggi, soltanto i corretti comportamenti di ogni singolo individuo possono salvarlo dal virus dell‘HIV e dall‘AIDS. La prevenzione è quindi l‘unica arma in mano agli uomini per debellare la peste del XXI secolo. Continente di malattie dimenticate dall‘uomo bianco occidentale, come la poliomielite, la tubercolosi, la malaria, l‘Africa Sub Sahariana è la terra più colpita. In questa regione del mondo, l‘AIDS è la prima causa di morte. Precede le morti per malnutrizione, quelle per malaria e quelle per la più temibile tubercolosi. Al Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi del Millennio tenutosi a New York il 20/22 settembre 2010, tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2015 troviamo, al punto 6, la lotta all‘HIV/AIDS. Entro il 2015 l‘obiettivo è quello di invertire il costante aumento delle persone sieropositive e assicurare a tutti i bisognosi l‘accesso alle cure ed ai trattamenti per l‘HIV/AIDS. Ogni giorno, circa 7400 persone al mondo diventano sieropositive e 5500 muoiono per malattie connesse all‘AIDS. Le mancanze nell‘attuazione degli Obiettivi del Millennio, secondo le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, non dipendono dal fatto che questi siano irrealizzabili o per la carenza di tempo, ma dagli 1 Caretto Ennio: ―Il primo caso di AIDS risale al 1959‖ - Corriere della Sera, 4 febbraio 1998

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Stefano Todde Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2625 click dal 18/11/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.